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Scritto Lunedì 25 novembre 2013 alle 08:34

Acqua pubblica: gli amministratori delle società fanno scelte che non rispondono ad alcun controllo democratico

Gent.le Direttore
Gli eventi che la cronaca lecchese ci racconta attorno alla vicenda infinita del S.I.I. (sistema idrico integrato) e del suo affidamento, impartiscono una lezione inequivocabile.
La forma societaria, anche in house, non mette al riparo da scelte antipopolari, antidemocratiche e antireferendarie.
Gli amministratori delle società fanno scelte che non rispondono ad alcun controllo democratico: Non rispondono ai sindaci soci, non rispondono a fantasmatici, quanto ad ora inesistenti, Comitati di Vigilanza.
Il così detto controllo analogo in cui tutti si rifugiano per perorare la causa dell'house providing è solo una chimera, se un amministratore unico, appena eletto, anche in una società di primo livello, come Idrolario, può fare quello che vuole e decidere con un gesto di inaudita leggerezza e in perfetta solitudine di rinunciare alla gestione del servizio idrico.
Solo per fare un piacere e accondiscendere al potentato di Lario Reti Holding e alla sua Idroservice che di requisiti per l'affido non ne ha al momento alcuno.
L.R.H. che ha lesinato ai suoi Comuni-Soci i dividendi è improvvisamente diventata generosa, nel rimpinguare gli esausti bilanci dei Comuni, anche anticipando i dividenti per il prossimo anno, in specie di quello di Lecco, colpito da una riduzione di trasferimenti di 3 milioni di euro.
Il problema non è che le "larghe intese" funzionano a Lecco anche in "salsa renziana".
Il problema non è l'evidente debolezza, mascherata da esercizi muscolari di chi piazza come amministratori solo "amici" che suonino all'unisono la grancassa di L.R.H. e ne assecondino le sue volontà e velleità finanziarie.
Il problema è che quel poco di controllo popolare e di partecipazione democratica della cittadinanza e degli utenti è garantito solo da una Azienda Speciale Consortile, dove anche i Sindaci e i Consigli Comunali, hanno un qualche ruolo di indirizzo e di controllo; altrimenti stracciato. Come da esempi di cui sopra.
Anche il Sindaco di Merate forse se ne è accorto e ha capito che la nostra richiesta di Azienda Speciale non è un orpello tattico e nemmeno una "retorica". Era l'unico modo per garantirsi dal prepotere societario. E andava fin da subito presa sul serio.
Insistiamo! L'Azienda Speciale è ancora la via maestra, la via anche più breve e la meno costosa.
Le furbizie e le manovre che sembrano "riuscite" nascondono ancora vicoli ciechi, difficilmente superabili. L'Azienda Speciale, è più che mai attuale.
Alessandro Magni, Comitato Lecchese per l’acqua pubblica e i beni comuni
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