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Scritto Mercoledì 17 ottobre 2012 alle 08:40

Sulla politica di oggi e sulle primarie del PD

Egregio Direttore,
in questi giorni, leggendo i giornali, mi sono tornati alla memoria gli anni di tangentopoli che ho vissuto allora in prima persona
Giliola Sironi
perché consigliere regionale: ricordo lo scatenarsi dell'informazione sugli scandali delle somme elargite dagli imprenditori ad alcuni politici per accaparrarsi appalti, gli arresti con le manette esibite davanti alle telecamere, la Lega che le sventolava con Speroni dai banchi del Consiglio. E poi il silenzio degli organi di stampa quando chi veniva arrestato era prosciolto da ogni ipotesi di reato perché - come ebbe a dirmi cinicamente un giornalista - la "notizia" non era più utile né alle vendite dei quotidiani, né all'aumento degli ascolti in televisione. Ebbene, oggi come allora, tutti coloro che rivestono un incarico pubblico vengono additati come responsabili sia delle ruberie sia del tracollo dell'Italia senza alcuna distinzione. Oggi - come allora - a fronte di "ladri" o comunque di eletti che si sono "appropriati" dei soldi pubblici vi sono migliaia di pubblici amministratori e di parlamentari che svolgono con onestà e con fatica il proprio lavoro. Ecco, quello che non vorrei è che, come allora, noi italiani pensassimo di affidare ad un "uomo della provvidenza" il compito di fare piazza pulita, di riportare il Paese ad essere "normale", quasi che a ciascuno di noi non toccasse fare il proprio dovere. Dovere che dovrebbe pretendere la denuncia delle irregolarità, la responsabilità nel non partecipare alla elusione fiscale, l'impegno a non approfittare di diritti se non se ne ha titolo. Credo che ogni italiano debba scegliere non chi gli promette tutto subito, ma chi gli dice con chiarezza quali sono le difficoltà e come le vuole risolvere, non chi chiede un ricambio generalizzato a prescindere dalla storia personale di chi sta nelle istituzioni ma giudicando gli eletti per quanto hanno saputo fare per il Paese e per l'interesse generale. Rosy Bindi ha sbagliato a fare una riforma sanitaria che voleva livelli essenziali di assistenza uguali per tutti i cittadini a prescindere dalla Regione in cui abitano, che i medici facessero visite solo in ospedale in modo che vi fosse la loro presenza sempre e che venissero così rilasciate regolare ricevute? Ebbene allora non ricandidiamola. Prodi e Amato non hanno saputo portare il Paese in Europa, non hanno saputo ridurre il debito pubblico abbassando il costo del denaro? Ebbene rinunciamo anche alle loro capacità come abbiamo fatto facendo loro mancare la maggioranza in Parlamento. Berlusconi e Formigoni non hanno mantenuto le loro promesse, allora lasciamoli a casa e facciamoli tornare alle loro professioni.
Nel 1995 avevo comunicato al mio partito di non volermi ricandidare perché ritenevo che, pur non avendo io responsabilità alcuna per comportamenti o atti illegali, ci volesse una cesura rispetto a quanto emergeva e per dimostrare che l'impegno nelle istituzioni non era a vita e che si poteva rinunciare al vitalizio dei consiglieri regionali, come poi ho fatto. In seguito, su richiesta di Mazzuconi, Mattarella e Martinazzoli accettai di restare nel listino perché "non si lascia la barca quando affonda" e perché la mia rinuncia avrebbe danneggiato un altro candidato per quella norma che prevedeva almeno un terzo di presenze femminili. A fronte dei finanziamenti illeciti elargiti a quei tempi ai partiti (certamente da condannare) ci ritroviamo oggi politici che si sono appropriati dei soldi pubblici per fini personali e questo è tanto più grave nel momento in cui ai cittadini si chiedono sacrifici importanti ed il paese sta attraversando una crisi devastante. Anche il mito di chi vorrebbe la politica finanziata dai privati non è altro che il modo di renderla meno accessibile. Anzi: accessibile solo a chi è ricco di proprio o accessibile a chi vuole continuare ad avvalersi dei soldi delle aziende (cui dovrà poi "rendere" il favore) senza incappare nelle maglie della magistratura. Eppure basterebbe così poco per garantire sia i costi della democrazia sia l'uso corretto dei denari pubblici: finanziamenti ai partiti erogati solo a fronte di fatture e di assunzioni regolari con un tetto massimo parametrato al numero di abitanti ed a costi standard, spazi gratuiti sui mezzi di comunicazione e verifica da parte della Corte dei Conti dei bilanci, statuti esattamente uguali a quelli delle associazioni di volontariato. Per tutto questo non posso stare con Renzi al quale pur riconoscendo il coraggio di essersi esposto in prima persona, non riesco a perdonare alcune proposte di solo impatto mediatico. Ma soprattutto perché alla fine sfugge il giudizio degli elettori non sottoponendo la sua candidatura alla verifica del secondo mandato: la volta scorsa da Presidente della Provincia e questa volta, mi pare vi si stia avviando, da Sindaco della sua città.
Giliola Sironi
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