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Scritto Venerdì 12 aprile 2013 alle 13:23

 In ricordo di Vik, il giovane che assoggettò le regola della sua vita all'anarchia della sua anima

"Ho assoggettato le regole della mia vita all'anarchia della mia anima".

 


Il 15 aprile 2011 veniva barbaramente ucciso Vittorio Arrigoni, bulciaghese per nascita, palestinese per scelta e per adozione, ma cittadino del mondo e soprattutto credente nellUmanità. Se per Carlo Maria Martini il mondo non va diviso tra credenti e non credenti (intendeva dire dal punto di vista religioso), ma tra pensanti e non pensanti, per Vittorio il mondo andrebbe diviso tra Umani e non Umani. Tutti ricordiamo la frase con cui talora chiudeva i suoi articoli sul sito da lui gestito Guerrilla Radio: Restiamo Umani. Forse pochi hanno notato lU maiuscola. Non è un dettaglio.
Prima che venisse ucciso, ben pochi sapevano chi era e che cosa di grande stava facendo. Di grande, per la causa, ma in un impegno quotidiano, concreto, pur rischioso, sempre disponibile ad ogni chiamata per salvare i più oppressi. E anche dopo la sua morte ben pochi conoscono il suo impegno internazionale: ha girato mezza Europa ed è stato in Sud America e in Africa. Numerosi viaggi per compiere quel grande viaggio intorno alluomo e dentro luomo. Possiamo farcene una certa idea leggendo il libro scritto dalla madre, Egidia Beretta Arrigoni, dal titolo Il viaggio di Vittorio. Vi invito ad acquistarlo. Mi rivolgo soprattutto ai giovani. E soprattutto ai giovani rivolgo linvito a partecipare domenica 14 aprile, a Bulciago, presso la Palestra della Scuola Primaria Don L. Milani: ci sarà una manifestazione con letture, canzoni, immagini e testimonianze per ricordare Vittorio.
Ho fatto diversi interventi, anche su youtube, per esprimere la mia ammirazione per questo figlio della nostra terra brianzola, che è uscito dal piccolo mondo borghese per allargare i confini della sua anima. Unanima senza regole, perché le regole le fissano gli uomini per stabilire chi è umano e chi non lo è, sovvertendo i diritti della coscienza universale. Vittorio nella lettera ad unamica, scrive: Ho assoggettato le regole della mia vita allanarchia della mia anima. Sì, figlio della nostra terra brianzola, e noi ce ne siamo dimenticati, ignorandolo prima ed ora rimuovendo in fretta il suo martirio.
I mass media nazionali e locali sono preoccupati di fare gossip, o cronaca nera, o rincorrendo quella impazzita politica che sta mettendo ancor più in crisi una crisi economica che persiste nel mettere in ginocchio un intero Paese. Giusto preoccuparcene, più che sacrosanto. Ma forse noi italiani non siamo ancora usciti dal buco di una mentalità ristretta che vede solo il locale, limmediato, lemergenza di sentirci tutti di colpo precari. E, una volta usciti, il più in fretta possibile, torneremo ad essere i soliti borghesi che vogliono pretese oltre il dovuto, senza pensare che esistono nel mondo situazioni ordinarie di grave emergenza umanitaria. Borghesi a tal punto da giudicare eccentrici o strani o fissati coloro che vorrebbero che tutti fossero più Umani.
È davvero triste notare che neppure i martiri riescano oggi a scuotere le coscienze, e che si guardi invece al mito effimero di personaggi che lasciano il vuoto dietro di sé. Avrei desiderato che, almeno nella nostra terra, si ammirasse, quasi con invidia, un figlio che è andato oltre la fumogena cortina dei nostri miseri sogni quotidiani. Il mio pensiero va soprattutto ai giovani, che dovrebbero sentirsi dentro scossi dalla testimonianza di un loro coetaneo che non ha perso il tempo giocando con la vita, evadendo quotidianamente dal proprio essere umano. E il mio pensiero va alle comunità cosiddette cristiane che partoriscono altro che figli del Dio dellUmanità: un tempo si puntava alla santità, oggi si punta alla mediocrità, evitando di perdere quel poco di rottame che è rimasto. Che almeno i nostri ragazzi ogni tanto guardassero fuori dal buco della serratura della loro prigione, per capire che esiste un altro mondo, un mondo che potrebbe ridare alle loro speranze già ingiallite un motivo per rimettersi in cammino verso lUmanità migliore.
Se i santi religiosi hanno perso in parte il loro ascendente, tranne i taumaturghi dalla grazia facile, perché noi preti non puntiamo sui Giusti che ancora credono nei valori universali, ai quali, a parte lindifferenza generale, i giovani potrebbero sentirsi ancora attratti? Per fare questopera educativa, forse noi preti per primi dovremmo sentirci più Umani!

 

Don Giorgio De Capitani
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