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Scritto Lunedì 16 giugno 2014 alle 14:08

Allo start gli esami di maturità e poi i test universitari tra quiz di ''intelligenza'' e puro nozionismo

Un esercito di soldatini e soldatesse del territorio si accinge alla prova di maturità, inregimentato in quel contenitore inespugnabile che si chiama nozionismo.
Proprio in questi giorni una giovane collega ricordava i suoi esami cadenzati da domande incalzanti su date, numeri e tutta l'antologia del sapere grigio e spesso inutile. E aggiungeva: "Quando poi ho fatto il test di accesso all'università mi sono ritrovata a rispondere sul vincitore di un festival di SanRemo". Le ha fatto eco una giornalista con qualche anno in più che, a sua volta, ricordava d'essere stata "seviziata" con quesiti che raggiunsero l'acme intellettuale quando pretendevano che spiegasse la ragione del coccodrillo sulle magliette Lacoste. La faccio corta.
Siamo ancora immersi in questa logica che vede i docenti travestiti da Mike Bongiorno, i viceversa, incuranti dei mali di una società allo stremo. Dai sondaggi empirici di questi mesi si è evinto che una larga fetta degli studenti della nostra provincia si iscriverà a giurisprudenza. Ma i loro prof non gli hanno ricordato che a Milano ci sono più avvocati che nell'intera Francia?
Due righe pescate nel privato: la madre di mia figlia, avvocato, rimase profondamente delusa quando Adriana non ne volle sapere di seguire le sue orme. Ora le dice che ha fatto bene sia per i mutamenti strettamente professionali sia perché sono sempre più i clienti che non pagano la parcella. E lo fanno con una disinvoltura che, una volta, riservavano al conto del macellaio.
Se poi vuoi senti la vocazione per la medicina, stai tranquillo che ai test ti tagliano le gambe, sempre con la aberrante logica quizzara sperimentata, in questi anni, dalle colleghe che non si sono arrese.
L'ha capito anche il ministro della pubblica istruzione che questo percorso era una sorta di senso vietato dalla ragione e ha proposto che le matricole vengano sottoposte a un filtro attitudinale dopo il primo anno. Un bel passo avanti per capire se il desiderio di indossare un camice corrisponde a una inclinazione di fondo, scientifica e umana mentre ora capita che, nella lotteria dei test, vinca un posto chi sviene al primo ago.
C'è poi una questione strettamente territoriale, che mi sta da sempre a cuore. Sull'onda della nostalgia mi piace richiamare le fervide stagioni durate fino a un decennio fa quando i ragazzi licenziati dal Fiocchi, dal Badoni, dal Parini trovavano occupazione nel giro di pochi mesi, inserendosi in quella temperie imprenditoriale che negli anni Settanta aveva eretto Lecco tra le prime cinque città industriali del mondo.
Sfiorite le fabbriche e in assenza di alternative anche alla nostra latitudine i livelli di disoccupazione giovanile toccano quote impensabili e non lontane da quel 46% nazionale che è una specie di urlo gridato alle classi dirigenti di questo Paese.
Io credo che la maturità debba essere equanime da Aosta fino a Ragusa, ma ritengo anche che la scuola abbia il dovere di cogliere e interpretare il "genius loci" cioè quel quid di peculiarità che rende dissimili i territori e le prospettive di sviluppo. Un passo avanti è stato fatto per esempio costituendo commissioni con docenti delle scuole provinciali mentre, in passato, era un assurdo pendolarismo dal nord al sud e viceversa con quotidiane defezioni corredate di certificato medico, sostituzioni last minute e magari come capitò a me che assistevo, da cronista, a un'interrogazione di sentir dire a una professoressa di Matera: "Ma a voi la matematica chi ve la impara?".
Vi assicuro che non è una barzelletta, ma non avendo registrato la gag dovete fidarvi della mia parola.
Marco Calvetti
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