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Scritto Sabato 07 settembre 2013 alle 15:29

Necrologio al ''Progetto Giovani'' da una ex villagreppina nostalgica

Sara Pinotti
E' inutile spiegarlo a chi a Villa Greppi non ci è andato.
E' soprattutto inutile raccontarlo a chi, invece di fermarsi il giovedì a fare il Progetto Giovani, si sentiva furbo e andava a casa a vedere l'ennesima replica di Lupin e dei Simpson o l'immancabile puntata di Studio Sport.
Intanto che voi stavate lì a ''rimbambirvi'' davanti alla tv, a scuola si consumavano adolescenze.
Sì, proprio tra quelle mura di cemento armato, incespicando tra un sogno proibito e l'altro su solide scale a chiocciola col pavimento che sembra gomma bruciata; rozza eppur accogliente versione moderna di una villa centenaria, che basta alzare gli occhi per vederla dalla finestra, mentre ti spiegano Pascoli o gli elettroni, l'ablativo e i phrasal verbs.
Le due ore del giovedì erano una di quelle cose che ti fa scegliere Villa Greppi quando devi decidere in che scuola andare.
E no, non era un perdita di tempo. Quante volte ho sentito deridere il Progetto Giovani, ci chiamavate ''centro-sociale'': "signore, non mandi suo figlio a Villa Greppi, poi si fa i rasta e inizia a fumare".
Ebbene. Se per cinque anni sono andata a scuola in un ''centro-sociale'', non solo me ne sono ben accorta, ma ho capito che era proprio quella una delle ragioni per cui, "signore, le avrei consigliato di iscrivere suo figlio a Villa Greppi".
Sociale, nel senso di socializzazione. Di comunità. E di imparare a cavarsela da soli all'interno di un gruppo.
Chiedendo a dei ragazzi giovanissimi di scegliere se volere capire un po' di più gli artisti di strada, o arrampicarsi in alto sempre più in alto, imparare a scattare le foto (ben prima di Instagram), sfogarsi ballando, fare un giornale, pubblicare un diario, trattare il corpo dei coetanei in maniera costruttiva, e persino a organizzare eventi, gestire una telefonata importante, disegnare volantini, inventarsi nuovi modi di fare promozione, lavorare in team.

Il CIC 2004/2005. @E. Mason

Quello che si faceva al CIC, letto così, sembra tanto uno degli stage (quasi) non retribuiti in cui siamo tutti finiti una volta usciti non solo da Villa Greppi, ma pure dall'università, vero?
E invece ce l'avevamo già lì, su un curriculum che credevamo troppo vuoto, e che abbiamo voluto riempire accumulando roba: lauree, doppie lauree, master, varcare i confini, spostare l'asticella un po' più in là.
E mentre viaggiavamo, costruivamo, disfavamo, ci perdevamo, ci siamo accorti che per diventare grandi è stato davvero utile, a volte, affrontare la vita come un artista di strada, scegliere la luce e l'inquadratura giusta per la nostra prossima scelta (e foto), scalare muri sempre più impervi, toccare gli altri cercando di lavarne via il male, essere organizzati, sapere come lavorare a stretto contatto con altre persone, che magari ci stanno pure antipatiche.
E' inutile spiegarlo a chi a Villa Greppi non ci è andato.
Per questo non ci credo che abbiano deciso di rinunciare ''per metà'' al Progetto Giovani proprio coloro che lo sanno che cosa vuol dire.
E adesso quelle due ore del giovedì, quelle adolescenze del triennio da ''stropicciare'', come verranno riempite in modo altrettanto divertente e costruttivo?

Una molto arrabbiata e nostalgica,
ex villagreppina,
ex CIC,
ex adolescente espatriata,
come al solito esagerata,
Sara Pinotti
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