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Scritto Venerdì 04 luglio 2014 alle 11:29

Acqua meno pubblica con l’UE ma i sindaci di centrosinistra obbediscono al PD e a LRH

Il Consiglio provinciale nella seduta del 28 ottobre 2013 aveva parlato chiaro: a partire dal 1 gennaio 2015 a gestire l’acqua lecchese dovrà essere Idroservice. Entro quella data la società dovrà quindi essere trasformata in una in-house, sottoposta cioè al controllo analogo dei sindaci, come deciso già dai cittadini italiani con l’ormai celebre referendum sull’acqua pubblica. Ma a rimescolare le carte in tavola è arrivata lo scorso 28 marzo una direttiva europea, che rischia di far scorrere l’acqua lecchese lungo un canale diverso - e più torbido - da quello che sembrava già tracciato.

Mario Calzoni, Giuseppe Viola e Riccardo Gori

La normativa prevede infatti che, a determinate condizioni, anche all’interno della compagine di una società in house (cioè direttamente controllata dagli enti pubblici e quindi dai cittadini) possano entrare finanziatori esterni, come banche e istituti di credito. Si tratta solo di una possibilità e non certo di una scelta obbligata, ma a sei mesi dal 31 dicembre , quando ancora nulla si è fatto per rendere operativo il passaggio a Idroservice è evidente che possa rappresentare una “soluzione” facile agli occhi dei sindaci lecchesi, che non sarebbero più obbligati ad avere pronta a fine anno una società (Idroservice appunto) a controllo analogo puro.


Un piano B, insomma, che rischia però di allungare ulteriormente quel cammino che porta alla nuova gestione del servizio idrico, attraverso il controllo analogo. Un cammino che al momento non è praticamente nemmeno stato iniziato. Per convincere i sindaci lecchesi della bontà di questa eventualità (che tanto eventualità poi non è…) Lario Reti ha organizzato ieri al politecnico di Lecco un’intera giornata di approfondimenti dedicata alla “Conformità gestionale finanziaria del soggetto gestore d’ambito in rapporto al piano di investimenti e alla qualità della gestione del servizio”, cui hanno partecipato meno della metà dei sindaci lecchesi (nemmeno cinquanta le persona in aula, tra primi cittadini, operatori del settore, responsabili societari ecc).


Alle 14, dopo il buffet, si è tenuta in particolare la relazione del dott.Mario Calzoni che ha illustrato con dovizie di particolari giuridici i contenuti della nuova direttiva europea. La grande rivoluzione introdotta è che anche all’interno della società che gestirà per i prossimi 20 anni l’acqua in tutta la nostra Provincia possano entrare soci esterni (banche et similia), ma solo ad alcune condizioni. “La prima è che la società dovrà sviluppare l’80% della propria attività con l’utenza degli enti locali - ha spiegato Calzoni - mentre non potranno superare la soglia del 20% tutte quelle attività extra-moenia, ovvero quelle attività che non riguardino l’idrico o che non siano messe in atto dai vari comuni soci”.
Seconda condizione è che i soci esterni non possano influenzare sulla governance: non avranno cioè controllo o diritto di veto e non potranno nominare componenti degli organi di controllo.

Mario Calzoni

Quale sarà dunque il ruolo dei finanziatori esterni? Sarà quello di portare capitale e mettere in campo altre attività di natura finanziaria (monitoraggio bancario, ricerca fonti di capitale, controllo di gestione ecc) Questa in poche parole - e in modo molto semplificato, per il quale ci scusiamo - è la nuova possibilità che la direttiva europea pone sul tavolo idrico lecchese. Una possibilità che potrà portare cambiamenti non di poco conto nella formazione della società che avrà il compito di gestire per i prossimi 20 anni l’acqua lecchese. Da un lato l’ingresso ad esempio di una banca (di certo non mossa da spirito di beneficienza)nell’ipotetica holding sembra in contraddizione con la chiara volontà di mantenere il servizio idrico in mano pubblica espressa dai cittadini italiani con il referendum del 2011. Dall’altro la nuova gestione mista offerta da Strasburgo rende posticipabile la scadenza del 31 dicembre, alla quale si potrà arrivare dunque con una società senza controllo analogo puro grazie alle meno stringenti regole europee.


Basta guardare il calendario per rendersi conto che moltissimo resta ancora da fare per rendere Idroservice una società in-house. A confermarlo è la stessa advisor provinciale Diomira Cretti che già 2 mesi fa a Villa Locatelli aveva definito “poco probabile” che entro il 31 dicembre si arrivi al controllo analogo puro: “Rispetto al mese scorso ancora nulla è cambiato - ha confermato la dottoressa - un passo avanti si avrà solo il prossimo 22 luglio quando Idrolario farà il punto della situazione con i soci”.

Virginio Brivio e Lellio Cavallier

Direttive europee, ingresso di finanziatori esterni, tariffe idriche e controllo analogo. Temi complicati, certo, ma forse non per i sindaci lecchesi che al termine dell’intervento del dott. Calzoni non hanno avuto alcuna domanda o richiesta di chiarimento. Nessuno ha ritenuto infatti opportuno alzare la mano per chiedere un approfondimento normativo su un tema cosi delicato e complesso, anche per gli stessi addetti ai lavori.


Sono stati invece parecchi gli amministratori che hanno preferito al contrario lasciare il convegno prima ancora del termine della giornata di approfondimento. Il rischio concreto è che l’ingresso delle banche (pur con tutti i paletti previsti) nella gestione del servizio idrico, possa rendere l’acqua pubblica un po’ meno limpida. E in questo caso, sarà solo per una chiara decisione da parte dei sindaci lecchesi, democratici in testa.
Perché quella offerta dall’Unione Europea è solo una possibilità cui si potrebbe tranquillamente rinunciare, seguendo senza deviazioni la via indicata dai cittadini con il referendum e dal consiglio provinciale. E se cosi non sarà, come ha confermato anche la dr.ssa Cretti, sarà solo “per una scelta politica”.


L’impressione è che nessuno tra coloro che siedono nella stanze dei bottoni stia davvero spingendo per dotare finalmente Idroservice del controllo analogo, preferendo invece temporeggiare per arrivare fuori tempo massimo, spacciando poi come inevitabile una decisione studiata invece a tavolino. Speriamo di sbagliarci, almeno per questa volta…
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