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Scritto Lunedì 19 novembre 2012 alle 23:32

Dal 1992 più di 200 gli utenti ospitati, il 76,6% uomini e di nazionalità italiana

Uno spazio famigliare simbolico all'interno del quale ogni ospite può sentirsi a casa ed essere seguito secondo un percorso intessuto di relazioni, alla fine del quale è possibile raggiungere sempre più ampie autonomie.
Si presenta così oggi il Centro Don Isidoro Meschi di Tabiago che, secondo alcuni dati aggiornati al 30 giugno, dal 1992 ad oggi ha ospitato complessivamente 218 persone, il 77% dei quali di sesso maschile. La maggioranza degli utenti che hanno varcato le porte del centro è di nazionalità italiana e solo il 7% di origine straniera.

Numero dell'utenza divisa per sesso e provenienza dal 1992 al giugno 2012

Durante il convegno di sabato mattina la dottoressa Danila Bianchini responsabile della comunità nibionnese ha spiegato come attualmente i tempi di permanenza degli ospiti sono più lunghi rispetto al passato e questo consente di creare relazioni anche con altre realtà legate all'ambiente esterno.
Questa vitalità e continua transizione è testimoniata dal fatto che le persone arrivano a decidere, in perfetta autonomia, di lasciare il centro prima della fine del percorso o di cambiare comunità.

Dati relativi agli ingressi e alle dimissioni dalla struttura

Mentre nei primi anni di attività del centro venivano accolti ragazzi intorno ai 20/30 anni, attualmente l'età media degli ospiti si è alzata ed è di 40 anni. Per quanto riguarda il livello di scolarità, il 63% si è fermato alla scuola media inferiore. Sull'aspetto legato invece alle dimissioni dalla struttura, le difficoltà maggiori riguardano i primi 6/7 mesi di permanenza al centro, entro i quali si registra infatti il 71,4% delle uscite.
Rispetto al 1992 è notevolmente diminuito anche il numero dei decessi.


"Io penso che se vogliamo essere in prima linea dobbiamo concentrarci sulla persona reale, sul presente per dare significato al futuro. La missione della nostra casa è quella dell'accoglienza, della condivisione e del rispetto dell'altro. Per questo per noi è importante chiedersi se ogni persona che entra in comunità è davvero unica, se nel suo volto riusciamo a leggere una storia. Allora ci chiediamo se siamo davvero in grado di metterci in ascolto della loro unica esistenza. Il comportamento che riteniamo adeguato è quello che si basa sull'accoglienza e sull'incontro autentico, l'incontro dell'altro come persona. Solo questo permette di riconoscere all'altro una piena fiducia e dignità" ha commentato la dottoressa Bianchini.
S.A.
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