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Scritto Giovedì 19 dicembre 2013 alle 15:55

Le posizioni di Merate sul ciclo idrico e Retesalute fanno sembrare il meratese un ''buco'' con una città capofila al centro

Che la vicenda dell’acqua stia prendendo una brutta piega lo si capisce anche dalle parole sempre più preoccupate pronunciate da Paolo Strina, fino a ieri pasdaran della linea Proserpio/Brivio. I colpi di mano, del resto, non si contano più.
Da diverse parti si chiedeva a Vittorio Proserpio, un passo indietro, dopo aver di fatto gestito l’intera operazione che ha dato vita a Lario Reti Holding. Invece è avvenuto l’esatto opposto, con la inspiegabile complicità di molti sindaci del meratese e del casatese, Proserpio di fatto ha azzerato il Consiglio di Amministrazione riuscendo (senza fatica presumiamo) a farsi nominare Amministratore Unico. In rapida successione è stato disintegrato il CdA di Idrolario Srl e messo a capo un amministratore unico che un minuto dopo la nomina ha recitato il de profundis dell’azienda che gli era stata affidata sessanta secondi prima. Stessa mossa per Idroservice cui secondo lo schema Proserpio/Brivio va affidato il ciclo idrico anche se resta controllata da Lario Reti e non dai comuni.
L’ottima Marta Mazzolari ci ha spiegato che il passaggio della Srl dal secondo al primo livello (ovvero dal controllo della honding al controllo diretto dei comuni soci) che avrebbe dovuto compiersi anche a detta di Paolo Strina in sei mesi forse richiederà due anni e comunque non tutti gli asset di Idrolario andranno a Idroservice, anzi qualcosa di cospicuo come l’immobilizzato materiale potrebbe andare direttamente alla Holding. Un pasticcio sempre più disgustoso di cui sono evidenti due cause: troppi sindaci di centrosinistra hanno eseguito gli ordini del partito, ovvero del PD lecchese il cui intento di mettere le mani su tutte le cariche pubbliche è ormai evidente; altrettanti sindaci hanno evitato di mettersi a leggere le carte per capire prima di decidere limitandosi a operare scelte contrarie a quelle del sindaco di Merate.
Invece Andrea Ambrogio Robbiani aveva cento ragioni nel mettersi di traverso e tutto quello che sta accadendo oggi, lui e i suoi collaboratori, Massironi, Vivenzio, Valli, Panzeri ecc. lo avevano previsto e pure scritto. Si perché il bello dell’online è che con un clic si possono rileggere dichiarazioni e interventi.
Chi ne avesse voglia vada a rivedere le affermazioni di tanti militanti del PD la cui unica spinta motivazionale era quella di dare addosso al sindaco di Merate. Dal ciclo idrico a Retesalute il passo è breve. La resistenza all’assunzione di numerosi educatori era stata espressa e motivata da Emilio Zanmarchi, numero due dell’azienda speciale pubblica e assessore alla persona di Merate. D’accordo con Robbiani, Zanmarchi aveva suggerito di attendere il parere della Corte dei Conti prima di procedere alle assunzioni per avere la certezza che il costo del personale non sarebbe ricaduto pro quota sui comuni soci dell’Asp. Alessandro Salvioni, già sindaco PD di Robbiate e ora presidente di Retesalute ha deciso di andare avanti senza attendere alcunché. E mal gliene incolse. E sì perche la Corte dei Conti nei fatti ha dato ragione a Zanmarchi e Robbiani ma ormai il dado era tratto. Non sono ancora chiare le conseguenze che queste assunzioni avranno sui bilanci dei comuni soci; forse impatteranno in maniera non marcata. Tuttavia si poteva davvero attendere un paio di settimane prima di decidere. Lo aveva proposto e caldeggiato anche Antonio Colombo, insospettabile quanto competente sindaco di area centrosinistra. Ma anche a lui è stato risposto niet. E ora la frittata è fatta. In definitiva, forse aveva esagerato Paolo Strina a definire Merate un buco col meratese intorno. Forse è il meratese che si scioglie come neve quando il sole del partito irraggia i suoi ordini.
Al contrario se i paesi del circondario facessero quadrato attorno alle posizioni di Merate forse il territorio la smetterebbe di soccombere nei confronti/scontri con i lecchesi e, come nei due casi sopra esposti, farebbe bella figura anziché la consueta figura di palta.
Claudio Brambilla
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