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Scritto Mercoledì 05 marzo 2014 alle 00:13

A Casatenovo perquisizioni della Polizia nell'ambito dell'indagine contro la 'ndrangheta coordinata dalla DDA di Milano

Due perquisizioni a Casatenovo e Pasturo. Nessun sequestro per il momento, ma ha toccato anche la provincia di Lecco, l'operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano per contrastare il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia.
Le perquisizioni sono state effettuate da personale della Questura di Lecco, nelle abitazioni di due persone, i cui nomi figurano nell'inchiesta, il cui blitz è scattato proprio martedì mattina.
I due lecchesi, secondo le informazioni sin qui emerse, non risulterebbero strettamente collegati a membri delle cosche 'ndrine, ma sarebbero comunque coinvolti a vario titolo nella più vasta indagine che ha portato a scoprire l'esistenza di una vera e propria ''banca clandestina'' organizzata a Seveso nel monzese, gestita dal capo della locale di Desio, che poteva contare su un'ampia rete di società di copertura e alla collusione di dipendenti postali e bancari e di imprenditori.
I soldi che provenivano dal mondo dell'usura e riciclaggio, venivano portati in Svizzera o a San Marino, evadendo così il fisco. Oppure venivano ripuliti in altre forme di economia, più ''sana''. Il denaro inoltre, sarebbe stato raccolto anche per dare una mano ai familiari dei coinvolti nell'operazione antimafia Infinito che nel 2010 ha portato all'arresto di decine e decine di persone in Lombardia, legate al mondo della 'ndrangheta.
Come dicevamo, l'indagine ha permesso di scoprire una sorta di ''banca autonoma'', gestita da un'organizzazione criminale capace sia di riciclare con facilità il denaro di imprenditori che volevano evadere il fisco sia di prestare soldi e di reinvestire in aziende sane. L'inchiesta, condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda milanese e firmata dai magistrati D'Amico e Ilda Boccassini, ha portato all'emissione di oltre 30 ordinanze di custodia cautelare, oltre a perquisizioni e sequestri di beni mobili e immobili per il valore di decine di milioni di euro.
Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. L'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all'intimidazione e alla violenza, mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per mettere pace nei dissidi sorti all'interno della stessa associazione ''locale'' di ‘ndrangheta o con altre organizzazioni criminali.
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