Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 309.972.008
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Venerdì 01 febbraio 2013 alle 08:38

Villa Greppi e il Consorzio sono la storia di oltre 40 anni del territorio. Che impegno pensano di assumersi i candidati locali alle Elezioni Regionali?

Rosa Adele Galbiati
Il servizio su Villa Greppi, apparso sulla stampa locale, mi induce a fornire alcune precisazioni e alcuni chiarimenti, e a confutare affermazioni prive di fondamento.
Nel 1997, dopo che la villa fu liberata dalla presenza delle classi, il Consorzio chiese e ottenne un contributo dalla Cassa DD. PP sul fondo rotativo per la progettualità che permise di attivare un bando per l’affidamento del progetto di recupero e restauro che fu aggiudicato allo studio associato degli architetti Albini-Helg-Piva/Dell’Acqua Bellavitis, professionisti di chiara fama, estensori di piani di restauro su immobili di pregio, oltre che professori presso il Politecnico di Milano e altri atenei. La Soprintendenza per i Beni Architettonici, approvando il progetto di recupero, confermò il complesso di Villa Greppi struttura polifunzionale di promozione culturale e formazione, considerando tale destinazione consona al valore architettonico del compendio (giova anche ricordare che tale destinazione è stata la motivazione all’acquisto dalla Sede Apostolica Romana, espressa nella deliberazione dell’Assemblea e nel nulla-osta prefettizio). La Soprintendenza approvò, quindi, anche la realizzazione di una sala ipogea che permettesse a Villa Greppi di essere in futuro sede di convegni e congressi per un cospicuo numero di persone. Affermare che professionisti di qualità e la Soprintendenza possono aver sostenuto la realizzazione di una sala ipogea che mettesse a rischio la stabilità della villa può essere a mio parere solo fantasia di incompetenti.
Il progetto definitivo ottenne anche l’approvazione dei Vigili del Fuoco. Fu redatto, inoltre, uno Studio di Fattibilità finanziato dalla Provincia di Lecco che oggi potrebbe essere rivisto e aggiornato. Poco più di dieci anni fa non si fu lontani da un risultato concreto di recupero. Da un accordo di programma con la Regione Lombardia, che vedeva presente l’Università Cattolica, sarebbero potuti arrivare diciannove miliardi di vecchie lire (cinque già pronti per l’anno 2001). Il progetto puntava a creare un Polo formativo di alta qualifica professionale che vedeva coinvolti, sul fronte lecchese e monzese, Associazioni imprenditoriali e Sindacati con l’Università e la Direzione Scolastica Regionale. Si era giunti ad un protocollo d’intesa condiviso e già sottoscritto da alcune delle parti. L’accordo andò in fumo per negligenze e chiare e documentate responsabilità politiche. L’uscita polemica e pilotata di alcuni Comuni dal Consorzio fece la sua parte. Non prevalse l’interesse della collettività, ma prevalsero interessi di parte. Non si capisce perché oggi si voglia ricominciare daccapo. Un concorso di idee è un intervento oneroso e non risolutivo. Trovare una destinazione d’uso per Villa Greppi non può essere solo compito di ingegneri ed architetti, occorrono uomini di cultura ed economisti, così come è avvenuto altrove per altri immobili di pregio. Sono stati affidati a Comitati tecnico-scientifici la stesura di sistemi culturali integrati, creando un sistema di relazioni tra diversi portatori di interessi, (amministrazioni pubbliche, mondo culturale, economico, sociale) in grado di garantire la sostenibilità gestionale degli immobili nel tempo e una adeguata copertura dei costi di gestione. Non più tardi di un anno fa, eminenti professori universitari che si occupano di recupero e valorizzazione di beni culturali hanno sostenuto che né la Regione, né l’Unione Europea (ricordiamo che l’Italia non riesce a spendere tutti i finanziamenti che l’UE mette a disposizione), né altri soggetti finanziatori di recupero di beni culturali, come Fondazione Cariplo, saranno mai disponibili ad erogare fondi in assenza di progetti seri e credibili di utilizzo che non siano accompagnati da piani di fattibilità, di gestione e sostenibilità dell’intervento nel tempo. (i Bandi Cariplo 2013, appena pubblicati, prevedono ancora finanziamenti per la ”valorizzazione del patrimonio culturale attraverso la gestione integrata dei beni”) Inutili sono le lamentazioni sull’evidenza del degrado. Agli amministratori si chiede altro; si chiedono competenza, intraprendenza, capacità di progettualità politica dentro la quale collocare i diversi interventi. Che senso ha spendere € 1milione per realizzare un “bar-ristoro” nella parte interrata dell’ex granaio prima di un progetto complessivo di destinazione d’uso e di utilizzo di tutto il compendio?
Non sarebbe stato opportuno investire quei soldi per arginare il degrado della villa? Un sistema di integrazione culturale, sociale ed economica della Brianza compresa tra Lecco, Como, Monza, che abbia in Villa Greppi il cuore pulsante, recupera inoltre importanza di fronte al dubbio destino delle Province. Sarebbe grave se oggi immobilismo, incapacità e incompetenza portassero ancora ad un nulla di fatto. (intanto i Bandi europei e i Bandi Fondazione Cariplo passano, anno dopo anno). È risaputo che dove manca la politica si fanno avanti i comitati d’affari. Non sia mai che si lascino cadere le braccia e si lasci scivolare Villa Greppi nelle sole braccia dei privati, tradendo 40 anni di storia di questo territorio.
Penso che i candidati lecchesi al Consiglio Regionale, appartenenti ai vari schieramenti politici, dovrebbero esprimersi rispetto al destino di Villa Greppi, la più imponente proprietà immobiliare della Provincia di Lecco. Che cosa pensano per il territorio della Brianza? Quale impegno si sentono di assumere per far crescere la sua identità territoriale, caratterizzata da laboriosità e intraprendenza? Sanare il divario tra i livelli di produzione e i livelli di formazione è una priorità indispensabile per mantenere la competitività dell’attività produttiva, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale. Può a loro avviso la Brianza diventare modello di sviluppo di un territorio capace di integrare i servizi culturali con la crescita economica e sociale e con l’innovazione imprenditoriale?
Rosa Adele Galbiati, ex presidente Consorzio Villa Greppi
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco