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Scritto Lunedì 24 marzo 2014 alle 23:02

Valmadrera: salta la firma per il Daspo, è condannato: 1 anno di carcere e 10.000 €

Un anno di reclusione, 10.000 € di multa e il pagamento delle spese processuali. Questa la condanna pronunciata questa mattina dal giudice Salvatore Catalano nei confronti di Andrea B., imputato ai sensi dell'articolo 6 del decreto legge 401/89 che disciplina il divieto di accesso ai luoghi sportivi in occasione di competizioni sportive.
Il giovane residente nel lecchese dovrà inoltre, per la durata di 2 anni, stare lontano dalle partite dell'Atalanta e dell'Albino Leffe, dalle 9.00 del mattino fino a tre ore dopo il termine del match. Dovrà recarsi presso la caserma dei Carabinieri di Valmadrera (competente per territorio di residenza) e porre una firma per testimoniare la sua presenza, tutti i fine settimana e in occasione di tali partite.
Il provvedimento non è nuovo per lui, e proprio per non aver rispettato l'obbligo di firma di fronte ai militari egli è stato imputato penalmente presso il tribunale lecchese.
I fatti risalgono all'aprile 2008, quando il giovane ha "saltato" la firma in occasione di una partita e ha chiesto al padre di chiamare i militari per spiegare il motivo di tale mancanza.
"Verso le 16.00 di pomeriggio ci ha chiamato il padre, dicendo che il figlio non poteva presentarsi poiché era rimasto ingolfato nel traffico in autostrada" ha spiegato in aula il carabiniere che ha risposto alla telefonata. "Non ha indicato quale autostrada, non ricordo se poi si siano presentati in caserma".
Il ragazzo si era recato il giorno prima a Chiavari a casa di amici di famiglia, come ha testimoniato in aula la sua fidanzata di allora. "Eravamo partiti verso l'ora di pranzo da là per tornare, proprio perché sapevamo che lui aveva questo obbligo" ha spiegato la ragazza. "Ma abbiamo trovato molto traffico e impiegato molto più tempo del previsto. Mentre tornavamo Andrea ha preferito chiamare suo padre e chiedergli di andare dai Carabinieri per spiegare la situazione. Gli sembrava un modo più sicuro per essere creduto, piuttosto che telefonare di persona. Quando siamo arrivati ha accompagnato me a casa e poi è andato dai Carabinieri con il padre".
Il pubblico ministero, pur non mettendo in discussione la veridicità di quanto testimoniato, ha chiesto per l'imputato 9 mesi di reclusione e 6.800 € di multa. "La violazione c'è stata, egli sapeva del suo obbligo e avrebbe dovuto tenerne conto. Avrebbe potuto chiamare egli stesso i Carabinieri, che avrebbero così effettuato controlli mirati sulla sua posizione. Quando è tornato non si è recato subito dai militari, ma ha prima accompagnato la fidanzata a casa. Quel giorno inoltre si giocava una partita importante".
Un aspetto, quest'ultimo, smentito dal legale difensore del ragazzo che ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato. "Quel giorno giocava l'Albino Leffe, non l'Atalanta di cui l'imputato era tifoso. Un anno e mezzo prima dei fatti in questione egli era stato denunciato in occasione di una partita, per fatti poi prescritti. Da qui l'obbligo di firma, a seguito della sentenza del Gip di Bergamo del dicembre 2008 sulla D.A.SPO. ( Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive). In base alla normativa vi è l'onere di comunicare dove ci si trova in caso si impossibilità a presentarsi, e questo è stato fatto da parte del padre. Non vi è dolo, semmai negligenza. Egli ha firmato tutti i sabati e le domeniche, non sottraendosi ai suoi obblighi".
Il giudice ha condannato il giovane ad una pena superiore a quella richiesta dal pubblico ministero, e per altri 2 anni il tifoso dovrà stare lontano dalle sue squadre del cuore.
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