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Scritto Venerdì 07 marzo 2014 alle 08:22

Cassago: troppo in troppo poco

Mi sia consentito di usare più volte questo aggettivo, "troppo", anche se il bisticcio di parole non sta un granché bene, in un articolo. Perché quanto ci è stato offerto dai ragazzi di Desio la scorsa domenica 2 marzo, nel salone del nostro oratorio, si merita questa parola: uno spettacolo troppo grande (troppo bello, troppo vivo...) per un palco decisamente troppo piccolo.

È così che al termine della messa in scena ho voluto ringraziare i tanti attori e cantanti, ballerini e musicisti della Parrocchia San Giovanni Battista di Desio che ci hanno mostrato con grandi capacità e passione il musical "Don Bosco, un sogno dentro a un cortile". Il protagonista è un giovane, un giocoliere, un uomo, un prete. È un "sognatore", è Giovanni Bosco, e scopre ogni giorno nella fede, con l'aiuto della Provvidenza, l'allegria che serve per aiutare a sfamare, a istruire e a crescere i bambini e i giovani che vivono e giocano sporchi, seminudi, in cerca di cibo e, magari, di avventure sbagliate. Ed ecco che quella Torino di oltre cent'anni fa si mostra simile al mondo di oggi: i fiori sono pochi, le piante sono senza radici, la primavera sembra un "sogno" lontano. Un mondo in cui "sul selciato sporco di una strada che ti balla e ti sballa, che ti chiama e ti brama, t'imbroglia e ti crocifigge senza croce".
Ecco, far crescere, studiare e lavorare quei ragazzi sarà il compito di don Giovanni: "sognare anime in un mare senza sponde che si chiama umanità, diventare schiavo d'amore che ti fa spregiudicato come un grande innamorato".

Abbiamo assistito al ritratto in musica e parole di un uomo, insomma, di un prete e di un santo che anche noi nella nostra parrocchia di Cassago abbiamo avuto la fortuna di aver incontrato, conosciuto e amato, al punto che proprio a lui è dedicato il nostro oratorio. Perché San Giovanni Bosco è uno che amandoti elenca in positivo gli esempi e la testimonianza ricevuti in dono dalla mamma Margherita alla morte della quale canterà rivolto al cielo: "Eccomi come una vela spenta e senza vento, con l'anima stracciata e sanguinante, l'ultima foglia sopra un ramo spoglio, un angelo che ha perso le ali: senza di lei è sceso il buio in me, tutto è inutile". Sarà anche da quel dolore che potrà germogliare il bene di don Bosco, dei suoi figli e delle sue figlie che ancora operano con fede e passione nel mondo intero.

Un grande applauso, quindi, a queste ragazze e a questi ragazzi che - certamente aiutati anche dai loro educatori, così come dal loro talento - hanno recitato, suonato, cantato e danzato i bellissimi pezzi di Renato Biagioli e Piero Castellacci: dovrei veramente usarlo molte volte quell'aggettivo "troppo" per rendere il dovuto onore a un lavoro intenso e commovente: le emozioni sopite hanno potuto ravvivarsi, come fiamme che scoppiettano attizzando la fucina dell'allegria e della speranza, dentro un cortile a mezza strada fra il cielo e la terra: "ma vedrai che, col sudore e la mente, prima o poi troverai il cuore, costruirai la speranza, la volontà, e chi t'ama dal cielo capirà, Lui simpaticamente già lo sa, per sapere davvero cosa sei, un'occhiata d'intesa basterà".
Un grazie sincero ragazzi dell'oratorio di Desio per il vostro spettacolo "troppo" bello, che ci sprona a ritornare a sognare dentro al cortile di un oratorio. Anche nel nostro dove tutti, bambini, ragazzi, giovani, genitori e, perché no, nonni, raccoglieremo il consiglio.

Benvenuto Perego
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