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Scritto Venerdì 27 dicembre 2013 alle 18:58

Quando l’acqua pubblica diventa un affare economico e uno strumento di consenso politico. Storia di un pasticcio irrisolto

Abbiamo spesso pensato che questa attenzione costante sulla vicenda del ciclo dell’acqua fosse riservata a un pubblico di nicchia, importante certo, i cosiddetti “opinion leader” ma che fosse scarsamente seguito dalla massa dei nostri lettori. Del resto raramente la stampa cartacea ha dedicato spazio a questo argomento. Invece sono sempre più numerosi i lettori che chiedono di capire esattamente la situazione raccontata con toni e valutazioni a volte opposti da sindaci e amministratori pubblici.
Quindi abbiamo chiesto ancora a Marta Mazzolari di raccogliere tutti gli elementi utili a ricostruire la storia dell’acqua in provincia di Lecco e a tratteggiare gli scenari possibili.
Cominciando dall’inizio. Naturalmente per ulteriori approfondimenti c’è il nostro archivio che ormai sull’argomento contiene decine e decine di servizi, dal 2007 a oggi.

ESORDIO: NASCE IL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO, MA NON TUTTI I CITTADINI SONO UGUALI

Tutti noi usufruiamo quotidianamente del servizio idrico, che comprende non soltanto l'acqua che scende dai nostri rubinetti ma anche il sistema fognario e di depurazione. Un tempo questi servizi erano garantiti dai comuni attraverso quattro distinte società multiutility (cioè oltre che di acqua si occupavano ad esempio anche di gas) che operavano nei rispettivi territori di riferimento: Acel per Lecco, Ciab per la Brianza lecchese, Ecosystem per Merate e Rio Torto per Valmadrera. Circa sei anni fa tutti i comuni lecchesi hanno quindi deciso di intraprendere un importante percorso finalizzato a creare quello che si chiama “servizio idrico integrato lecchese” vale a dire un unico servizio idrico a livello provinciale gestito attraverso un'unica società per tutti. L'idea era quella di superare i campanilismi: ogni cittadino, pagando la propria bolletta con un'unica tariffa uguale per tutti e non più diversa da comune a comune, avrebbe così contribuito al funzionamento della rete fognaria, all'adeguamento dei depuratori (molti dei quali tuttora sono non a norma e sotto procedura di infrazione europea) e all'approvvigionamento idrico non soltanto di casa sua o del proprio comune ma di tutta la provincia. Un modo per ottimizzare e fare squadra insomma.
E' così che, dalla fusione delle quattro società attraverso una complessa (e costosa) procedura di riassetto, nasce Lario Reti Holding (LRH), una società interamente pubblica strutturata come una Spa, una società per azioni. Chi sono gli azionisti? I comuni. Ma per ragioni troppo complesse da spiegare in questa sede (si vedano gli articoli dedicati al tema) le quote di partecipazione non furono determinate con criterio proporzionale al numero di abitanti e particolarmente penalizzati risultarono non soltanto il meratese, ma in generale tutta la Brianza. A titolo esemplificativo: il comune di Lecco (circa 48 mila abitanti) possiede il 23,59% della società; Valmadrera (nemmeno 12 mila abitanti) il 7,02%; Merate (quasi 15 mila) il 2,96%; emblematico infine il caso di Casatenovo che con i suoi quasi 13 mila abitanti possiede solo lo 0,07%. Questo significa non soltanto che in sede decisionale nella società non tutti i cittadini contano allo stesso modo (nelle Spa non si vota per testa ma per quota azionaria quindi un No detto da Lecco vale più dei 30 Sì detti da tutta la Brianza); ma anche che, alla fine dell'anno, nel momento in cui i soci incassano i cospicui dividendi (derivanti in buona parte dalla vendita del gas), qualcuno incassa cifre considerevoli, mentre qualcun altro deve accontentarsi di poche briciole. Un aspetto che invitiamo a tenere presente perché ci aiuterà a capire molte delle ragioni delle scelte in atto.


UN'ASSURDA LEGGE REGIONALE OBBLIGA ALLO SDOPPIAMENTO SOCIETARIO
Nel 2009 quindi da una costola di LRH nasce una seconda società, Idrolario, (e anche qui nuove consulenze, spese notarili e operazioni per svariate migliaia di euro) strutturata in Srl con quote di partecipazione dei comuni che questa volta vedono un rapporto di forze ribaltato (a fronte di un netto indebolimento dei lecchesi abbiamo in questo caso il comune di Merate che fa la parte del leone arrivando a sfiorare il 24% di partecipazione). Il perché della nascita di questa seconda azienda risiede in una assurda legge regionale varata dalla giunta Formigoni che impone che in tema di servizio idrico integrato debbano esserci non un solo soggetto bensì due, uno proprietario delle reti e l'altro gestore del servizio. Idrolario quindi - che ha un proprio CdA, un collegio sindacale, una propria sede con uffici e personale e relativi costi – nasce come “scatola vuota”, è semplicemente la proprietaria di reti e impianti. Ma è chiaro che avere la proprietà di un tubo non consente di per sé di fornire acqua agli utenti: è necessario che qualcuno si occupi delle manutenzioni ordinarie, della posa e lettura dei contatori, nonché delle bollette. Tutto questo lo fa LRH pagando (teoricamente, perché poi non sempre sarà così) una sorta di affitto delle reti a Idrolario. Un po' come se avessimo il proprietario delle mura e delle strutture di un ristorante (Idrolario) e un gestore che materialmente fa funzionare l'attività (LRH), volendo semplificare.

CORTE COSTITUZIONALE E REFERENDUM RIBALTANO IL QUADRO: E' IL CAOS
Nel frattempo però succedono due cose importanti: la Corte Costituzionale boccia il modello lombardo dichiarando incostituzionale la dicotomia societaria; e nel 2011 28 milioni di italiani si presentano alle urne definendo l'acqua un bene pubblico sul quale non possono essere fatti profitti e che deve restare fuori dal mercato. Morale della favola: tutto da rifare. Ai comuni non resta che intraprendere un'unica strada pressoché condivisa da tutti: affidare il servizio idrico integrato a un'unica società (e non più due), interamente pubblica, controllata direttamente da tutti i 90 comuni della provincia, che si occupi solo di acqua e che non operi sul mercato. E qui iniziano i problemi perché delle due società esistenti nessuna di esse possiede i requisiti. Idrolario infatti è una società interamente pubblica che si occupa solo di acqua ma (a parte il fatto che è partecipata da 65 comuni su 90) non possiede il cosiddetto know-how cioè le strutture, i macchinari e le competenze che materialmente le consentono di portare avanti il servizio: come dicevamo è una “scatola vuota” non ha chi è in grado di fare manutenzioni, leggere contatori e occuparsi di bollettazione. Idroservice viceversa (perché nel frattempo LRH si è ristrutturata dando vita a quattro distinte società di scopo e anche qui rimandiamo per approfondimenti agli articoli sul tema) possiede il know-how ma è inserita in una holding, Lario Reti, che opera sul mercato (vendendo gas), e soprattutto non possiede il “controllo analogo” cioè non è controllata direttamente dai comuni. Un po' come, tornando alla metafora del ristorante, i camerieri (Idroservice) che rispondono al loro datore di lavoro, il gestore del ristorante (LRH), ma non prendono materialmente ordine su come servire ai tavoli ad esempio dalla Camera di Commercio (in questo caso i comuni). La metafora è un po' riduttiva e non perfettamente calzante ma speriamo renda chiaro il concetto: i comuni controllano direttamente LRH ma non le società di scopo che le fanno riferimento e questo invece è un requisito fondamentale per l'affidamento diretto “in house” (vale a dire senza ricorrere alla gara ma a un soggetto interamente pubblico), previsto per legge.


IL PASTICCIO ATTUALE E LA BATTAGLIA IN ATTO. SI OPTA PER IDROSERVICE

Poiché nessuna delle due società è nelle condizioni di ricevere l'affidamento del servizio idrico, come spesso accade in Italia, si ricorre a una soluzione provvisoria in attesa di risolvere questo pasticcio che sembra ingarbugliarsi sempre più. Si affida provvisoriamente il servizio a Idrolario (che pur non avendo tutti i requisiti per lo meno è quella che al momento presenta minori difformità).
Ma Idrolario come abbiamo già detto non è in grado da sola di far funzionare fognature e rubinetti e pertanto stringe contratti di servizio con LRH/Idroservice. Sulla natura onerosa del contratto “capestro” che lega le due società e le precise scelte politiche che hanno portato inevitabilmente Idrolario a maturare enormi perdite ci siamo già soffermati nella puntata precedente e non torneremo. Arriviamo finalmente alla situazione attuale. Il 31.12.2013 scade l'affidamento provvisorio e in atto c'è una feroce battaglia su chi debba essere per i prossimi vent'anni il gestore unico del servizio idrico integrato lecchese e sulle modalità di riassetto societario. Il comune di Merate e il Comitato Acqua Pubblica avevano proposto una soluzione semplice: portare l'acqua fuori dalla holding, far confluire tutto il ramo idrico (incluso il know how di Idroservice) in Idrolario che è già una società di primo livello (controllata direttamente dai comuni) e trasformarla in un'azienda speciale di diritto pubblico partecipata da tutti i 90 comuni della provincia con quote proporzionali al numero di abitanti. Un'azienda speciale che non farebbe utili ma che utilizzerebbe la tariffa per sostenere costi ed investimenti sugli impianti. Soluzione che non è stata presa in considerazione ma bocciata dalla stragrande maggioranza dei comuni della provincia che viceversa hanno portato avanti, nonostante i numerosi paradossi e la non conformità legislativa, un percorso in direzione di un affidamento a Idroservice (ormai ratificato in via provvisoria per un anno dalla Provincia che tuttavia non ha nascosto le proprie preoccupazioni e perplessità). Insomma, l'acqua doveva essere affidata a una società interamente pubblica, partecipata solo ed esclusivamente da tutti i 90 comuni della provincia di Lecco che la controllano direttamente e invece abbiamo un affidamento a Idroservice che è sì interamente pubblica ma non è controllata dai comuni ma da una holding che opera sul mercato e nonostante le continue promesse (sempre e soltanto a parole) di fuoriuscita da Lario Reti, continua a restare una azienda satellite della società madre. L'unica bozza di fuoriuscita presentata finora non solo non presenta lo straccio di una data, ma fa presagire un percorso che durerà nella migliore delle ipotesi due anni, se non di più. In poche parole si affida un servizio importante quale quello idrico a una società che non ha i requisiti di legge e probabilmente impiegherà parecchio tempo ad averli. Un po' come se, tornando alle nostre metafore, si dovesse assegnare un posto come primario di cardiochirurgia in un importante ospedale e, dopo aver costretto l'unico altro medico resosi disponibile a rinunciare, si decidesse di optare per un promettente studente che sì, al momento non ha la laurea ma tanto tra poco la prenderà, salvo poi scoprire che a questo promettente studente mancano ancora venti esami e pure il corso di specializzazione e anziché pensare a studiare e pianificare gli esami sta programmando un soggiorno a Toronto e non sa se e quando ritornerà.


LA NOSTRA ANALISI: INTERESSI (E DISINTERESSE) IN GIOCO
Dunque, che le scelte operate in direzione di un affidamento a Idroservice siano contorte e non conformi alla normativa non lo diciamo solo noi ma la legge, i consulenti, e gli stessi dirigenti tecnici della Provincia che hanno espresso forti perplessità per non dire contrarietà. Quindi perché si è andati avanti ugualmente? Perché si è fatto di tutto per “far fuori” Idrolario nominando quale amministratore unico un esperto curatore fallimentare che come primo atto ha comunicato l'intenzione dell'azienda di non proseguire nell'affidamento del servizio? A nostro avviso perché gli interessi in gioco sono tanti. La galassia di società che fa capo a LRH costituisce infatti un vero e proprio sistema di potere su cui il Partito Democratico, che a livello provinciale possiede i numeri, sta mettendo progressivamente le mani mettendo amministratori “graditi”. E' chiaro che pilotare l'affidamento ventennale del servizio idrico (stiamo parlando di un giro economico superiore al 1 miliardo di euro) consente non solo di gestire acqua, fognatura e depurazione ma anche consenso, incarichi, appalti e nomine di amministratori che dovrebbero agire su mandato dei sindaci ma che spesso nei fatti fanno ciò che vogliono come abbiamo più volte raccontato. Questo l'interesse generale. A cui si aggiungono alcuni interessi particolari: • quello di LRH, che mantenendo al proprio interno il ramo idrico, può fregiarsi del titolo di “società strategica”: se non ci fosse l'acqua, LRH sarebbe una multiutility come tante altre che vende gas, energia o servizi informatici, servizi non di rilevanza strategica per i comuni dato che, ad esempio, il gas ciascuno può comprarlo da chi vuole, sul mercato operano tante aziende in regime di concorrenza. Una legge obbliga i comuni a dismettere le quote delle partecipate “non strategiche” e LRH senza l'acqua non lo sarebbe • quello dei comuni lecchesi: che al momento incassano cospicui dividendi da LRH, che per Lecco arrivano al mezzo milione di euro l'anno, e che hanno tutto l'interesse affinché la società resti strategica e al centro dei giochi A questi interessi si somma un certo disinteresse per ragioni tra le più varie. Qualche sindaco, data la complessità della materia e le tante problematiche dei comuni, con cui è costretto quotidianamente a fare i conti, senza documentarsi troppo si limita ad allinearsi alle direttive di partito; qualcun altro, costretto a fare i salti mortali per far quadrare il bilancio comunale, sempre più gravato da vincoli del patto di stabilità e tagli di risorse, è interessato soltanto ad avere la certezza che il nuovo gestore (Idrolario o Idroservice che sia) sia in grado di garantire il servizio ai cittadini e soprattutto, continui a rimborsare le quote dei mutui che negli anni passati i comuni hanno contratto per adeguare la rete: basta sentirsi dire che Idrolario è sull'orlo del default mentre Idroservice è una società solida e la sua scelta è scontata; qualcun altro infine semplicemente non partecipa alle assemblee perché “problematiche ce ne sono già tante e tanto il mio voto non conta nulla”.
Pochissime in questi anni le voci fuori dal coro che hanno deciso di non allinearsi alle direttive dall'alto. Quella di Cernusco Lombardone il cui consiglio comunale all'unanimità si è sempre schierato a strenua difesa di un servizio idrico rispettoso non soltanto dell'esito referendario ma anche dei criteri di “efficienza, efficacia ed economicità” nel rispetto delle normative. Quella del sindaco di Mandello che in passato non aveva esitato a esprimere le proprie preoccupazioni per il percorso intrapreso schierandosi a favore della creazione di un'azienda speciale consortile di diritto pubblico e naturalmente quella del sindaco di Merate, sostenuto dai pochi colleghi della Lega che ne hanno sempre appoggiato le prese di posizione: Oggiono, Castello Brianza ed Ello. Qual è l'interesse particolare di Robbiani? Forse arginare la “scalata del Pd” e un sistema di potere che vede il proprio quartier generale nel lecchese a discapito degli interessi del territorio. Altri francamente non ne vediamo dato che, essendo praticamente isolato, esporsi al “massacro” non gli gioverebbe, forse nemmeno per una campagna elettorale.


UN'ULTIMA CHIOSA
A proposito di campagna elettorale. Fare propaganda al sindaco di Merate (un'accusa talora mossaci da chi evidentemente non possiede altre argomentazioni) è una cosa che non soltanto non ci compete ma che nemmeno ci interessa. Andrea Robbiani, così come il partito politico a cui fa riferimento, sono stati oggetto di critiche, talora anche aspre, da parte nostra esattamente come tutti gli altri. Ma in questo caso non possiamo non riconoscere il suo impegno nel portare avanti, praticamente da solo o comunque come comune capofila in grado di pesare nelle assemblee e potenzialmente di catalizzare attorno a sé una serie di forze (cosa che di fatto è venuta a mancare), una strenua battaglia nell'interesse del territorio. Saranno i meratesi a giudicare il suo operato, come è giusto che sia.
Quello che ci muove è soltanto la volontà di fare il nostro mestiere: raccontare quello che sta accadendo e cercare di capire quali sono gli interessi in gioco senza piaggeria nei confronti di nessuno ma con quello spirito indipendente che ci ha sempre contraddistinto, con un unico orizzonte: l'interesse dei cittadini. Cosa che abbiamo sempre cercato di fare con onestà intellettuale e che, a prescindere da come si concluderà questa vicenda, continueremo a fare.
Marta Mazzolari
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