• Sei il visitatore n° 353.340.949
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Giovedì 03 aprile 2014 alle 11:17

Operazione Metastasi: gli avvocati in Procura per acquisire gli atti di indagine. Bocassini: ''Uno spaccato pericoloso a Lecco''

Questa mattina l'avvocato lecchese Marcello Perillo, difensore di Mario Trovato,  Ernesto Palermo, Antonello Redaelli, Saverio Lilliu, Claudio Bongarzone e Claudio Crotta si recherà in procura a Milano per acquisire tutti gli atti relativi all'inchiesta "Metastasi" che nella mattina di ieri ha portato in carcere i suoi clienti, unitamente al sindaco di Valmadrera Marco Rusconi, Alessandro Nania, Antonino Romeo, Massimo Nasatti. L'indagine, coordinata al procuratore aggiunto della Direzione distrettuale Antimafia Ilda Bocassini in collaborazione con i sostituti Claudio Gittardi e Bruna Albertini, ha portato all'emissione di dieci ordinanze di custodia  cautelare in carcere per i reati contestati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, turbativa d'asta, danneggiamenti, concussione estorsione.

Marco Rusconi e Ernesto Palermo

Una vicenda che ha dell'incredibile e che ha lasciato senza parole il mondo politico lecchese, incredulo di fronte all'arresto del giovane sindaco di Valmadrera, difeso dall'avvocato Sergio Colombo, e accusato di avere messo in atto un trattamento preferenziale a favore della Lido Paré per l'ottenimento di una concessione comunale, a fronte di una tangente da 10mila euro (di cui 5mila ricevuti).
Per tutta la mattinata di ieri i suoi colleghi di giunta sono rimasti chiusi nel municipio, dove sono stati anche raggiunti dall'onorevole Antonio Rusconi, e al termine dell'incontro hanno diramato un comunicato stampa ribadendo fiducia al primo cittadino e nell'operato della magistratura.
In carcere è finito anche il consigliere comunale di Lecco, ex Partito democratico, Ernesto Palermo a cui i magistrati contestano la "turbativa di pubblici incanti, corruzione attiva e passiva" poiché secondo l'impianto accusatorio interveniva su provvedimenti edilizi e esercitava un'attività estorsiva e di protezione verso esercizi commerciali della città.
Le indagini della DDA (direzione distrettuale antimafia di Milano) erano partite a seguito dei due attentati incendiari al Lido di Paré, di proprietà del comune di Valmadrera, nel luglio 2008 e 2009.

Da sinistra Ilda Bocassini, il procuratore capo Edomondo Bruti Liberati e Claudio Gittardi

Gli inquirenti avevano iniziato a indagare a tutto campo sui fatti poichè, poco tempo dopo il secondo evento doloso, una società denominata ''Lido di Parè srl'' si era fatta avanti per rilevare l'area messa a disposizione dal comune che ne è il proprietario.
Una richiesta di affido avanzata a seguito del bando di gara a evidenza pubblica, promosso dall'amministrazione comunale di Valmadrera, per assegnare la gestione dell'area turistica.
Era il 2 maggio 2011 quando il settore Commercio del Comune di Valmadrera aveva pubblicato la ''graduatoria a seguito della gara per l'affidamento in concessione della gestione dell'area verde in località Paré'', svoltasi il 29 aprile: l'esito, secondo quanto riferivano le cronache di allora, attribuiva 86,67 punti alla ''Lido di Paré Srl'' e 83 alla società ''Bd Group Srl''. Un gruppo quest'ultimo che già gestiva il ''Pareo beach'' in precedenza, proprio quando era stato dato per ben due volte alle fiamme.

L'incendio al Lido di Paré

Tre mesi dopo, inaspettato, era giunto il dietro front da parte dell'amministrazione di Valmadrera, a seguito di una ''comunicazione atipica'' pervenuta dalla Prefettura, la quale segnalava probabili contatti tra i membri della compagine societaria ed esponenti della malavita organizzata.
Un'assegnazione stoppata dallo stesso comune, messo in allerta dagli enti superiori. E a questo proposito, non si era fatta attendere la reazione della società, che rivendicando gli investimenti già effettuati su quell'area, aveva promosso un ricorso al Tar, chiedendo danni per circa 200mila euro. Vicenda che si pensava potesse essersi chiusa qualche giorno fa, con la sentenza del tribunale amministrativo che dava ragione al comune.
Coinvolti a vario titolo sono finiti poi una decina di soggetti tra cui appunto Mario Trovato, ritenuto a capo della "locale" di Lecco.
"Questo segmento di indagine" ha spiegato ieri in conferenza stampa il PM Ilda Bocassini "conferma l'esistenza della locale di Lecco. A distanza di vent'anni dalla prima maxi indagine troviamo la stessa famiglia Trovato che conferma il collegamento tra i bracci armati della malavita con esponenti delle istituzioni in questo caso con consigliere comunale di Lecco. Avvicinando e avendo a disposizione persone delle istituzioni, potete immaginarvi il salto di qualità negli appalti, negli incarichi, facendo in modo di spazzare via la concorrenza, sapendo in anticipo informazioni riservate. Si tratta di uno spaccato pericoloso, che mostra una sinergia tra i reati tipici delle organizzazioni criminali con reati della pubblica amministrazione quali turbative d'asta e coinvolgimento di pubblici ufficiali".
Nella mattinata odierna il Partito democratico di Lecco ha organizzato una conferenza stampa per esprimersi sulla vicenda.



Articoli correlati

S.V.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco