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Scritto Sabato 05 aprile 2014 alle 16:48

NON DATE A BRIVIO QUEL CHE E' DI PALERMO


Stiamo calmi. Non sereni, ma calmi. Stiamo prudenti. Non indifferenti, ma misurati. Non cavalchiamo le onde, ma osserviamo con attenzione da che parte va la corrente. Il terremoto giudiziario che, come un'orda di lanzichenecchi, ha investito la città di Valmadrera e di riflesso quella di Lecco, richiede nervi saldi e non stuoli di piranhas alla caccia del proprio bocconcino. Rispettare l'azione della magistratura significa innanzitutto non aggiungere nulla a quello che ha deciso. Il sindaco di Lecco Virginio Brivio non è indagato e nessuno lo deve indagare di suo. La Direzione Antimafia di Milano ha disposto l'arresto di un sindaco, non di due. Questo teniamolo ben presente, altrimenti si altera la realtà e si transita nella fantasia. Certo è motivo di forte imbarazzo venire a sapere che un consigliere comunale di maggioranza emerge come referente di una cosca mafiosa lecchese, ma cosa ben diversa sarebbe stato se Ernesto Palermo fosse al Comune di Lecco assessore all'urbanistica, ai lavori pubblici o al bilancio. Vero che Ernesto Palermo ha contribuito all'elezione di Brivio al primo turno con i suoi 64 voti. Ben diverso sarebbe stato se i voti fossero stati 640 o 6400. Evidentemente l'uomo millanta ben oltre i gravi fatti di cui è chiamato in causa. Il sindaco di Lecco in questi giorni di profonda amarezza non si è sottratto al giudizio della pubblica opinione, sia dentro che fuori le mura del Municipio. Le sue dichiarazioni sono in rete e agli occhi di chi scrive appaiono sincere. C'è solo una parola che Virginio Brivio ha pronunciato e che io non condivido. Ha detto di essere stato un ingenuo. Nessuna ingenuità, sindaco. Un primo cittadino ha il dovere di parlare, di telefonare e di inviare sms a chiunque si metta in contatto con lui, siano essi componenti della sua giunta, del Consiglio Comunale, pari grado di altre municipalità o semplici cittadini. Ci mancherebbe altro. Scoprire a distanza di anni che un consigliere comunale forse aveva una doppia vita non cambia quella di colui che, per esito elettorale, ci ha lavorato assieme. Dare un consiglio a un collega sindaco meno esperto è solo gesto di responsabile generosità, ingentilita dal dettaglio che quel sindaco - oggi in carcere per quella che sembra essere stata una debolezza personale - è alla guida di Valmadrera, città della quale è ancora oggi dirigente comunale in aspettativa. Che reati sono questi? Per fortuna la responsabilità penale è ancora strettamente individuale.
L'associazione Qui Lecco Libera - tanto di cappello al loro coraggio civile e al loro acume sociale - è in prima fila nella ricerca della verità e dei responsabili e sotto questo aspetto è illuminante la registrazione di una conversazione con Virginio Brivio dell'11 giugno 2013 - la si trova sul loro Blog - nella quale il sindaco di Lecco, richiesto di un giudizio sulla "personalità politica" di Ernesto Palermo e sul ruolo di questi nella vicenda del Lido di Parè, lascia intendere di avere riserve su questo esponente di un raggruppamento di Centro riconducibile all'UDEUR/UDC e su quelle che si dice siano le sue frequentazioni, ma soprattutto confida a Qui Lecco Libera di sapere che "c'è in ballo anche una cosa giudiziaria". E' questa frase che legittima da parte dell'associazione il dubbio che Brivio sapesse e abbia taciuto, legittimando in qualche modo l'attività del Palermo.
Beh, io do una lettura diversa di questa frase. Il sindaco di Valmadrera, preoccupato di una segnalazione ricevuta dalla

Prefettura sulla "limpidezza" della società che si era aggiudicata la gara del Lido di Parè chiede consiglio su come comportarsi al collega di Lecco al quale anche il consigliere comunale Palermo, assieme a uno dei soci della "Lido di Parè srl", chiede un incontro in Comune con tutta probabilità perché convinca il pari grado di Valmadrera del buon diritto della società. Palermo sa che Brivio e Rusconi hanno un rapporto di amicizia che va oltre la comune militanza politica. L'iniziativa del Palermo, letta con il senno del poi, è impropria, ma il motivo di un incontro in una sede istituzionale come il Municipio di Lecco sollecitato da un consigliere comunale un sindaco lo sa durante e dopo, non prima. E Virginio Brivio, che al termine della conversazione ha capito di che si tratta, fa quello che gli detta la coscienza. Va in Prefettura, ottiene il quadro della situazione e l'anticipazione - con obbligo di riservatezza - che si sta muovendo la Magistratura , dà il consiglio giusto al sindaco di Valmadrera, che infatti non dà corso all'esito della gara, e liquida il consigliere comunale Palermo con una risposta di maniera e non certo rivelandogli che è sotto inchiesta. Riservatezza, questa, che anche Qui Lecco Libera rispetta, in tal modo evitando qualunque ostacolo alle indagini della DDA di Milano. Questa è una mia versione positiva che, fino a prova contraria, regge il confronto con qualunque altra di segno negativo almeno sino al momento in cui dovessero emergere fatti certi a carico del sindaco di Lecco. Sotto questo profilo la successione dei fatti e le date dei vari contatti potrebbero risultare illuminanti, ma escludo che la DDA non l'abbia già fatto concludendo per l'estraneità del sindaco di Lecco. Certo rimane in vita l'alea delle dichiarazioni degli arrestati, ma qui emerge la figura del giudice cui si chiede di saper distinguere tra bugia e verità.
In questa ottica non vi è ragione alcuna perché Virginio Brivio si dimetta. E' mia opinione che Lecco abbia un sindaco di valore che, prima ancora, è una persona degna. Non gli ho mai visto indossare i panni dell'arrogante o del prezioso. La ingenuità di cui si autoaccusa, io la chiamo trasparenza. Lasciamo le nebbie all'inverno e attendiamo che la Magistratura le dissolva, senza crearne delle artificiali.
Alberico Fumagalli
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