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Scritto Venerdì 10 agosto 2012 alle 16:22

Parco Lambro: fra scarichi fognari, industriali e agricoli i fiumi oggionesi risultano sempre più contaminati e compromessi

“Chiare, fresche e dolci acque” scriveva il Petrarca a metà del 1300, ispirato dalla limpidezza cristallina di un fiume provenzale non molto dissimile - sulla carta - da quelli che ancora oggi scorrono dalle pendici del Monte di Brianza.
Fortuna vuole che il poeta non abbia mai avuto a che fare con i torrenti oggionesi, almeno non nelle attuali condizioni, altrimenti intere generazioni di studenti e di sognatori sarebbero state private di questi versi consegnati alla storia della letteratura italiana.



Un'immagine scattata lungo la Bevera di Molteno nel suo tratto terminale, nei pressi di Costa Masnaga

Perché di chiaro, di fresco e di dolce nei corsi d’acqua che dalle montagne scendono ripidi verso le colline e la pianura, sino a gettarsi nel Lambro, non sembra esserci rimasto più nulla, almeno a giudicare dall’allarmante relazione redatta lo scorso mese dal Dipartimento di Riqualificazione Fluviale del Parco Valle Lambro.
Soltanto alcune settimane fa avevamo preso in esame la scarsa qualità delle rogge casatesi, affluenti del grande fiume che attraversando la Brianza e il milanese si getta nel Po, evidenziando numerose criticità legate soprattutto all’artificializzazione degli alvei e alla presenza di numerosi scarichi non sempre esattamente funzionanti.



Un tratto moltenese della Bevera

Spostandosi a nord lungo l’asta principale del Lambro la panoramica degli affluenti non cambia, tendendo anzi a un leggero peggioramento in termini di qualità delle acque e dell’habitat circostante.
I primi problemi si registrano già a partire dai piccoli affluenti del torrente Lambro, il piccolo corso d’acqua che dai monti del Triangolo Lariano confluisce nel lago di Alserio per poi correre veloce, con il “titolo” di fiume, verso Monza.



Roggia Comarcia. Evidenziati in rosso e arancio i tratti maggiormente critici per habitat e qualità delle acque
Foto e dati tratti dal sito http://www.progettolambro.it

A Cesana Brianza la piccola Roggia Comarcia, un ruscello di 1800 metri, contribuisce stagionalmente ad alterare le acque trasportando a valle i detriti calcarei della Cava dell’Alpetto (dove la Roggia nasce) e i liquidi provenienti da alcuni scarichi, che concorrono a uno scadimento diffuso della composizione idrica.


Il corso d’acqua risulta inoltre caratterizzato da una massiccia urbanizzazione che, negli anni, ne ha determinato l’artificializzazione e l’incanalamento all’interno di condotte e muri di cemento, togliendo qualsiasi parvenza di naturalità al suo ecosistema originale.



Elementi che, in aggiunta ai 7 scarichi individuati lungo l’alveo (urbani e industriali), determinano un abbassamento generale nella qualità dell’acqua in corrispondenza della foce localizzata lungo la sponda nord del lago di Pusiano.



Qualità ulteriormente minacciata dal regime torrentizio della Roggia, capace di alternare periodi di secca completa a portate consistenti a seguito di piogge o temporali.



Il Gandaloglio nel suo tratto dolzaghese (sopra) e in quello moltenese (sotto)


A Molteno, Dolzago, Ello e Oggiono il Gandaloglio e tutti i suoi affluenti determinano la presenza di un’estesa rete idrica di 8,5 km di lunghezza, che dalle montagne attraversa il territorio gettandosi nella Bevera di Molteno.
Come ci si potrebbe aspettare da un torrente montano, nei primi tratti che interessano i territori di Ello e Galbiate non si registrano particolari criticità per l’ambiente e il corso d’acqua, che presenta ottime caratteristiche di naturalità.


Entrando nel comune di Dolzago, già all’altezza di Cogoredo, cominciano a presentarsi alcune criticità relative all’habitat quali sponde artificiali e mura di contenimento in calcestruzzo, oltre alla presenza di numerosi scarichi di acque bianche. Dal centro del paese la qualità generale subisce un netto peggioramento con l’immissione di alcuni scarichi di dubbia origine e una massiccia presenza di artificializzazioni lungo il letto del torrente.



Fino al confine di Sirone il Gandaloglio alterna tratti artificiali ad altri naturali, presenti soprattutto lontano dalle aree abitate e in ingresso nella Piana di Oggiono, mantenendo tuttavia una scarsa qualità delle acque dovuta alla presenza di oltre 20 scarichi (alcuni dei quali mal funzionanti o portatori di acque luride di ignota composizione). Ridotta la capacità autodepurativa dell’acqua, praticamente nulla in corrispondenza dei tratti artificiali.



Criticità che si ripetono lungo il tratto moltenese del torrente, soprattutto in corrispondenza con il tratto interrato di confluenza con la Bevera.



Da segnalare, infine, l’importante componente di rischio idrogeologico legata alle sponde e alla portata torrentizia del Ganadaloglio, teatro negli ultimi anni di diverse esondazioni  nei centri urbani di Dolzago, Sirone e Molteno.



La Bevera nel suo tratto più critico, in corrispondenza del centro del paese

Le maggiori problematicità sono state registrate dai tecnici lungo la Bevera di Molteno e i suoi numerosi affluenti, capaci di convogliare nel corso principale le acque di un territorio molto esteso (un grande “catino” compreso fra Galbiate, Ello, Oggiono, Colle Brianza, Castello Brianza, Sirone, Molteno e Costa Masnaga).
Lungo uno sviluppo complessivo di oltre 20 km la Bevera riceve l’apporto di numerosi scarichi civili e industriali, capaci di compromettere notevolmente la qualità complessiva dell’ambiente.


I primi problemi si registrano già a breve distanza dalle sorgenti del Monte di Brianza, con la presenza nei pressi ci Colle di alcuni scarichi con collettati ed altri di incerta origine capaci di scaricare sostanze estranee nel corso d’acqua.
Scendendo verso Castello Brianza la qualità degli affluenti rimane scadente, con la presenza di ulteriori scarichi e di accumuli di rifiuti solidi direttamente all’interno dell’alveo.



Condotte artificiali e muraglioni contribuiscono allo scadimento generale dell’habitat, soprattutto in corrispondenza dei centri abitati.
Lungo il tratto barzaghese un ulteriore elemento di deperimento è stato identificato dall’impiego dei concimi per la fertilizzazione dei campi circostanti, capace di apportare significative concentrazioni di composti azotati nel corso d’acqua.
Lampante in corrispondenza dell’abitato di Molteno l’artificializzazione totale dell’ambiente, con il corso d’acqua principale convogliato in un letto di cemento dove risultano completamente assenti elementi di naturalità.



In un contesto desolante, caratterizzato da ulteriori apporti inquinanti degli affluenti, la Bevera di Molteno scorre quindi verso Costa Masnaga, in un tratto costellato di rifiuti abbandonati e scarichi di ignota provenienza, sino alla confluenza con il fiume Lambro.
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Roberto Bonfatti
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