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Scritto Venerdì 21 marzo 2014 alle 17:31

Il comitato lecchese per l’acqua pubblica presenta un esposto alla corte dei conti. ''Poco chiaro l’affidamento a Idroservice''

Il Comitato lecchese Acqua Pubblica presenterà un esposto alla Corte dei Conti affinché si esamini con cura tutti i passaggi e le scelte che hanno portato l'affidamento dell'acqua lecchese a Idroservice e se ne verifichino eventuali irregolarità.
Una scelta forte da parte del comitato, che potrà fare chiarezza una volta per tutte sulle confuse vicende che hanno portato alla nuova gestione del servizio.

Sandro Magni, Paolo Dell'Oro, Tiziana Rinaldi, Remo Valsecchi, Germano Bosisio

«A nostro avviso si sono verificate gravi anomalie nell'affidamento, che possono portare pesanti ricadute sulla collettività e sui cittadini - hanno spiegato i responsabili - Proprio per esclusivo senso civico riteniamo doveroso segnalarle alle autorità preposte.»
Il comitato ha preparato un dettagliato faldone che nei prossimi giorni verrà consegnato alla procura regionale della Corte dei conti.
Una lunga relazione di 26 pagine dedicate ai momenti più delicati e controversi, cui vanno aggiunti quasi 50 allegati che portano all'attenzione dei giudici tutte le delibere approvate in questi 7 anni dai vari organi.
Il documento, stilato grazie ad un lungo lavoro di approfondimento, ripercorre infatti con precisione i tutti i passaggi : dalla creazione del servizio unico nel 2007 fino ai primi mesi del 2014 con l'affidamento a Idroservice da parte del consiglio provinciale.
«Non vogliamo denunciare nessuno - ha illustrato Remo Valsecchi - ma solo esporre ed elencare i fatti. Non tocca a noi stabilire se ci siano stati o no reati. Non è un attacco personale contro qualcuno, vogliamo solo salvaguardare il patrimonio pubblico. Ci siamo limitati a esporre quel che è successo alla magistratura, che valuterà se ci sono stati o meno illeciti»
Ma certo i punti da chiarire in questa vicenda non sono pochi.
«I documenti e gli atti in cui ci siamo imbattuti - ha spiegato Germano Bosisio - hanno fatto in crescere in noi un certo senso di inquietudine. Abbiamo una serie di perplessità.»
Sono diverse, infatti, le decisioni che hanno sollevato fin da subito seri dubbi di legittimità.
Come ad esempio l'aumento retroattivo delle tariffe, che sarebbe servito a far quadrare i conti di un bilancio altrimenti in rosso.

Remo Valsecchi, Sandro Magni e Paolo Dell’Oro

Ma anche «le troppe consulenze di cui non si capisce l'utilità: una serie di atti inutili a molto costosi che pesano sulla collettività. Senza dimenticare strane coincidenze di date in cui ci siamo imbattuti»
Nell'esposto vengono avanzati poi dubbi sulla legittimità degli attuali amministratori in carica, che potrebbero non avere i titoli previsti dalla legge. Una questione molto delicata, visto che se cosi fosse anche gli stipendi versati ai dipendenti sarebbero illegittimi. «Per questo bisogna che la Corte dei conti faccia chiarezza una volta per tutte» ha spiegato Valsecchi.
O sul perché ancora non sia stata fatta una seria valutazione economica sulle altre possibili strade che si potevano percorrere.
Senza tralasciare l'improvviso cambio di rotta di Idrolario che a sorpresa ha rinunciato a proseguire nella gestione del servizio.
Settimana prossima - forse già lunedì - i portavoce del comitato consegneranno personalmente alla procura regionale della Corte dei conti le loro osservazioni che porteranno la data del 22 marzo, Giornata mondiale dell'Acqua.
«Se la Corte dei conti riconoscerà la legittimità delle nostre osservazioni - ha continuato Sandro Magni - metteremo tutti gli amministratori di fronte alle responsabilità che hanno nei confronti dei loro cittadini»
«Non hanno strategia, non hanno progetti, ma si stanno giocando i nostri soldi» ha infine concluso Remo Valsecchi.

COMUNICATO

Il Comitato Lecchese Acqua Pubblica, dopo lunga e sofferta riflessione, ritiene necessario ed opportuno assumere una concreta iniziativa che completa un percorso, altrettanto concreto e non certamente ideologico, sviluppato in questi ultimi anni per garantire la volontà degli italiani e dei cittadini di mantenere la gestione del servizio idrico nell'ambito pubblico espresso con l'esito referendario del 2011.
Mantenere l'acqua pubblica significa una gestione lontana dai profitti, inconcepibile per un bene indispensabile ed irrinunciabile, caratterizzata da efficacia, efficienza ed economicità che, purtroppo, non ha trovato riscontro nella nostra provincia.

Le vicende societarie, la questione dell'affidamento a Idroservice/L.R.H., pur in contrasto con la normativa comunitaria e nazionale e le delibere degli organismi pubblici preposti, le gravi e consistenti perdite e difficoltà finanziarie di Idrolario sono, a giudizio del Comitato, la conseguenza di un sistema e di un metodo che non ha coniugato o saputo coniugare la funzione pubblica e sociale del servizio con ripercussioni, attuali e future, sulle tariffe e, quindi, sui cittadini.

Per queste ragioni e per le perplessità relative all'opportunità e coerenza di numerosi atti e comportamenti, il Comitato ha ritenuto necessario demandare ad un organismo, terzo rispetto al dibattito in corso, la valutazione di merito e di legittimità.

La prossima settimana, il Comitato, con la sottoscrizione di alcuni suoi esponenti, depositerà un esposto alla Procura Regionale delle Corte dei Conti con l'esposizione di tutte le vicende, societarie e non, riguardanti il servizio dal 2007 ad oggi.

Si tratta di un esposto e non di una denuncia che sarebbe l'espressione di un giudizio che non compete al Comitato ed ai suoi esponenti.

E' una lunga esposizione di fatti e comportamenti documentati che i magistrati valuteranno e potranno approfondire o decidere di considerare legittimi e coerenti rispetto alla normativa riferita agli Enti Pubblici in generale ed archiviare.

Non è, e non vuole essere, parte o strumento del confronto politico al quale, nel suo significato attuale ormai generalizzato, il Comitato è completamente estraneo.

Le ragioni di questa iniziativa si collocano nel senso civico che deve accompagnare l'azione di ogni cittadino preoccupato delle sorti del patrimonio collettivo e delle conseguenze che scelte errate possono produrre circa il mantenimento nell'ambito pubblico di un servizio che la "sovranità popolare" vuole rimanga tale.

Demandare alla magistratura la questione, rimettendo alla stessa il giudizio, non è un atto contro, è solo l'unico modo per i cittadini, pur deleganti, attraverso il voto, degli organismi preposti al governo del territorio, di esprimere le loro ragioni certi che, con l'obiettività che è alla base della loro funzione e ruolo, i giudizi sapranno valutare.

Lecco, 21 marzo 2014
P.V.
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