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Scritto Venerdì 28 marzo 2014 alle 19:32

RSI: fuori dagli uffici della Provincia si consuma la protesta dei dipendenti. ''Siamo pronti a bloccare la linea ferroviaria''

Sono disperati i 120 lavoratori della RSI di Costa Masnaga per i quali il prossimo 30 aprile scadranno i termini della cassa integrazione e verranno messi in mobilità.
Proprio per denunciare ancora una volta la situazione che li caratterizza, stamani hanno organizzato un presidio davanti agli uffici provinciali, dopo che sembra essere svanita la possibilità di un'acquisizione dell'azienda da parte di altri gruppi imprenditoriali.
E mentre ai piani alti di viale Matteotti le istituzioni si incontravano con sindacati e proprietà, nel piazzale i lavoratori sfogavano la propria disperazione.

Il presidio dei lavoratori RSI di Costa Masnaga, stamani a Lecco, fuori dalla sede provinciale

''Siamo disperati e rassegnati'' hanno raccontato i dipendenti, che ormai hanno abbandonato l'idea di vedere le loro officine ancora al lavoro e che sperano di poter trovare impiego in altre aziende del settore.
"Le officine sono abbandonate e molti macchinari sono stati venduti: ovviamente in queste condizioni non sono più appetibili per altri imprenditori" hanno raccontato.
Nei capannoni ancora oggi restano una ventina carrozze di Trenitalia: un convoglio lungo più di 600 metri, con tutti i motori e i pezzi di ricambio necessari ma che rimane inutilizzato e dimenticato e che "con il tempo sta andando in malora". Un simbolo tangibile della storia, e purtroppo del futuro, di RSI e dei suoi lavoratori.
Un'azienda che rappresentava un'eccellenza lombarda dove, solo per fare un esempio, sono state restaurate in passato, le antiche carrozze dell'Orient Express.
Con gli anni sono calate però le commesse, soprattutto quelle per la manutenzione dei treni affidate ad altre strutture. E i lavoratori puntano il dito contro la politica.
''In Regione si vantano di difendere le aziende del nord, ma la manutenzione dei treni regionali oggi è fatta in Svizzera, a Bellinzona. Intanto gli svizzeri, al contrario, con il referendum hanno chiuso ai lavoratori italiani'' è la denuncia di Andrea, da sempre operaio nell'azienda, che fatica a immaginare un futuro per lui e la sua fidanzata, insegnante precaria.


Una storia simile a quella di tanti suoi colleghi: chi non si può sposare, chi è appena diventato padre e chi ha ricevuto lo sfratto. "Ho 37 anni di contributi - ci ha raccontato un dipendente - ma non posso andare in pensione prima del 2021. Cosa dovrei fare?".
La loro speranza è che con il tavolo provinciale si trovi l'accordo per il loro ricollocamento in aziende come Trenord, Trenitalia o Atm. Aziende che, anche in vista di Expo, stanno cercando di ampliare il proprio personale dipendente.
"Quello dei trasporti pubblici è un settore che non ha risentito la crisi. Chiediamo solo di essere assunti da altre aziende del settore in tempi ragionevoli. Siamo disposti a spostarci, abbiamo esperienza e possiamo godere degli sgravi fiscali legati alla mobilità, ma spesso le aziende preferiscono assumere giovani cui possono somministrare un contratto di apprendistato" ci hanno detto i lavoratori RSI, che non escludono azioni clamorose: "se non si riuscirà a trovare un accordo siamo pronti a bloccare la linea ferroviaria".
P.V.
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