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Scritto Venerdì 03 agosto 2012 alle 16:32

La scure dei tagli sulla Provincia dovrà tener conto della disomogeneità del territorio lecchese

Ercole Redaelli
Da un cinquantennio si parla di riforma delle Province, con alterne prese di posizione talvolta a favore di un loro potenziamento, tal'altra per un loro ridimensionamento se non addirittura per la loro soppressione.
Evidentemente tutti si rendono conto della necessità di un intervento necessario soprattutto dopo la creazione delle Regioni avvenuta nel lontano 1970 in ossequio ad un preciso dettato contenuto nella nostra Costituzione che è del 1948.
Nel frattempo, approfittando dei momenti di favore per l'Ente intermedio, le Province non solo non sono state riformate, ma si sono moltiplicate.
Oggi, finalmente, il Governo Monti, confermando, anche in questo caso, un modo di procedere che si potrebbe definire brutale, ha avviato, con il Decreto sulla spending review, la procedura che costringerà il Parlamento a decidere riducendo il numero delle Province e ridisegnandone le funzioni.
Anche questa volta siamo di fronte ad un atto che il Governo Monti ha assunto, coerentemente con la missione che gli è stata affidata, rompendo connivenze consolidate, non solo dei partiti, che avevano portato il nostro Stato ad una situazione di stallo e alla impossibilità di decidere su questo come su altri temi anche più importanti: il lavoro, le pensioni, le privatizzazioni, la burocrazia.....
Anche questa volta il Governo Monti sta procedendo a colpi di accetta e con forzature della Carta costituzionale ed anche provocando qualche ingiustizia che toccherà al prossimo Governo politico rimediare secondo i propri indirizzi e la propria visione della società.
Ma l'obiettivo è, oltre che di rimettere in ordine i conti e di riacquistare credibilità internazionale, di superare lo stallo decisionale che impediva al Parlamento di assumere decisioni al di sopra degli interessi particolari e con effetti di sostanziale sperequazione.
Le nuove Province dovranno avere una superficie di almeno 2.500 Kmq e un numero di abitanti superiore a 350.000.
Partendo da questi aridi, ma chiarissimi vincoli, si apre un processo che va ad incidere sulla riforma complessiva della pubblica amministrazione: dal riordino o soppressione degli altri Enti intermedi, all'accorpamento dei Comuni; dalla ridefinizione delle funzioni attribuite ai vari livello di Governo, alla eliminazione di duplicazioni e alla semplificazione; dalla mobilità dei dipendenti pubblici, alla possibilità di ridurne il numero insieme con il ridimensionamento delle rappsesentanze statali e regionali sul territorio; da una più rigorosa disciplina delle Società partecipate, alla soppressione o alienazione di carrozzoni improduttivi.
C'è solo da augurarsi che i futuri Governi conservino questa capacità decisionale e procedano in questa direzione affinando l'azione ed eliminando i difetti di questi primi interventi di rottura.
Il Partito Democratico, anche attraverso la "Carta degli intenti", posta alla base del programma e delle alleanze per il prossimo Governo, è decisamente su questa strada.
Ma torno al discorso sulle nuove Province che, come Lecchesi, ci tocca direttamente. La nostra provincia è stata concepita ed è nata in tempi in cui l'economia tirava e in cui sembrava doveroso, per il bene comune, battersi per avere non solo rappresentatività e visibilità istituzionale, ma anche quote significative di risorse pubbliche sottoforma di uffici e personale.
Lecco, Lodi, Monza, per restare in Lombardia, sono riuscite ad avere questi riconoscimenti, ma poi sarebbe toccato a Crema, Busto Arsizio e a chissà quali altre città.
Il Decreto sulla spending review ha rotto questa logica ed ha posto al centro l'efficienza e il contenimento della spesa, obiettivi, credo, largamente condivisi dalla popolazione, dalle imprese e da tutte le persone di buon senso.
Si tratta, ora, di ridisegnare le Province avendo ben presenti questi obiettivi.
E' evidente che l'efficienza, in un territorio disomogeneo quale potrebbe essere una provincia di Lecco che si estenda da Monza a Sondrio, sarebbe difficile da perseguire, soprattutto con gli strumenti fortemente standardizzati di cui la Pubblica Amministrazione dispone oggi. E' quindi necessario che questi strumenti vengano ripensati verso una maggiore flessibilità e capacità di adattamento alle specifiche situazioni locali.
Gli strumenti attualmente a disposizione sono, invece, più adatti per governare territori omogenei per storia, tessuto sociale e produttivo, morfologia....
Oltre all'obiettivo dell'efficienza, in Lombardia ne abbiamo un altro a cui riservare grande attenzione.
La prevista creazione della Città metropolitana sulla provincia di Milano, rischia di far nascere un super potere in grado di interloquire autorevolmente con la Regione e di condizionarne le scelte a proprio vantaggio e a scapito delle altre Province.
Chi dovrà decidere sulla configurazione delle nuove Province dovrà cercare di limitare la capacità di influenza della Città metropolitana e dovrà fare in modo che le altre province abbiano, nei confronti della Regione, grande credibilità e autorevolezza le quali non potranno derivare loro che da una forte capacità di rappresentanza dei rispettivi territori.
Non sono scelte facili e, soprattutto, non possono essere fatte semplicemente in base alla matematica.
Purtroppo il tempo a disposizione è molto stretto, ma è necessario che queste scelte maturino attraverso il consenso dei territori e di coloro che ne rappresentano le istanze.
Ercole Redaelli - Segretario provinciale Partito Democratico - Lecco
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