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Scritto Martedì 06 novembre 2012 alle 21:28

Sull'affidamento in house i giuristi...si dividono

Legge che fai interpretazione che trovi sembrerebbe il caso di dire. E quando il quadro normativo è un susseguirsi di decreti legge magari bocciati da sentenze della Corte Costituzionale o con ricorsi pendenti la situazione diventa ancora più complicata. E in tema di servizio idrico il quadro normativo sembrerebbe avere le sembianze di una vera e propria giungla.
Se infatti l'art. 23 bis del DL 112/2008 e l'art. 4 del DL n.138/2011 che prevedevano un sostanziale obbligo per gli enti a mettere sul mercato "i servizi pubblici di rilevanza economica" sono stati abrogati rispettivamente dal referendum del 12 giugno 2011 e dalla sentenza n.199/2012 della Corte Costituzionale, allo stato attuale gli unici principi che sembrerebbero regolare il settore sono quelli previsti dalla normativa comunitaria che non disciplinano però esplicitamente il servizio idrico integrato.
E in tema di affidamento in house i giuristi a quanto pare si dividono. E' quanto è emerso nel corso dell'ultima conferenza dei sindaci dell'Ato. Secondo il consulente dell'Anea, l'avvocato Riccardo Farnetani, la formula dell'Azienda Speciale (modello specifico di gestione in house proposta tra gli altri dal Comitato Acqua Pubblica) sarebbe stata soppressa 11 anni fa, nel 2001 per la precisione. Pertanto non soltanto vi sarebbero dubbi sull'applicazione di questo tipo di soluzione da un punto di vista giuridico in quanto "una legge tuttora in vigore prevederebbe l'obbligo della trasformazione delle aziende speciali in società per azioni" ma addirittura l'azienda speciale, esattamente come la società in house sarebbero soggette ai vincoli del patto di stabilità.
Una conclusione quest'ultima che ha visto le critiche del Comitato Acqua Pubblica nonché del vicesindaco di Cernusco Salvatore Krassowski: "Un gruppo di giuristi di rilevanza nazionale tra cui Rodotà e Lucarelli sono arrivati a conclusioni diametralmente opposte in merito all'applicazione del patto di stabilità alle aziende speciali, la mia proposta è di chiedere un parere specifico di approfondimento sull'assoggettabilità o meno. Ritengo che se la volontà dell'Ato è quella di mantenere pubblica la gestione dell'acqua uno sforzo in più va fatto per passare da una gestione privatistica in direzione di questo istituto, l'azienda speciale, per nulla peregrino e previsto dalla nostra Costituzione".
Critico anche Germano Bosisio del Comitato Acqua Pubblica che non ha mancato di sottolineare un paradosso: "Mi si dice che le aziende speciali non esistono più proprio mentre vedo al tavolo i membri dell'Azienda Speciale Ufficio d'Ambito. Non esiste e viene applicata a Lecco? Delle due l'una". Bosisio ha quindi annunciato un'imminente assemblea pubblica sul tema: "In merito all'azienda speciale, soluzione già applicata a Napoli, vi sono illustri pareri che vanno in direzione opposta. E' pertanto nostra intenzione organizzare una serata pubblica per dibattere e approfondire questo tipo di soluzione di fatto sempre marginalizzata. Ciò che deve essere ineludibile è il parere di milioni di italiani, questo è il primo pronunciamento normativo da rispettare".
M.M.
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