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Scritto Mercoledì 21 maggio 2014 alle 07:35

Aumento del costo dell’acqua: una storia tutta lecchese densa di sorprese e contraddizioni

Tariffe sì, tariffe no, tariffe bum. Potrebbe sembrare una strofa mai scritta di una celebre canzone di Elio e le Storie Tese che beffeggiava il malaffare italiota nella sua celebre Terra dei Cachi. E invece quello del valzer tariffario è un ritornello che ha accompagnato alcuni dei momenti cruciali del percorso di affidamento del servizio idrico integrato lecchese e che a quanto pare ancora non ha smesso di suonare. Ma vediamo di ripercorrerne i passaggi principali.

Atto primo. Un aumento tariffario, cadenzato negli anni, era stato inizialmente previsto dal Piano d'Ambito, il documento di pianificazione degli interventi e degli investimenti programmati nell'ambito territoriale lecchese approvato dai sindaci del territorio. Ma ecco che, nel giugno 2012, la stessa Conferenza dei Sindaci, riunita in assemblea, decide di deliberare per quello stesso anno il "blocco tariffario". Vale a dire, non soltanto si dice No agli aumenti di tariffa inizialmente previsti, e sui cui introiti sono stati pianificati gli investimenti, ma non viene concesso il via libera nemmeno ai minimi adeguamenti Istat.
A nulla valsero le grida di allarme lanciate dall'allora vertice di Idrolario Franco Almerico che l'indomani non esitò a tuonare contro la decisione presa dai sindaci indirizzando una lettera di fuoco a consiglio provinciale e Ufficio d'Ambito con cui, dati e simulazioni alla mano, denunciava il rischio non soltanto di bloccare gli investimenti ma di mettere in crisi lo stesso bilancio societario. I sindaci, imbufaliti per la presa di posizione pubblica del numero uno di via Rio Torto, non esitarono infatti a confermare la loro decisione adducendo quale giustificazione la volontà di non gravare ulteriormente sul bilancio delle famiglie in un periodo di difficoltà.
E fu lo stesso presidente della Conferenza, Paolo Strina, a dichiarare: "Credo che se anche per un anno su tre il bilancio dovesse andare in rosso non sarebbe un dramma, nell'ottica di mantenere al minimo le tariffe". (Si veda l'articolo di Merateonline, Scontro sulle tariffe, datato 29 giugno 2012: http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=23681 perché il bello della rete è che le parole dette non finiscono al macero, e nemmeno nel dimenticatoio).

Atto secondo. Ecco che circa un anno dopo, in sede di approvazione del bilancio 2012 di Idrolario si scopre quella che può essere definita tutto tranne che una sorpresa. La società chiude con una perdita di esercizio di 2 milioni 573 mila euro (a fronte di una chiusura in attivo di 366mila euro del bilancio 2011). Tra le cause la parte del leone la fa proprio il mancato aumento tariffario, che ha determinato minori ricavi per ben 3,7 milioni di euro.

Ed ecco che va in scena la madre del tragicomico dramma idrico: gli stessi sindaci chiedono al CdA di Idrolario di modificare il conto finanziario inserendo retroattivamente un aumento pari al 6,5% della tariffa 2012 (pari a circa 2 milioni 700 mila euro in più). Detto in parole semplici: i cittadini hanno pagato 5? Fa niente, noi scriviamo che hanno pagato 6 e voilà, magia delle magie, ecco che il bilancio torna ad avere segno positivo e pure con un utile di 141mila euro. Inutile dire che questa trovata dell'ultima ora non soltanto non trova il beneplacito del CdA, ma nemmeno quello del Collegio sindacale, che non esita a paventare il rischio di incorrere nelle sanzioni previste dal Codice Civile per "falsa certificazione sociale". Ma l'assemblea dei sindaci soci non ci sente e procede con un colpo di mano ad approvare la modifica. La tesi sostenuta è che il nuovo metodo di determinazione della tariffa, che nel frattempo l'AEEG sta provvedendo a predisporre, dovrebbe consentire di recuperare i costi incomprimibili relativi agli anni precedenti negli anni successivi, recuperando di fatto l'aumento non applicato nel 2012. Ma il nuovo metodo tariffario tarda a giungere e quindi il ragionamento è: dato che sarà previsto il recupero negli anni successivi perché non inserirlo già in questo bilancio? E così è fatto. Ma questi soldi ci sono sulla carta ma non nelle casse.

Nel frattempo Idrolario viene costretta a rinunciare all'affidamento del servizio che passa ad Idroservice. Il nuovo metodo tariffario è predisposto dall'AEEG ed è il momento di incassare (e la domanda è: ma il famigerato conguaglio 2012 inserito nella tariffa 2013 chi lo incasserà: Idrolario o Idroservice? Presumibilmente quest'ultima essendo diventata nel frattempo affidataria del servizio). E qui arriva il terzo e ultimo atto, probabilmente quello apicale. La conferenza dei sindaci si riunisce per approvare la nuova tariffa ma manca il numero legale. Da regolamento l'assemblea quindi non è valida per mancanza di quorum. Ma con l'ennesima forzatura si decide di procedere ugualmente: la tariffa viene approvata dai pochi sindaci presenti (33 su 89 al momento della votazione) salvo poi essere rimandata indietro dalla Provincia data la non regolarità della delibera.

Il presidente Strina non ha tardato a precisare che quello del numero legale è uno sbarramento previsto dal regolamento dell'Ato di Lecco e che altrove non è richiesto, annunciando comunque un'altra assemblea che, qualora andasse nuovamente deserta, lascerebbe mano libera alla Provincia di procedere. Ma se un regolamento c'è forse andrebbe applicato, altrimenti che senso avrebbe darselo? viene da chiedersi.

Ora, giustificare ai propri cittadini a poche settimane dalle elezioni il fatto di aver approvato un aumento delle tariffe dell'acqua ovviamente è una cosa che non piace a nessuno. Di qui il numero esiguo, per non dire irrisorio, dei primi cittadini che si sono presentati all'ultima assemblea e il consistente numero di coloro che presumibilmente non si presenteranno nemmeno alla prossima, per una consuetudine piuttosto diffusa del voler lanciare il sasso per poi nascondere la mano.

Ma dietro queste motivazioni forse ve ne sono anche altre che puntano a qualcosa di ben più consistente di una rielezione a primo cittadino. Forse le stesse motivazioni che in questi anni hanno dato mano libera a Lario Reti Holding/Idroservice di cavalcare la propria corsa verso l'affidamento del servizio idrico integrato.

Più volte si è infatti tentato di farle passare per mere questioni di forma. Ma, come si suol dire, la forma a volte è anche sostanza. Seguendo lo stesso "spirito pragmatico" del presidente Strina e di chi come lui, badando al risultato finale, ha talora deciso di chiudere un occhio (e a volte anche due), qualche comune cittadino potrebbe essere magari tentato di ritoccare il proprio conto in banca, finito malauguratamente in rosso, per evitare di pagare gli interessi, inserendo magari un aumento di stipendio che ancora non gli è stato concesso nella convinzione che tanto lo prenderà e magari, come gli è stato promesso, pure retroattivo. Peccato che, fuori dalle mura del palazzo, la vita si svolga secondo le regole e, pragmatico oppure no, in buonafede oppure no, non facciano alcuna differenza di fronte alla legge, perché chi trasgredisce paga.

Presenti:

Abbadia, Barzago, Barzanò, Brivio, Calolziocorte, Casargo, Casatenovo, Cremella, Dorio, Ello, Erve, Galbiate, Introzzo, Lecco, Lierna, Malgrate, Mandello, Missaglia, Moggio, Montevecchia, Morterone, Olgiate Molgora, Olginate, Osnago, Perego, Perledo, Premana, Rovagnate, Sirone, Sirtori, Sueglio, Valgreghentino, Vendrogno

Presenti a inizio seduta ma abbandonano l'aula prima della votazione: Costa Masnaga e Vercurago

Totale presenti al momento della votazione: 33

Totale assenti: 56

Marta Mazzolari
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