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Scritto Giovedì 05 luglio 2012 alle 23:22

La Provincia rischia di ''sparire'', il parere dei sindaci sul tema. La maggioranza 'rifiuta' Como e nel casatese si pensa a Monza

L'ultima novità rispetto ad uno dei temi più dibattuti degli ultimi giorni, risale a poche ore fa. Le agenzie stampa riferiscono infatti un ''dietro front'' sul tanto atteso taglio delle province italiane nell'ambito dello ''spending review''. Sembra che se ne riparlerà ad agosto, in un approfondito decreto ad hoc sul tema.
Tuttavia non ci stupiremmo se la situazione dovesse per l'ennesima volta mutare e fossimo chiamati, già da domani, a sfogliare l'elenco delle province abolite. Il quadro appare infatti fortemente incerto, tuttavia è ovvio che, quando si parla della nostra regione, a rischio ''tagli'' sembrano essere destinate le piccole province di Lodi e Lecco.
Quest'ultima vanta la presenza di 90 comuni e una superficie di 816 kmq. Troppo limitata rispetto agli standard richiesti che parlavano di un'estensione di almeno 3mila kmq.


Creata nel 1995 non senza fatiche, la Provincia di Lecco rischia dunque di soccombere. Se così dovesse accadere il quadro sul futuro rimane fortemente incerto. Torneremo con Como? Sarà creata una maxi-provincia per l'area brianzola?
Trattandosi di un ente intermedio tra comune e regione, la provincia appare lontana all'occhio del cittadino medio. Sono probabilmente gli amministratori comunali quelli maggiormente abituati ad interagire con le province stesse e a testarne gli attuali benefici.
Proprio per questo motivo abbiamo chiesto un parere sull'eventuale abolizione di quella lecchese ad alcuni sindaci dell'area casatese e oggionese. A sorpresa, non tutti si sono detti dispiaciuti da questa eventualità.


A cominciare dal sindaco di Casatenovo, Antonio Colombo. ''Ho sempre espresso perplessità sull'ente Provincia'' ha affermato. ''Personalmente ritengo che un accordo tra comuni per l'espletamento di alcuni servizi potrebbe supplire tranquillamente ai compiti oggi demandati a questo ente intermedio''. Non è mancata poi una critica nei confronti dell'attuale giunta Nava, secondo il primo cittadino assente nel territorio della Brianza. ''Ad eccezione di qualche intervento dell'assessore Conrater, trovo inesistente il contributo della Provincia al nostro territorio. Personalmente come sindaco di Casatenovo non vedo i benefici di rientrare nella provincia di Lecco, perchè se è vero che una delle maggiori competenze è la viabilità, avendo più di 10mila abitanti il nostro comune deve provvedere da solo alla manutenzione delle arterie provinciali''.
Colombo ha poi sottolineato la diversità di vedute e di contesto del territorio brianzolo rispetto agli altri comuni lecchesi. Elementi che lo pongono maggiormente in sintonia con comuni dell'area monzese. ''Se dovessero abolire la Provincia di Lecco non ne sentirei la mancanza e a mio parere nemmeno i cittadini''.


Favorevole a una riorganizzazione generale delle province, benché contrario a un riaccorpamento con la vicina Como, il primo cittadino di Costa Masnaga Umberto Bonacina.“Tornare insieme a Como significherebbe tornare indietro di 100 anni" ha commentato il sindaco. "Sarebbe un’operazione assurda che ci riporterebbe al passato, con una Provincia tradizionalmente lenta nel muoversi e prendere le decisioni. In linea generale abolire la Provincia non rappresenterebbe un grosso problema. Le sue competenze – fra le più importanti figurano la gestione delle scuole superiori e della rete stradale – potrebbero essere tranquillamente redistribuite ai Comuni e alla Regione. Di fatto l’80% delle entrate provinciali servono per pagare il personale, tagliare su un simile ente potrebbe portare a dei risparmi. Il problema nasce però sul piano del personale: Lecco conta più di 300 dipendenti che non possono essere lasciati a piedi, verrebbero riassorbiti a livello regionale senza comportare immediati risparmi se non quelli legati ai compensi degli amministratori. D’accordo tagliare i rami secchi dell’amministrazione ma in tutta onestà quella di Lecco mi sembra una buona Provincia, funzionante e attiva. Piuttosto di andare con Como è meglio tenerla”.


Sulla stessa linea il sindaco di Viganò, uno dei Comuni più piccoli del circondario casatese tradizionalmente poco legato a Lecco e geograficamente più vicino all’area monzese.“Qualora il territorio lecchese dovesse essere smembrato, come sembra, preferirei che Viganò venisse accorpato con la Provincia di Monza e Brianza piuttosto di ritornare insieme a Como – ci ha spiegato Ghezzi – si tratta di un vecchio sogno per molti paesi di quest’area, tradizionalmente poco considerati da Lecco in quanto brianzoli “del sud”, ai confini del territorio. Non sappiamo ancora quale sarà il futuro delle province, qualcosa sicuramente accadrà e nel caso saremo pronti a chiedere l’accorpamento con i “vicini” monzesi''.


Abolire le Province? Un'ipotesi che vede concorde il primo cittadino di Suello, Carlo Valsecchi: “Vogliono abolire le province? Allora sarà un bene abolirle tutte, tirandosi dietro tutti i funzionari, le comunità montane e tutti quegli enti intermedi fra Comune e Regione. Perché di fatto ogni sindaco e ogni amministrazione comunale si può tranquillamente rapportare con la Regione scavalcando i passaggi intermedi, anche perché di fatto tutti i bandi arrivano dal Pirellone. Ogni Provincia rappresenta quindi un passaggio in più che non è necessario, per il 90% del tempo fanno da portavoce alla Regione. All’atto pratico poi i cittadini si rapportano con il Comune, non vanno certo in Villa Locatelli per le loro esigenze. Il municipio è l’intermediario ideale fra lo Stato e la popolazione. L’altro passaggio intermedio è la Regione. A meno, ovviamente, di non costruire delle province “allargate” come potrebbero esserlo Como e Lecco, allora si potrebbe realizzare un risparmio e una certa utilità”.


Profondamente contrario all'abolizione della Provincia lecchese il sindaco di Barzago, Mario Tentori. ''Sarebbe una grave perdita a mio avviso. Ho fatto il consigliere provinciale per cinque anni e mi sono accorto di quanti aspetti si debba occupare quotidianamente una Provincia, seppur piccola come quella di Lecco. Se si fosse voluto risparmiare si sarebbe potuto operare ad una diminuzione delle indennità della giunta, mentre con il taglio totale si andrebbe a curare una malattia con una medicina sbagliata. Se poi lo Stato pensa di delegare le funzioni delle Province ai comuni, su questo punto non arretrerò di un millimetro: io le rispedirò al mittente. E' ora di finirla''.


Contrario anche Roberto Ferrari di Oggiono. ''La provincia di Lecco ha sicuramente creato dei vantaggi operativi e pratici agli enti locali del nostro territorio, con la possibilità di relazionarsi con un ente più vicino rispetto a Como anche se la mia esperienza politica, dal '95 a oggi, è maturata in anni in cui Lecco già c'era e quindi non ho vissuto in prima persona l'esperienza con Como. Credo tuttavia che sia prioritario definire una volta per tutte cosa si intende fare delle province: se devono restare degli organismi elettivi e rappresentativi oppure degli organismi cosiddetti di secondo livello composti solo da funzionari. In quest'ultimo caso credo infatti che abbia poco senso chiedersi se sia meglio stare sotto Lecco, Como oppure Sondrio. Personalmente sono convinto della bontà delle province come livello intermedio rappresentativo dei cittadini magari con più contenuti come la gestione di parchi o bacini imbriferi montani, senza contare che se vogliamo fare un discorso di risparmio i costi più ingenti riguardano funzionari e dirigenti la cui figura in certi casi arriva fino a 100 mila euro all'anno a differenza del taglio di un consigliere che fa risparmiare un migliaio di euro. Un'ultima considerazione comunque va fatta: se avessimo delle infrastrutture di livello europeo non sarebbe un grosso problema raggiungere Como ma allo stato attuale è davvero poco praticabile per una questione sia di tempo che di costi''.


Sulla stessa linea Elena Zambetti, sindaco di Ello. ''Come sindaci siamo molto vicini alla struttura della Provincia di Lecco, a Villa Locatelli abbiamo assessori e consiglieri con cui possiamo relazionarci senza difficoltà. Dove andremo quando questa istituzione verrà cancellata? In Regione? Sarà molto difficile per noi sindaci rivolgerci agli assessori regionali nei momenti di bisogno. Oggi, in caso di perplessità o delucidazioni su un bando o su una pratica possiamo contattare senza problemi i nostri assessori di Lecco che ormai conosciamo. Togliere la Provincia significa privare gli enti locali di un importante punto di riferimento sul territorio''.


Contrario all’abolizione anche il primo cittadino di Annone Brianza, Carlo Colombo: “di fatto non stiamo abolendo le province ma solo la loro componente elettiva. Resta il problema del personale che dovrà per forza di cose essere redistribuito, man mano andrà in pensione non verrà reintegrato ma allo stato attuale e per altri anni andranno pagati gli stipendi riducendo al minimo il risparmio derivante dalla cancellazione delle province. È il caso della montagna che partorisce il topolino''.


Perplesso Giancarlo Aldeghi, sindaco di Barzanò. ''Non so esprimermi perchè ancora non sappiamo cosa succederebbe se la provincia di Lecco dovesse essere abolita. In linea di massima sono contrario a questi tagli, ma è vero anche che in questo anno non ho avuto particolari rapporti con la provincia. Credo che, a fronte di una loro abolizione, sarà però necessario studiare ulteriori forme aggregative tra comuni''.


Dubbi anche per il sindaco di Sirone, nonchè presidente della conferenza dei sindaci oggionese, Matteo Canali. ''Il primo dato che secondo me andrebbe messo in evidenza è qual è il risparmio effettivo che si ottiene eliminando le province semplicemente come organismo politico dato che l'apparato amministrativo continuerà ad esistere. Mi chiedo se il risparmio sia proporzionale a una perdita di rappresentatività del territorio in quanto le province sono tra gli enti più vicini al cittadino. A mio avviso non lo è. Il ministero della funzione pubblica piuttosto dovrebbe definire una volta per tutte quanto deve costare un apparato burocratico, che è quello che presenta i costi più elevati, sulla base del territorio e del numero di abitanti affinché la situazione sia omogenea in tutta Italia, non ci possono essere enti analoghi che hanno numeri di dipendenti così differenti. Ritengo sia errato prevedere tagli lineari a prescindere dall'efficienza''.
In merito alla possibilità di confluire sotto Como, Canali lancia una provocazione. ''Per l'esperienza avuta posso dire che la provincia di Lecco ha costruito un rapporto diretto con le amministrazioni locali che prima non c'era se non grazie alla presenza di qualche assessore lecchese nella giunta comasca. Perché allora non far confluire Como sotto Lecco, dividendola tra Monza, Varese, Sondrio e Lecco? Oppure non far confluire parte di Monza e Brianza nella città metropolitana di Milano e portare parte del territorio sotto Lecco? Qualcuno potrebbe prenderla come una provocazione ma non ritengo che la scelta di abolire Lecco anziché Como non debba essere così scontata in virtù di un'età anagrafica più recente. Sediamoci a un tavolo e discutiamone facendo un ragionamento serio e valutiamo quale possa essere la soluzione davvero più efficiente''.
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