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Scritto Giovedì 19 dicembre 2013 alle 09:05

Acqua: cessione del ramo idrico di Idrolario a Idroservice, ma LRH punta a trattenere alcuni asset. Merate sarà determinante

Immagine di repertorio
Partiamo da un'analisi del contesto. Per la prima volta in assoluto l'amministratore unico di Idrolario decide di convocare l'assemblea dei soci dell'azienda non soltanto immediatamente prima dell'analoga assemblea di Idroservice, ma per di più nello stesso quartier generale di Lario Reti Holding in via Fiandra anziché nella sede che le è propria.
Non solo, lo stesso amministratore unico, Lelio Cavallier, al termine della seduta si ferma in sala per presenziare e prendere parte alla seduta di Idroservice presieduta dal neoeletto Gianfranco Castelli adeguatamente “affiancato” dal numero uno della holding Vittorio Proserpio. Primo dato.
Secondo dato. Entrambe le società devono discutere del “piano e programma attuativo del passaggio del servizio idrico integrato” da Idrolario a Idroservice (quello che secondo l'indicazione dei soci avrebbe dovuto essere “un'integrazione operativa” e che invece, ancora non si capisce come, ha finito per diventare una “cessione del ramo gestionale d'azienda” dalla prima alla seconda); si riuniscono nella stessa sede ma non presentano un piano congiunto, come auspicato non soltanto dallo “scomodo” sindaco di Merate Andrea Robbiani, ma anche dallo stesso Paolo Strina, bensì due piani “speculari”, Idrolario prima e Idroservice poi, ciascuno per la propria parte, nonostante i due piani siano stati redatti dallo stesso studio associato Interconsulting di Milano (guarda caso, lo stesso studio associato a cui Idroservice si era rivolta lo scorso mese di novembre per avviare la procedura di recupero crediti nei confronti di Idrolario, e qui già siamo al paradosso).
Ma non finisce qui. Ecco infatti l'ennesimo paradosso, i due piani non collimano: i soci di Idrolario discutono e approvano la road map che dovrebbe portare entro il 31 luglio 2014 al passaggio del ramo d'azienda da Idrolario a Idroservice, per poi scoprire pochi minuti dopo – in sede di assemblea di Idroservice – non soltanto che il ramo non sarà ceduto direttamente a Idroservice bensì prima a Lario Reti Holding che provvederà a girarlo alla sua controllata entro il 30 settembre 2014, ma che nel passaggio il ramo sarà ulteriormente scorporato di alcuni asset aziendali che saranno trattenuti dalla holding, nello specifico le “componenti delle immobilizzazioni materiali” che includono, tra le altre cose, tutto il materiale cartografico.
Detto in altre parole, anche nella remota ipotesi in cui lo spin off di Idroservice dalla holding dovesse diventare operativo entro la fine del 2014, quest'ultima resterà legata a doppio filo alla società madre con cui dovrà necessariamente stringere contratti di servizio. Ma anche qui l'elenco dei paradossi non si ferma. Mentre la Provincia, che sarà chiamata proprio domani a discutere dell'affidamento provvisorio della durata di un anno a Idroservice del servizio idrico integrato, pensa infatti a un'uscita di quest'ultima dalla holding entro il giugno 2014, il piano di fuoriuscita illustrato in sede di assemblea non soltanto non presenta lo straccio di una data, ma nella sua nebulosità fa presagire un percorso che, secondo le stesse parole di Strina, “nella migliore delle ipotesi durerà almeno un paio d'anni”.
Ora, se le affermazioni di “soddisfazione” da parte di alcuni sindaci lecchesi per il “rinnovato clima di collaborazione tra le due società” quando l'amministratore unico di Idrolario sembrerebbe operare più che come amministratore di quest'ultima come liquidatore al servizio di Lario Reti Holding, tanto da sentirsi pienamente a suo agio nelle sale di via Fiandra, fanno sorridere; sconfortanti sono state le parole con cui Marco Canzi, assessore di Olgiate Molgora e membro di quel famoso Comitato di Coordinamento che avrebbe dovuto garantire un controllo dei sindaci sulla holding, ha candidamente ammesso di essere “del tutto all'oscuro di una cessione del ramo gestionale attraverso la holding”.
A dimostrazione, spiace doverlo dire ancora una volta, che Merate aveva ragione e che l'organismo voluto dai sindaci nei fatti è privo di qualunque potere. Ancora una volta i sindaci hanno cercato di mettere le “pezze” e di arginare lo strapotere della holding, che specialmente dopo il recente rinnovo di cariche nel settore idrico, sembrerebbe aver costruito una vera e propria galassia aziendale di cui costituisce il perno, chiedendo un'imminente riunione del Comitato di Coordinamento e rimandando l'approvazione del piano di fuoriuscita di Idroservice dalla holding una volta che “saranno indicate in maniera più chiara modalità e tempistiche”.
Ma il quartier generale di via Fiandra sembra procedere più che mai a pieno ritmo verso i propri obiettivi. Ma in tutto questo, come in ogni miglior piano, c'è un però, che ancora una volta si chiama Merate. I soci di Idrolario potranno infatti aver avvallato a larga maggioranza il piano di cessione del ramo d'azienda.
Ma è pur sempre una maggioranza in termini di teste. Affinché il passaggio diventi operativo sarà infatti necessaria la maggioranza qualificata, vale a dire il voto favorevole dei quattro quinti delle quote azionarie. Merate da solo conta circa il 23% e potrebbe decidere di mettersi di traverso e Andrea Robbiani sembrerebbe del tutto intenzionato a far valere la propria “golden share”.
Marta Mazzolari
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