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Scritto Venerdì 26 luglio 2013 alle 08:36

Pc, cellulari, internet, tutti hanno concorso a creare una parola nuova: solitudine. Parola sconosciuta a mio padre, che niente ha di tutto questo

Mi ritrovo giornalmente avvolta dalla presenza di decine di persone: colleghi di lavoro, conoscenti o, più semplicemente "amici di cappello"...persone con le quali scambi i soliti convenevoli "Come stai? Come va il lavoro? E la famiglia? " ma che, definire "amici", appare del tutto inadeguato... ovunque mi trovo, percepisco il peso della "solitudine", non solo in me, ma anche negli occhi che incrocio furtivamente. SOLITUDINE: banalmente definita da alcuni luminari come "assenza di compagnia". Ci si sente sempre più spesso soli, non basta una chiacchierata, una serata in compagnia o la "presenza" di essere umani per rasserenarsi e colmare il vuoto che pervade il cuore. Ognuno indaffarato nei suoi problemi; nessuno si ferma più ad ammirare il sole che splende nel cielo limpido, le montagne innevate, il !
verde
smeraldo del mare, il volo delle rondini, le risate dei bambini: stiamo diventando delle "macchine" con consuetudini giornaliere e scalette improrogabili da rispettare. Spesso mio padre mi racconta di quanto fosse bello quando era piccolo, di quanta armonia regnasse tra le persone appartenenti ad una stessa comunità; non c'era la televisione, non c'era la tecnologia che, al giorno d'oggi, ci ha resi schiavi. E, spesso, non c'era neppure molto cibo con cui riempire lo stomaco...ma il cuore...quello si era sempre gioioso! Ritrovarsi nelle "vecchie corti" la sera, al lume di candela, con la voglia di "stare insieme"; i giochi dei bambini, con il cerchio da "far girare" o la palla di pezza, rigorosamente a piedi nudi o con vecchi zoccoli ai piedi perché le scarpe erano un lusso per pochi e, chi le aveva, cercava di conservarle in buono stato per il giorno festivo....fino a qualche tempo fa mi chied!
evo com
e facesse mio padre senza televisione, cellulare di ultima generazione, internet alla portata di mano "immediata": poi mi accorgo che lui non aveva, e tuttora non ha, bisogno di tutto questo. Non gli serve internet per sapere quale sia la capitale di un qualsiasi stato africano, lui la conosce senza consultare google. Del telefonino, che gli abbiamo imposto di portare con sé dopo alcuni problemi di salute, conosce solo due tasti: quello per rispondere alle chiamate (quando le sente) e quello per riagganciare. Non sa come si accende un computer, ancora ha difficoltà a gestire due telecomandi (uno per la televisione, l'altro per sky) e, se gli parli di touch screen ti guarda con quell'aria perplessa di chi si sente preso in giro. Ma, se parliamo di storia, geografia, o cultura in generale, lui diventa il mio "human google!" senza aspettare la connessione internet lui mi risponde celermente e, a dire il vero, ci azzecca sempre.

Il mio papà non aveva tutta la tecnologia in mio possesso, e il suo bagaglio culturale (immenso) deriva esclusivamente dai suoi studi e da tutto quanto insegnatogli nella quotidianità; quando ancora non si sapeva cosa fosse la solitudine, perché non esisteva "l'assenza di compagnia" mentre io mi ritrovo a digitare sul computer, con il motore di ricerca google, il significato di "solitudine", parola sconosciuta a mio padre....

Stella
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