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Scritto Martedì 04 dicembre 2012 alle 16:52

Lecco: coro unanime contro l’accorpamento delle province. Solo il sen. Bodega è a favore

Un coro quasi unanime di pareri negativi nei confronti del decreto di riordino delle province che attende di essere convertito dal parlamento nelle prossime settimane. Questo il risultato del consiglio provinciale aperto che si è tenuto nella serata di lunedì 3 dicembre presso l’auditorium della Camera di Commercio di Lecco, davanti a numerosi esponenti della politica e della società civile lecchese.

Unica voce fuori dal coro è stata, invece,  quella del senatore Lorenzo Bodega, che ha tuonato contro Villa Locatelli, “percepita dai cittadini – ha affermato - come luogo di sprechi e utile solo  a fornire poltrone e prebende ad assessori e consiglieri”. Altro elemento di rilievo emerso dall’assise pubblica è stata la rassicurazione fornita dai parlamentari lecchesi sulla poco probabile conversione del decreto nei tempi previsti dalla legge.

Ma andiamo con ordine. A prendere la parola per primo è stato il presidente del consiglio provinciale Carlo Malugani, che ha fornito una cronistoria delle proposte di riforma elaborate dal governo Monti in merito alle realtà provinciali, che sono andate da una probabile soppressione fino all’accorpamento di cui si parla in quest’ultimo periodo. Quindi è toccato al presidente della Provincia Daniele Nava, il quale ha sottolineato come “il decreto di riordino delle province sia palesemente anticostituzionale e non produca risparmi effettivi per i cittadini. Proprio i cittadini saranno invece i primi a essere penalizzati da questa riforma. Per fare degli esempi – ha concluso il presidente – nei prossimi anni non si potrà più garantire il riscaldamento nelle scuole e la manutenzione delle strade”.

Roberto Castelli e Lorenzo Bodega.
Sotto Antonio Rusconi, Virginio Brivio e Lucia Codurelli


Al termine del discorso di Nava sono cominciati gli interventi dei parlamentari lecchesi, sicuramente i più attesi da tutti i presenti. Ha iniziato il senatore Roberto Castelli, che ha ribadito il suo no al decreto. “Si tratta di una riforma inutile – ha affermato – in quanto non fa risparmiare un euro ai cittadini. A questo punto – ha continuato – sarebbe stato meglio abolire del tutto le province piuttosto che un simile e mostruoso accorpamento. I ricavi si dovrebbero cercare – ha concluso – da altre parti, ad esempio applicando alcune leggi che ci sono già, come quella che impone di pagare il pedaggio anche nelle autostrade in cui oggi gli automobilisti non sborsano un euro”. Di tipo diverso, invece, l’analisi fornita dal senatore Antonio Rusconi. “Io che ho fortemente voluto la provincia di Lecco – ha ricordato il senatore PD - non sono d’accordo con questo tipo di accorpamento, che non tiene conto della storia dei territori e che viene fatto a modello di “Lego”. Per questo sono ancora convinto che l’ipotesi di accorpamento Lecco-Sondrio fosse di gran lunga preferibile, perché avrebbe messo il nostro capoluogo in una posizione centrale. Detto questo – ha concluso Rusconi – le probabilità che si avvii un riordino delle province durante questa legislatura sono veramente basse. Prima di discutere il decreto sono in agenda il decreto sviluppo e la legge di stabilità: poco probabile, quindi, che ci sia il tempo di discuterlo sia al Senato che alla Camera entro il 5 gennaio”.

D’accordo con Rusconi anche l’onorevole Lucia Codurelli. “Anche a mio parere - ha affermato - è molto difficile la conversione del decreto entro la scadenza. Non mi trova per niente concorde – ha quindi proseguito l’onorevole – con il modo di procedere da parte del Governo, ovvero  partire con i tagli dal basso e dai territori. Si dovrebbe, invece, cominciare a fare riforme istituzionali dal livello centrale e non dalle province”. A fornire un’interpretazione totalmente diversa dalle precedenti è stato, come già anticipato, il senatore Lorenzo Bodega, il quale ha subito denunciato l’inutilità del consiglio provinciale aperto in quanto “sanno tutti che i cittadini – ha sottolineato il coordinatore del movimento Siamo Gente Comune – vogliono la chiusura di Villa Locatelli e che si  mettano in soffitta per sempre decine e decine di poltrone. Deve finire, infatti, l’occupazione politica del territorio che porta alla moltiplicazione delle prebende. Il pallino – ha concluso Bodega – deve passare ai sindaci e ai consiglieri regionali, che devono essere i veri protagonisti del federalismo”. Parole accolte da un brusio proveniente soprattutto dagli esponenti leghisti presenti in sala, ex compagni di partito del senatore.

Finiti gli interventi dei parlamentari, il primo a prendere la parola è stato il presidente dell’ Upl (Unione delle province lombarde), Massimo Sertori, che ha accusato i ministri e i parlamentari (soprattutto di Pd e in parte del Pdl) di “non conoscere per niente il funzionamento delle province”. Intervento, questo, che ha provocato la risposta seccata di Lucia Codurelli, la quale ha chiesto a Sertori di fare i nomi e cognomi dei parlamentari che ignorano la questione. Sertori ha inoltre adombrato un preciso progetto centralista di distruzione degli enti locali.

Prima dell’inizio del consiglio vero e proprio si sono avvicendati sul palco dell’auditorium diversi esponenti della politica e di altre realtà del lecchese. Hanno preso la parola, tra gli altri, il consigliere regionale Carlo Spreafico, il regista teatrale Luca Radaelli, l’ex vicepresidente della Provincia di Lecco Graziano Morganti, il segretario provinciale della CGIL Wolfango Pirelli, il presidente della Camera di Commercio Vico Valassi, il sindaco di Oggiono Roberto Ferrari e il sindaco di Lecco Virginio Brivio. Tutti si sono dimostrati, con diverse sfumature, contrari all’accorpamento dell’Ente con Como e Varese.
D.F.
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