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Scritto Venerdì 04 gennaio 2013 alle 20:42

Anziani non autosufficienti: i costi delle strutture residenziali. Un pezzo della crisi sociale 2012 nell’analisi di Ambrogio Sala

Ambrogio Sala
Il problema degli anziani non autosufficienti è un fenomeno sempre più in espansione. Gli anziani non autosufficienti, secondo stime del Censis, ammontano attualmente a 2,2 milioni, il 3,9% del totale della popolazione italiana. Il problema è che quasi in un caso su tre (il 29,3%) il carico assistenziale viene assorbito interamente dalla famiglia dell'anziano.
Secondo l'ISTAT, sono circa due milioni gli anziani in condizione di disabilità che vivono in famiglia, ed oltre 300.000 gli anziani ospiti nelle strutture residenziali (RSA), un dato destinato ad aumentare in modo cospicuo nei prossimi anni, in conseguenza dell'ulteriore invecchiamento della popolazione. Oggi vivono in Italia un milione e 600 mila ultra85enni e si prevede che tra 10 anni saranno 2 milioni e 400 mila.
Secondo i dati pubblicati dall'ASL di Lecco sono ricoverati in RSA in posti letto accreditati 1818 anziani. Ce ne sono altri che vivono in strutture non accreditate e cioè che non ricevono la quota sanitaria da parte della Regione Lombardia.
Sempre secondo i dati dell'ASL, a fine 2012, c'era una lista d'attesa ufficiale di 1.850 non autosufficienti anziani. In realtà, poiché si fanno mediamente tre domande di ricovero, la lista vera è intorno ai 400 anziani.
Una quota consistente sono gli affetti da disturbi di demenza (Alzheimer o di origine vascolare) che faticano a trovare posto in RSA.


In tutte le riunioni si parla di rinforzare l'assistenza domiciliare, ma di anno in anno sono stati tagliati tutti i fondi statali per la non autosufficienza. A livello regionale la Giunta Formigoni si è sempre rifiutata di istituire un proprio fondo contro la non autosufficienza. Il risultato è questo: c'è stata maggiore richiesta di posti nel 2012 rispetto al 2011. La tabella fotografa bene la situazione.
Nel frattempo, per chi è riuscito ad entrare in RSA ha subito aumenti delle rette che hanno raggiunto prezzi proibitivi per una famiglia media.

Si riproducono le rette mensili ed annuali al 3 gennaio 2013 secondo le statistiche ASL:

Distretto di Bellano

Distretto di Lecco

Distretto di Merate

 

Le strutture più care sono:

· Villa dei Cedri nel Distretto di Merate retta massima 35.405 euro e retta minima 29.164 euro.

· San Giorgio di Oliveto nel Distretto di Lecco retta massima 32.850 euro e retta minima 27.375 euro.

· Sacra Famiglia di Perledo nel distretto di Bellano retta massima 31.025 euro e retta minima 23.884 euro.

Sono cifre altissime, ma anche le altre RSA hanno costi di uno stipendio di un operaio. Anche utilizzando la pensione del congiunto (800 euro) più l'assegno di accompagnamento, nella maggior parte delle strutture vanno aggiunti euro della famiglia che deve pagare l'affitto, ha i figli a scuola. La situazione precipita se si va in cassa integrazione o si viene licenziati.
In questi ultimi anni i governi che si sono succeduti nel Paese hanno sistematicamente tagliato i fondi sociali, ma non hanno cambiato la qualità della spesa (meno spese per ospedali e più medicina territoriale, sono milioni di euro di risparmio in Lombardia, oltre ai soldi dirottati per clientele).

Le case di riposo di Casatenovo, Monticello, Viganò

Vi ricordate le politiche di sussidiarietà della Regione? I protagonisti, con la crisi, sono ai limiti della sopravvivenza (Comuni, famiglie, cooperative sociali). La famiglia ridotta a un centro servizi, a un bunker sotto assedio.
Quella che si legge tra le cifre dell'ASL è un pezzo della crisi sociale, ma la fotografia potrebbe essere ripetuta per tutti i settori del welfare.

Ambrogio Sala, Vicesindaco di Olgiate Molgora
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