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Scritto Martedì 29 ottobre 2013 alle 14:10

''Inrca e Mandic'': è l’ora delle decisioni irrevocabili.

Come usa dire, è l’ora delle decisioni irrevocabili. Il reparto di Pneumologia è quasi pronto al 5° piano del padiglione Villa del San Leopoldo Mandic. Ora, o il paziente acuto oggi curato all’Inrca di Casatenovo troverà posto nell’assai più attrezzato nosocomio cittadino oppure la quota del contratto che l’Asl ha stipulato con l’Istituto marchigiano andrà girata all’Azienda ospedaliera affinché attivi autonomamente la divisione di Pneumologia, tuttora assente nei presidi per acuti di Lecco e Merate. E questo a prescindere dalla richiesta degli anconetani – ma sarebbe meglio dire dei medici casatesi – di ottenere un numero identico di posti a quelli ceduti al Mandic da destinare alla riabilitazione. Perché prima dell’Inrca, che resta una “filiale” di un Istituto della Regione Marche, c’è da sistemare l’annoso problema dell’Umberto I° di Bellano il quale con due piani quasi vuoti ha necessità di 2,5 milioni, gli stessi chiesti come concambio dai marchigiani, per attivare il nuovo reparto riabilitativo.
Carlo Lucchina, Pietro Caltagirone e Ambrogio Bertoglio
Alice Mandelli ci ha accompagnato in un viaggio, il primo di vero spessore, alla conoscenza dell’Istituto Nazionale Ricerca e Cura Anziani. Con documentazione accurata e scrupolosa ci ha spiegato che ad “azzoppare” l’Ente ci aveva pensato l’ex ministro Sirchia a metà dello scorso decennio con la riforma che ha portato alla “regionalizzazione” degli Istituti di ricerca scientifica. Da allora l’Inrca ha chiuso le sedi di Roma e di Cagliari e oggi difende la sede di Cosenza per salvaguardare quel che resta del concetto di Istituto nazionale: una struttura al sud, Cosenza appunto, uno al centro Ancora e una al nord, Casatenovo. Messe assieme le tre strutture non raggiungono le dimensioni del San Leopoldo Mandic. Di “nazionale” questo Ente, al top negli anni ’80 e ’90 nella ricerca geriatrica e gerontologia, ha soltanto gli organismi direttivi: CdA, direttore generale, direttori sanitario, amministrativo e scientifico e costose strutture in staff pagate in larga misura con i ricavi delle attività ospedaliere in quanto la ricerca è ormai molto ridotta. In teoria la regione Marche potrebbe puntare a fare dell’Inrca un istituto operativo soltanto dentro i propri confini ma in gioco ci sono forti interessi a partire dalla circostanza che la regione Lombardia, col contratto sottoscritto assieme alla sede casatese, contribuisce in maniera sensibile al mantenimento economico della direzione anconetana. Tuttavia che la fase acuta non possa più essere gestita da una struttura priva di servizi di rianimazione e apparecchiature diagnostiche è ormai nella consapevolezza generale. Bene fecero nel 2007 l’allora Dg dell’Azienda lecchese Piero Caltagirone e l’ex direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina a “pensare” e avviare i lavori di realizzazione del reparto di Pneumologia dentro il presidio meratese. Una lungimiranza – come ha ricordato
Patrizia Monti e Mauro Lovisari
 la collega Mandelli nella seconda parte del viaggio dentro l’Inrca – condivisa successivamente da Ambrogio Bertoglio e da Mauro Lovisari, attuale numero uno dell’AO provinciale. I piani di rilancio dell’ente di via Monteregio, annunciati da anni con la fanfara a mezzo stampa compiacente e, ahinoi, fatti propri da diversi sindaci casatesi, hanno sortito soltanto l’ottenimento del certificato prevenzione incendi, condizione essenziale per l’esercizio dell’attività sanitaria. Ma per disporre dei requisiti, bene elencati dalla dottoressa Patrizia Monti su questo giornale, occorrono ben altri investimenti. E proroghe e deroghe temporali concesse da Regione e Asl circa il possesso degli standard necessari, non possono durare ancora a lungo. Dunque ragione e buon senso dicono che il trasferimento dell’acuzie al Mandic è la conclusione unica, sola e semplice da adottare. Del resto anche il direttore sanitario dell’Inrca è dello stesso avviso. Ma, come si diceva, l’Ente pone condizioni difficilmente accettabili: ovvero un forte aumento del “tetto” posto dall’Asl lecchese ai volumi di produzione, da 6 a quasi 8,5 milioni al fine di mantenere comunque a pieno regime il presidio di Via Monteregio con le sole attività riabilitative. Ma quei 2,5 milioni, dicevamo prima, li hanno chiesti alla regione Lombardia Caltagirone, Bertoglio e Lovisari per attivare il reparto di riabilitazione dell’Umberto I°. Mauro Lovisari, che meglio di altri conosce le potenzialità regionali, ha suggerito – assai più realisticamente – una soluzione a saldo zero con riferimento al contratto 2013 sottoscritto tra Inrca e Asl, soluzione che passa attraverso la disponibilità a trasferire a Casatenovo una serie di attività sub-acute che fanno capo o dovrebbero fare capo a breve all’Azienda ospedaliera. La regione Marche però deve parlare chiaro: scommettere sul ruolo “nazionale” di un Istituto che anche a Ancona ha ormai una dimensione ridotta e che per garantirsi tale ruolo associa un presidio di 60 posti letto in Lombardia, pare alquanto azzardato.  Se pertanto punterà a limitare l’attività dentro i confini regionali potrebbe prendere corpo una seconda ipotesi assai vantaggiosa per la nostra Regione. Per soddisfare il bacino di utenza della provincia di Lecco nell’ambito della fase acuta di Pneumologia bastano all’incirca 3 dei 5 milioni riconosciuti oggi dall’Asl all’Inrca. Questo perché non ci sono spese accessorie come appunto la partecipazione ai costi direzionali e tutto ciò che comporta curare un paziente in una struttura priva di servizi e apparecchiature tipiche di un ospedale che, appunto, si occupa della fase acuta della malattia. Con i 2 milioni risparmiati sarà possibile avviare l’attività riabilitativa a Bellano mentre la struttura casatese diventerebbe sede di attività poliambulatoriali e di continuità assistenziale con un punto di primo intervento aperto 24 ore per le urgenze di non alta criticità (codici verdi e gialli). Dunque, per concludere, siamo alla vigilia di decisioni irrevocabili. Si tratta di trovare un’intesa che chiuda finalmente una trattativa lunga quasi un decennio. Asl e Noc (Nuclei di Controllo) dovranno esprimersi sulla possibilità di continuare il regime di proroga concesso all’Inrca sugli standard previsti dall’accreditamento in Lombardia; la Regione dovrà decidere in merito all’aumento del contratto chiesto dall’Inrca; Marche e Lombardia assieme dovranno trovare un accordo sul futuro della sede locale dell’Istituto. Se tutti questi Enti convergono sull’ipotesi sopra descritta la soluzione sarà indolore ed anzi, sarà molto più efficace per i pazienti, agevole per il personale che si trasferirà a Merate in ambienti sanitari assai più idonei, conveniente per la regione Lombardia, utile ai cittadini dell’area casatese che oggi traggono scarsa utilità dal presidio di Via Monteregio. E pazienza se andrà mortificata qualche aspettativa e ambizione di uno o più professionisti operanti nel presidio casatese. Se invece i 3 milioni di contratto per l’acuzie verranno confermati  all’Inrca bisognerà chiamare il gabibbo e da lui far chiedere ai vertici regionali perché al Mandic hanno speso circa tre milioni per attrezzare il reparto di Pneumologia destinato a rimanere tristemente vuoto.
Claudio Brambilla
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