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Scritto Venerdì 10 agosto 2012 alle 15:29

La difesa della lingua locale è un dovere di tutti

Ho seguito con vivo interesse i vari interventi di questi giorni in merito alla difesa dei cartelli in lingua locale e come
Paolo Zardoni
rappresentante della Lega Nord, ma anche come semplice cittadino lombardo, volevo esprimere il mio parere per cercare di dare, è questo il mio intento, un contributo positivo alla discussione.
Non posso che essere contrario e deluso dalla decisione di amministratori, siano sindaci o assessori, di togliere o voler togliere i cartelli in lingua locale dalla toponomastica dei loro paesi.
Ritengo che le giustificazioni che vengono poste a tali decisioni non siamo né credibili né accettabili; i cartelli in "dialetto" non distraggono o confondono di certo gli automobilisti e non devono nemmeno essere classificati come una "marcatura" leghista del territorio.
E' sicuramente vero che, spesso, sono i sindaci della Lega a mettere i cartelli con la scritta in lingua locale ma basta fare qualche chilometro oltre la nostra provincia e si potrà notare come, anche in provincia di Bergamo o di Brescia, spesso ci imbattiamo in cartelli con la doppia scritta italiano-dialetto all'inizio del Comune e, credetemi, non sono tutti amministrati dalla Lega! (purtroppo, dico da leghista).
La difesa della lingua dei nostri padri e dei nostri nonni deve essere un dovere di tutti: leghisti, sinistra e destra, cattolici e atei, ricchi e poveri; l'unico minimo comune denominatore che ci deve unire è che siamo tutti lombardi e orgogliosi di vivere e lavorare nel nostro paese, nella nostra terra.
Penso che la stessa cosa possa essere condivisa dalle persone meridionali che vivono qui da decine d'anni e sono diventate parte integrante del nostro territorio; nei loro paesi di origine, il dialetto è diffuso quanto e più che da noi.
La Lega sicuramente negli ultimi decenni ha cercato, a volte riuscendoci e a volte no, di alimentare il motore dell'orgoglio lombardo anche con la difesa della lingua locale, i cartelli ne sono solo un esempio. E' chiaro che non può bastare; un sindaco non difende la propria identità mettendo solamente il cartello con la scritta in dialetto e finita lì; anche amministratori leghisti hanno fatto questo errore come se la cosa bastasse a lavarsi la coscienza per far buon viso, in passato, davanti a Umberto Bossi.
Quantomeno, però, la Lega ha posto ben più di un mattone a costruzione di quella casa che dovrebbe essere l'identità lombarda e la sinistra compie un errore madornale se pensa di colpire il nostro Movimento togliendo i cartelli posti dai nostri amministratori; fa solo un torto alla nostra gente!!
La difesa della nostra identità attraverso i cartelli bilingue, le vie intestate a personaggi del territorio, la canzone lombarda, le rassegne teatrali dialettali, la promozione delle nostre specialità enogastronomiche, deve essere un patrimonio per tutti i cittadini, per tutti i sindaci ed amministratori del nostro territorio, di qualunque ceto sociale o credo religioso e politico essi siano.
L'appello che faccio ai sindaci ed agli assessori di sinistra e di destra è di mettere i cartelli in dialetto invece di toglierli dove ci sono e, magari, implementarli con le targhe in lingua lombarda che identificano le corti, le frazioni e le vie dei loro paesi, intestate anche a lombardi illustri piuttosto che a papi o personaggi nazional-popolari di turno.
Questo sarebbe apprezzato da tutti i cittadini che amano la nostra terra e le nostre tradizioni, perché significherebbe che siamo orgogliosi delle nostre origini lombarde, della nostra lingua e che intendiamo preservarla e non dimenticarla; il futuro è rappresentato dai popoli e non dagli stati-nazione.
Non è sufficiente mettere un cartello per difendere la nostra identità...così come, a chi la vuole cancellare, non basterà rimuoverlo.

Saluti lombardi

Paolo Zardoni, commissario Lega Nord di Merate
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