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Scritto Venerdì 10 agosto 2012 alle 17:22

La 'fotografia' del sistema neonatale italiano

E’ stato pubblicata , nei giorni scorsi, la più recente elaborazione, il più aggiornato commento alle statistiche relative al sistema neonatale italiano. Il rapporto , nato dalla collaborazione tra Istituto Superiore della Sanità, Network Neonatale Italiano e Società Italiana di Neonatologia, è intitolato “Esiti dei neonati  di basso peso nelle Terapie Intensive Neonatali”.

Il documento è firmato, fra gli altri, da Rinaldo Zanini , Direttore del Dipartimento Materno Infantile  dell’Azienda Ospedaliera, e da Roberto Bellù, responsabile della Terapia Intensiva Neonatale del Manzoni. L’Ospedale di Lecco, in sostanza, ha svolto nello svolgimento del rapporto un ruolo decisivo.

Intanto vale la pena ricordare che il Network Neonatale Italiano (raggruppa oltre 90 centri italiani di Terapia Intensiva Neonatale, quindi la maggior parte delle strutture di questo genere attive nel nostro Paese) ha sede operativa al Manzoni e ha l’obbiettivo o la mission , come spiega Bellù , di “migliorare la qualità della sicurezza delle cure destinate ai neonati e alle loro famiglie attraverso programmi coordinati di ricerca, formazione e progetti innovativi”.

Uno dei dati emersi dal Rapporto è che sul totale dei nati prima della 32/a settimana di gestazione o sotto i 1500 grammi di peso e ricoverati in un centro di Terapia intensiva neonatale (TIN) , il 91% di loro è venuto al mondo nella stessa struttura, mentre il 9% vi è stato trasferito.

''Un dato questo del 9% - spiega Rinaldo Zanini, che è anche Vice Presidente della Società Italiana di Neonatologia - che è buono se paragonato agli Usa, dove è del 15%, ma che può porre comunque qualche  problema organizzativo, perché spesso quando si ha una gravidanza a rischio, la struttura o il medico che segue la madre non la indirizza da subito per la nascita a un centro di TIN''.
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