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Scritto Giovedì 25 ottobre 2012 alle 16:35

Aritmie cardiache nei bambini: trattati i primi casi al Manzoni

Francesco Cantù, primario della Cardiologia del Manzoni , ha operato 2 ragazzi , di 10 e 11 anni, entrambi lecchesi e affetti da aritmie cardiache, restituendoli ad una vita normale. La tecnica operatoria adottata è l’ablazione transcatetere che consente di eliminare le cellule da cui originano i battiti anomali ovvero le aritmie. I due piccoli pazienti stanno bene e rappresentano i primi casi di ablazione in età pediatrica eseguiti all’Ospedale Manzoni.

“L’ablazione – spiega Cantù - è una procedura mininvasiva che prevede l’uso di piccoli cateteri che vengono avanzati fino al cuore lungo il sistema venoso. Da diversi anni questa tipologia di intervento è impiegata largamente per il trattamento delle aritmie nell’adulto, mentre solo pochi cardiologi  sono specializzati nel trattamento dei pazienti pediatrici”. Fra essi, il primario del Manzoni, esperto di aritmologia , che era già intervenuto , con successo,  nella cura delle aritmie nei bambini (giudicati inoperabili in altri centri ospedalieri), durante la sua esperienza agli Ospedali Riuniti di Bergamo, nosocomio in cui ha operato prima di arrivare a Lecco, nell’aprile scorso. Non a caso Cantù è il coordinatore scientifico internazionale del Registro Pediatrico Europeo dell’Ablazione, da lui lanciato nel 2010, che coinvolge i maggiori centri ospedalieri europei e raccoglie dati sugli esiti positivi di questa tecnica

Con l’avvio della attività che interessa anche pazienti pediatrici, la Cardiologia del Manzoni mira a diventare un centro di eccellenza nazionale per la cura delle aritmie a qualsiasi età della vita, dal neonato ai pazienti anziani. Vale la pena ricordare che con Cantù , opera su questo fronte una équipe di 4 aritmologi guidati da Franco Ruffa , con una coordinatrice della attività in ambito pediatrico, Antonia Selva.

“Le aritmie cardiache
– afferma il primario del Manzoni - sono rare nei bambini , ma quando si presentano, li espongono  a rischi gravi come lo svenimento o, in casi estremi, la morte per arresto cardiaco. L’ablazione transcatetere – continua Cantù - è in grado, in alcuni casi, di guarire il bambino e restituirlo ad una vita normale. Quando l’ablazione non è possibile, perché la patologia colpisce tutto il cuore (è il caso, ad esempio, delle cardiopatie congenite aritmogene), la soluzione è invece il defibrillatore impiantabile. Anche in questo caso il team del Manzoni ha messo a punto soluzioni innovative”. 
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