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Scritto Martedì 30 ottobre 2012 alle 09:37

Avanti con la festa cassaghese

Si può dire che la Festa delle Località, tenuta a Cassago a metà settembre, si sia conclusa "ufficialmente" solo venerdì 26 ottobre. In quella sera, infatti, si è tenuta la cena di ringraziamento per tutti i (tantissimi) volontari che si sono impegnati per offrire alla cittadinanza un momento di festa e di memoria molto apprezzato dai cassaghesi.
In effetti la Festa delle Località ha saputo costruire qualcosa di nobile, modellata com'era sull'85mo anniversario dell'unione dei due Comuni di Cassago e Oriano Brianza, e proprio sul valore della memoria si è puntato per legare alla quotidianità di ciascuno il ricordo di un tempo passato eppure ancora vivo. Basti pensare al fine settimana del 15 e 16 settembre, quando dalle mostre allestite nell'antico municipio orianese e nelle diverse località si è passati alla cena - frugale quanto piacevole - a base di prodotti tradizionali quali la polenta, il pane giallo e il pezzettino di "lüganeghin", alle interviste realizzate (con l'aiuto della Cooperativa Brig) a molti dei nostri anziani e poi ai balli popolari in piazza, con i sempre bravissimi Spakkabrianza, per culminare l'indomani nella S. Messa, nella sfilata per le vie del paese e nei giochi al Parco Rus Cassiciacum.

È stata una forma di celebrazione: ancorata alla memoria del passato ma anche al vivere di questi giorni, siano essi gioiosi o noiosi, sereni o accompagnati da qualche preoccupazione. Del resto la vita è a volte un crescere come "pioppi senz'ombra" un po' come insegna il proverbio quando dice, in sostanza, che occorre imparare dal passato e credere nel futuro per poter vivere bene il presente.
Giusto, quindi, ritrovarsi poco più di un mese più tardi per dirsi "grazie" a vicenda, e meglio ancora poterlo fare in una bella e gustosa serata conviviale, di quelle capaci di creare il clima allegro in cui è più facile vivere nel concreto l'esperienza di unione fra la "nobiltà " di Cassago alta, la "leggiadria" del borgo di Oriano, la "maestosità d'arte" di Tremoncino e la "santità" guanelliana dei Campiasciutti. Perché la parola chiave è proprio "unione", non solo nel ricordo di quanto fu fatto ottantacinque anni fa ma anche nella necessità - che è anche di oggi - di trovare un collante proprio nella fusione di ricordi e tradizioni, di vissuti e testimonianze prima che il tempo sgretoli questo patrimonio piccolo se vogliamo, di paese, eppure straordinariamente ricco, importante e necessario.

Incidere tutto questo nella memoria, scovare i ricordi per rivivere laboriosità e sacrifici dei nostri "vecchi", vincere l'antica e quotidiana lotta contro la precarietà (parola tornata di moda, purtroppo) ha un significato profondo, utile anche per ricavarne indicazioni sull'oggi. In quel tempo lontano erano forse pochi, da noi, quelli che assaggiavano la vera e propria miseria, ma la povertà c'era ed era anche occasione per stimolare la voglia di mettere passione e inventiva nel lavoro, senza amarezza ma con impegno ottimista, fiducia nel futuro (e anche in Dio, va detto) senza ambizioni fatue e sempre con la necessaria solidarietà verso i propri familiari e vicini pur di muoversi lungo i percorsi della vita, anche quelli così aspri da ostacolare - ma non impedire - la dignità del passaggio.
Anche questo abbiamo celebrato a settembre, ed è questo che abbiamo festeggiato in una serata di fine ottobre in cui il primo freddo è calato sulla Brianza. Sana e conviviale allegria in cui sentire e risentire racconti e testimonianze, voci pacate, parole leggere magari un po' screpolate dal tempo ma il cui suono è gradito come le note dell'arpa. E poi aneddoti esilaranti, "peccati" di gioventù raccontati con pudore e condivisi per il gusto di rivivere e testimoniare il ricordo. Piccoli fiori di realtà, insomma, sbocciati soprattutto nell'incoscienza avventurosa della giovinezza e che a distanza non possono più offendere né far male, ma al contrario mostrano l'armonia dell'esistere e dell'attraversare l'atto unico della vita con una spruzzata di briosa, spensierata, sana allegria.
È così che si sono creati i presupposti per alzare il sipario sulla seconda edizione della festa, l'anno prossimo, in cui nuove proposte consolideranno altre testimonianze e coinvolgeranno nuove persone nel difficile ma appassionante lavoro di ricerca e scoperta fatto per creare un legame - in costruttiva sintonia - anche con i cassaghesi di oggi, giovani e magari provenienti da molto lontano.
Il tutto per andar oltre, per fare aggregazione feconda e stimolare le volontà pur di riscoprire le proprie radici e la bellezza comune dei fili che ci legano e insieme ci distinguono facendo della nostra comunità qualcosa di unico e irripetibile. Perché una festa è bella quando crea affinità e appartenenza alla terra e al paese che amiamo. Allora sì che l'orma del ricordo è ricca, cara e dolce, allora sì che può invadere di gioia il cuore e fissare nel presente, come su quelle lastre fotografiche di una volta, il segno del nostro mutevole - ma fecondo e necessario - passaggio.

Benvenuto Perego
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