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Scritto Sabato 02 marzo 2013 alle 13:54

L’albero del PD: dalle radici al futuro. Riflessioni a qualche giorno di distanza dall'esito delle urne

Buongiorno,
trovo molto interessante il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sulle colonne di Casateonline, a cui mi permetto di contribuire con le considerazioni che seguono.
Guido Pirovano
Premetto che non è assolutamente mia intenzione fare il processo a Bersani, anzi!
Io continuo a pensare che il suo programma fosse il più coerente, realistico e adeguato per l'attuale situazione del paese. Continuo anche a pensare che -nel contesto di queste elezioni- Bersani fosse più adatto di Renzi. Questo perché eravamo oramai giunti al passaggio della porta stretta. Ovvero della scelta fra un candidato meno accattivante, ma che -a mio parere- garantiva governabilità ed uno certamente più "smart", ma che probabilmente si sarebbe trovato in una situazione di maggiore debolezza sia nel partito che nella coalizione. ...E ho temuto l'ennesima ricaduta nella "sindrome di Prodi", ovvero vinco, ma poi non governo.
E dico questo pur avendo preferito, in passato, altre scelte rispetto a Bersani (penso alle primarie per la segreteria).
Per queste ragioni ritengo che le cause della "non vittoria" vengano da più lontano, abbiano origine sia esterna che interna, e non vadano quindi semplificate al solo dualismo fra il "vecchio" Bersani e il "giovane" Renzi.
Tra le cause esterne occorre riconoscere l'esistenza di una distanza ancora rilevante con una parte di elettorato. Il caso Lombardia da questo punto di vista è esemplare: non più di 6 mesi fa la giunta Formigoni crolla travolta dagli scandali, la Lega abbandona schifata la coalizione trombonando che lei non avrà mai più nulla a che fare con gente inquisita per ‘ndrangheta, con i corrotti e profittatori... e che succede? Maroni agita la scopa, liquida il Trota, ma quando sente odor di poltrona si riaccuccia ai piedi di Berlusconi e... e nonostante queste premesse il centrodestra raccoglie il 42% (!) dei voti. Ora, possiamo dire che a sbagliare siamo sempre noi, che Ambrosoli (che non è del PD, n.d.a.), andava bene a Milano ma non per i lombardi duri e puri del profondo Nord, e così via. Ma forse, più semplicemente, occorre riconoscere che quella parte di paese che crede alla favola della rimozione dell'IMU, del 75% delle tasse al nord, che attende come il messia l'ennesimo condono fiscale è veramente difficile da conquistare. Si può e si deve provare ancora, ma bisogna fare sempre la doppia fatica di non cadere nella tentazione di contar frottole pure noi e trovare, dall'altra, il modo di smontare le frottole degli altri... arduo compito!
E le cause interne? Eh,beh... qui ci tocca un bel mea culpa per il colpevole ritardo nel rinnovare il partito. E non mi riferisco ad un semplice desiderio di novità fine a se stesso, volto a togliere un po' di facce vecchie. A mio parere, la colpa più grave è stata quella di non essere riusciti a dimostrare per tempo e in modo tangibile che il PD era qualcosa di diverso, che non era un pezzo indistinto della "casta", uno fra i tanti "che rubano tutti allo stesso modo". Il colpevole silenzio su un meccanismo che finanziava con fiumi di denaro partiti ormai morti e sepolti; le prese di posizione tardive sugli eccessi dei finanziamenti ai gruppi regionali; la vicenda Monte dei Paschi; l'incapacità di portare il Parlamento a compiere gesti di modesto effetto pratico, ma grande valore simbolico come ridursi lo stipendio, tagliare parlamentari ed enti inutili, privilegi di varia natura, etc... Tutto questo ha coperto come un velo di polvere tutti i bei ragionamenti sul programma, le proposte di governo del paese, la coerenza delle idee e tutta la compagnia cantante... Se a questo aggiungiamo il pavido atteggiamento di buona parte del gruppo dirigente, incapace in tutti questi anni di compiere gesti forti di rinuncia a posizioni di potere, il conto è presto fatto, con buona pace di Grillo e del suo successo elettorale.
Un'ulteriore conseguenza di questo ritardo è che, di riflesso, non si è riusciti a togliere dall'agenda del dibattito politico il tema della "questione morale". Non perché non sia importante, anzi, è talmente importante che non dovrebbe neanche essere oggetto di discussione, ma essere un valore condiviso a priori da tutte le forze politiche. La rilevanza di questo tema e di quello a lui collegato del rinnovamento della classe politica ha di fatto messo in ombra la discussione sui temi che in realtà determinano le sorti di un paese: politica economica, fiscale, del lavoro, investimenti. Tale dinamica ha coinvolto a mio parere anche la campagna di Renzi che ha puntato molto sui temi del rinnovamento (e questo l'avrebbe aiutato a vincere le elezioni...), ma sugli aspetti di effettivo governo del paese è stato meno chiaro, strizzando un po' l'occhio sia a destra che a sinistra. Il mio timore è che questa ambiguità alla lunga avrebbe messo in difficoltà la tenuta di un suo eventuale governo (danno che avremmo pagato politicamente per un decennio!). Da qui il mio timore espresso all'inizio e la conseguente scelta a favore di Bersani.
E ora?
Ora occorre cominciare da una "domanda esistenziale", ovvero: il PD può essere ancora la forza che incarna uno stile di fare politica volto al bene comune e che ha idee e proposte per realizzarlo? Oppure questo posto l'ha preso qualcun altro?
Se è così, chiudiamo pure i circoli, se invece crediamo ancora nel valore dell'intuizione che ha portato alla nascita del partito democratico, non ci resta che partire da ciò abbiamo di più prezioso: le nostre radici di partito popolare e la capillare presenza ed esperienza nel territorio, rappresentata dalle amministrazioni locali guidate dal centro sinistra.
Le radici abitualmente affondano nel passato e quindi possono essere viste come un giogo, ma in realtà non impediscono che l'albero cresca e si evolva in modo nuovo anche dopo dolorose potature. Anzi, le radici lo sostengono e lo alimentano e più sono profonde più lo aiutano a superare i momenti di difficoltà, a non smarrire l'identità, a non seccare, insomma.
La presenza efficace nelle amministrazioni locali è invece la prova tangibile che nel partito ci sono ancora persone oneste e disinteressate e che le idee che ci caratterizzano possono diventare azione concreta di governo di una comunità. E se questo avviene e convince a livello locale, perché non deve succedere anche a livello nazionale? Qui si gioca il futuro, questi sono i rami che guardano verso l'alto e che possono aiutare a far rialzare lo sguardo della politica.
Ecco, a mio parere, da questo occorre ripartire! E se il portabandiera di questo percorso sarà Renzi, ben venga! L'importante è che la sua intenzione sia di condurre il partito... non di rottamarlo tout-court. Di gente che sfascia ce ne già abbastanza, io preferisco chi sa costruire.
Buona giornata

 

P.S. in questi giorni ho digerito di tutto: gli insulti di Grillo, gli sberleffi di Crozza, i tweet di Formigoni, la Santanchè, Gasparri e Cicchitto, ma una cosa proprio no: D'alema e Veltroni che fanno la paternale a Bersani dicendo che ha sbagliato tutto. Questo no, c'è un limite a tutto, anche in Italia.

Guido Pirovano - Circolo PD Casatenovo
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