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Scritto Mercoledì 07 agosto 2013 alle 20:03

L’anoressico è come un naufrago, tende e ritira la mano, quando la ritrae affonda

Buon pomeriggio.
da questa mattina sto tergiversando per scriverVi in merito al un recente fatto di cronaca ovvero alla morte di una giovane donna, stroncata dall'anoressia, come riportato online e sul giornale locale. Premetto che sono rimasta molto sconvolta dal fatto, perchè era da tempo che non si sentiva parlare di decessi per fulminanti anoressie e pensavo che con le terapie farmacologiche e la psicoterapia individuale si potesse uscirne o meglio imparare a vivere diversamente che appesi all'oscillare dell'ago della bilancia o alla grammatura del cibo. Affermo ciò perchè ho vissuto personalmente un momento di crisi personale, sfociato in una forma di disturbo alimentare, non pienamente rientrante nei casi clinici di disturbi alimentari, come riportati dai manuali di psichiatria, ma sempre un momento di conflitto con il cibo, di desiderio sfrenato di dimagrire e di sentire il proprio corpo alleggerito sempre di più. Poi, fortunatamente c'è stato il passaggio ad una vita più serena e non ritmata dal peso, ma le tracce rimangono sempre anche perchè probabilmente, anzi con certezza, dietro il rifiuto del cibo e il desiderio/del raggiungimento di un peso piuma (senza accorgersi che ci s'imbruttisce e il corpo non è corpo, non ha una forma  non è più morbido e sinuoso come dev'essere...), c'è una personalità dipendente, priva di autostima e debole, anche se apparentemente forte nel rinunciare ai piaceri della tavola, che simboleggiano poi gli stimoli vitali. Sono vicina ai familiari, capisco il dramma vissuto e vorrei dire loro di non sentirsi in colpa, perchè chi soffre di anoressia è come un naufrago che sta sulla riva, che tende e ritira la mano e quando la ritrae affonda. Ciò succede perchè l'ossessione e il peso scheletrico prendono il sopravvento sulla ragione e gli altri sono solo ostacoli nel percorso verso il termine della vita, anche se una persona affetta da disturbi alimentari non ammetterebbe mai di avvicinarsi volontariamente alla morte. Sono pensieri che mi vengono spontanei, che sono personali e forse non condivisibili, ma dopo anni, dal mio inconscio si ribaltano sul mio IO e oggi hanno trovato una valvola di sfogo in questo scritto. Sempre a fronte della mia esperienza e quella di un mio famigliare vorrei però lanciare una spada a favore del servizio sanitario psichiatrico, perchè non è proprio vero che gli psichiatri  sono indifferenti alla malattia, nel caso specifico all'anoressia, ma sono spesso i pazienti che fanno orecchie da mercante e, solo quando sono appesi ad un filo, interiorizzano i loro consigli,  le loro strategie per modificare una condotta in un certo senso deviante, perchè ci fa abbandonare la linearità del percorso esistenziale e ci porta, con un semplice tuffo, in un labirinto, spesso a vicolo cieco.
Lettera firmata
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