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Scritto Domenica 16 dicembre 2012 alle 09:33

Merate, Vivenzio: mi domando perchè l'acqua sotto la holding. Spero che i sindaci ci ripensino

Egregio Direttore,
ho letto gli interventi su Idrolario e le sue acque agitate e non posso esimermi anche io dall’intervenire, non per un desiderio di visibilità, quanto piuttosto per sostenere pubblicamente lo sforzo di chi ha tentato in tutti i modi di garantire la sopravvivenza della società che attualmente gestisce il servizio Idrico integrato. Non entrerò quindi nel dettaglio delle conseguenze ben spiegate da Andrea Robbiani e dal Comitato lecchese per l’acqua pubblica. Aggiungerò solo qualche semplice “provocazione”, magari utile a capire perché ci si sta indirizzando verso la fine di Idrolario, società di cui il Comune di Merate detiene circa il 24%. E' da oltre un anno che si sta consumando questa battaglia senza quartiere; una battaglia che si svolge soprattutto al di fuori dalla quattro mura della sede societaria di Valmadrera, con le conseguenze che ha ben spiegato il Sindaco Robbiani e che sono tutte o quasi su Idrolario. Una guerra – passatemi il paragone bellico - di posizione, che ha logorato la società e che avrà il suo D-day nella Conferenza dei Sindaci allorquando, dopo la proroga ad Idrolario per un tempo ridottissimo (un anno e tre mesi nell’acqua è un lasso di tempo inconsistente…), si scioglierà il nodo su chi gestirà il sistema idrico integrato dal gennaio 2014 per i prossimi anni. Ho però la netta “sensazione” che non sarà rinnovato a favore di Idrolario e non credo sia chiaroveggenza. Questa sensazione l’ho fin da quando ebbi modo di partecipare ad un’assemblea di LRH - svoltasi più di un anno fa - dove solo uno sparuto numero di sindaci si pose (con me) la domanda sul perché fosse necessario costituire una nuova azienda (Idroservice) nell’ambito di una Holding (Lario reti Holding) quando una azienda fuori dalla Holding (Idrolario) già c’era? Disattenzione momentanea di tutti gli altri? No. Il manipolo di dubbiosi è rimasto infatti sparuto, anche di fronte alle azioni (più o meno eclatanti) poste in essere in questi mesi dal Comune di Merate, dal rappresentante in seno al cda Avv.Casaletto, dal comitato dell’acqua pubblica (soggetto che in questa vicenda ha svolto la funzione di controllore di una anomalia tutta lecchese) o della sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la gestione privata nei servizi pubblici locali in generale. Si poteva sperare in un intervento delle segreterie locali di partito, soprattutto di quei partiti che hanno sostenuto a gran voce il referendum? Di fronte a certe prospettive era forse loro il compito di destare i propri esponenti con ruolo da amministratori dal torpore assembleare? Spettava a loro attivare un confronto con gli amministratori di quei Comuni che non fanno ancora parte della società, affinché si potessero valutare le ragioni e le opportunità di un ingresso in Idrolario, così ponendo fine all’anomalia di comuni che partecipano alla conferenza dei sindaci ma non fanno parte della società che gestisce il s.i.i. nell’ambito? La realtà (salvo smentite della Conferenza) dice che si è preferito convenire che era meglio avere l’acqua sotto una holding di territorio, piuttosto che mantenerla in una società totalmente pubblica, con tutti i controlli che ne seguono. Allora il mio dubbio si sposta sul perché l’acqua, che non dà utili, sia oggetto di desiderio. Ancor più se si considera che c’è una forte dispersione della risorsa già in rete, che gli elevati consumi ne minano in prospettiva la disponibilità, che gli impianti (si pensi ai depuratori di territorio) hanno qualche problemino, che si è a rischio sanzioni europee per il mancato rispetto delle norme sugli scarichi. Perché mai allora la gestione dell’acqua dovrebbe passare sotto una holding? Se la risposta (che fu data in quella famosa assemblea) sta nelle economie di scala, mi sembra un po’ poco. Non è polemica, ma se economia si voleva fare si poteva iniziare evitando di commissionare ogni piè sospinto pareri ad esperti e avvocati (e parlo contro il mio interesse appartenendo alla categoria…) su cosa si poteva o si doveva fare solo per rispondere ad una lettera. Certo è che l’acqua (e chi la gestisce) ha flussi di cassa derivanti dalla tariffazione (che è comunque solvibile nella misura dell’80-85%), necessita di forze lavoro, ha ruoli apicali da ricoprire. Mi fermo qui, onde evitare di avventurarmi su retro-pensieri (che sono sempre perigliosi e che potrebbero vedere me e Lei, anche se direttore di un giornale on-line, chiamati a difenderci per uno o più gradi di giudizio...) non senza aver ribadito l’importante responsabilità che ha la Conferenza dei Sindaci, non solo in termini di futuro di Idrolario. Di prospettive e soluzioni sul tavolo ce ne sono. Auspico che i rappresentanti le discutano liberi dalle logiche di potere ed abbiano ben chiari gli obiettivi del servizio e la volontà dei cittadini. Magari può essere utile ricordare loro che ci avviciniamo alle elezioni (politiche e regionali) e quei cittadini che hanno votato il referendum, se non si sono stufati della politica, torneranno a votare. Magari le acque agitate da Merate non saranno sufficienti a causare uno Tsunami, ma potrebbero comunque a ripulire le tubature provinciali dalle incrostazioni della politica incoerente. Cordialmente
Massimiliano Vivenzio - Vice sindaco di Merate
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