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Scritto Martedì 08 ottobre 2013 alle 11:41

Pneumologia, Sala: ecco i numeri dell'Inrca. Si chiuda ora la vicenda e si diano risposte

Ambrogio Sala e la struttura di Casatenovo
Ho letto il secondo articolo che riguarda l’INRCA di Casatenovo. La storia è illustrata con appropriatezza. Sono d’accordo che la vicenda vada chiusa entro pochissimo tempo perché, altrimenti, si rischia di fare la fine dei trent’anni precedenti!
Proviamo a capire quale sia l’attività dell’INRCA:
•    Nel 2009 ebbe 1.869 ricoveri, nel 2012 ne ha avuti 1751 (-118 pari al -6,74%).
•    Il reparto di acuti (pneumologia), quello che dovrebbe trasferirsi al Mandic, nel 2009 ebbe 950 ricoveri, nel 2012 935 (-15 pari al -1,6%).
•    La riabilitazione respiratoria e passata dai 919 ricoveri del 2009 agli 816 del 2012 (-103 pari al – 12,62%).
•    La degenza media passata dal 8,79 giorni del 2009 ai 9,97 giorni del 2012.
•    All’INRCA erano stati assegnati una decina di posti letto per pazienti post acuti. Non sono mai stati attivati.
•    Per effetto delle normative nazionali sulla sicurezza le strutture esistenti avrebbero dovuto fare un piano di adeguamento e poi realizzarlo.
•    In ogni caso per nuove attività le normative hanno subito efficacia.
•    Se si confrontano i dati 2012 della pneumologia con quelli dell’analogo reparto di Vimercate si vede che i ricoveri sono 1.179 contro i 935 dell’INRCA, il tasso di occupazione è il 96,11% a Vimercate, mentre a Casatenovo e del 75,58%.
I dati si commentano da sé. Per questo mi pongo alcune domande, penso che i vertici nazionali dell’INRCA debbano rispondere:
1.    I lavori per garantire la sicurezza sono stati eseguiti sulle strutture esistenti, quanto sono costati o, se non sono stati eseguiti, quanto costeranno? L’INRCA ha a disposizione i fondi? L’ASL ed i Vigili del Fuoco fanno giustamente, “impazzire” le RSA, i CDD o i CDI per garantire la sicurezza dei pazienti. Questi sono “privati”, non potranno certamente chiudere gli occhi per un ente pubblico di carattere scientifico.
2.    Se, finalmente, ci si decidesse ad aprire i posti letto per i sub acuti, garantendo al Casatese un servizio di cui già godono il Meratese ed il Lecchese, esisterebbero i presupposti per il rispetto delle norme nazionali?
Per finire, cosa farebbe la Regione Lombardia qualora l’INRCA non trasferisse l’attività di pneumologia al Mandic? Lascerebbe vuoti gli spazi dentro l’ospedale di Merate che sono costati tanti soldi ai cittadini?

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Ambrogio Sala
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