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Scritto Domenica 03 agosto 2014 alle 09:20

Merate: al via le grandi (e sotterranee) manovre per scegliere due figure chiave nell’ambito del socio-sanitario locale

La ripresa autunnale – dopo quest’estate davvero bizzarra – vede in calendario due argomenti di grande importanza per il meratese-casatese: la nomina del presidente di Retesalute e la sostituzione del dottor Giacomo Molteni alla guida del San Leopoldo Mandic.
Entro la fine dell’anno l’assemblea dell’azienda speciale pubblica che si occupa di gestione, coordinamento e erogazione di servizi alla persona dovrà eleggere il presidente che sostituirà Alessandro Salvioni, ex sindaco di Robbiate. L’ASP, la sola attiva in provincia di Lecco, candidata a gestire servizi su scala sempre più ampia, nonostante il parere di alcuni sindaci, ahinoi anche del meratese che ne vorrebbero lo scioglimento, è stata concepita agli inizi di questo secolo per gestire i servizi in delega dell’Asl. La prima presidente è stata l’on.Daniela Mazzuconi di Usmate, fortemente voluta dall’allora sindaco di Merate Giovanni Battista Albani. Alla parlamentare è subentrato l’ingegner Marco Panzeri, già sindaco di Rovagnate, sotto la cui pressione l’attività ha beneficiato di un forte sviluppo. Per ragioni mai chiarite fino in fondo alla scadenza del mandato Panzeri aveva dapprima declinato l’invito a ricandidarsi poi, la sera stessa del voto, si era posto in competizione con Salvioni, più spalleggiato dal Partito Democratico di quanto non lo fosse l’assai meno allineato Panzeri. Salvioni l’ha spuntata ma oggi non sembra godere ancora di un consenso tanto ampio. Lo scenario inoltre è del tutto cambiato. Lo stesso Libro Bianco in gestazione indica già con chiarezza, sia nella versione Maroni sia in quella Mantovani l’orientamento verso un’importanza crescente del territorio nell’ambito della continuità assistenziale con un incontro sempre più ravvicinato tra sanitario e sociale. In altre parole un sindaco privo di qualsiasi esperienza nell’ambito dei servizi alla persona ma, soprattutto, estraneo al mondo della sanità oggi sarebbe assai poco indicato alla guida di Retesalute. Il profilo richiesto è molto netto e ad esso corrispondono pochissimi soggetti. Vedremo se nelle prossime settimane una certa ipotesi prenderà consistenza al di là degli schieramenti, della territorialità e, in particolare, della stretta osservanza partitica. Un’altra scelta presa dalla segreteria del PD in base ai principi di fedeltà e non a quelli di competenza ci vedrà senz’altro duramente contrari.
L’altra partita non meno importante è quella della direzione amministrativa dell’ospedale di Merate. Inutile qui ripercorrere la storia recente del presidio, oggetto di ripetuti e pericolosissimi attacchi al fine di ridimensionarne il ruolo. Nel 2007, dopo oltre 35 anni di lavoro in altra struttura sanitaria, è giunto in via Cerri il dottor Molteni, chiamato dall’allora direttore generale Pietro Caltagirone, cui il meratese deve davvero tanto. Molteni ha assunto la carica di direttore di presidio durante l’epoca Bertoglio e, successivamente, con Mauro Lovisari il ruolo di capo del dipartimento amministrativo dell’azienda ospedaliera. L’indiscussa competenza ha fatto di questo dirigente il punto di riferimento della direzione generale aziendale. Col recente decreto Renzi i dirigenti che hanno maturato il diritto alla pensione, compiuti i 65 anni, debbono lasciare gli incarichi anche se il contratto non è scaduto. Quindi il dottor Molteni lascerà il presidio il 31 ottobre prossimo. La ricerca di un sostituto – che naturalmente compete alla direzione generale, oggi commissariata – è di estrema delicatezza per il futuro del Mandic. L’imminente riordino prevede forti accorpamenti ed è probabile che Lecco si unisca a Como in un’unica “Ais” con il Sant’Anna come “hub” e il Manzoni e il Mandic come ospedali per acuti di livello provinciale. In queste trasformazioni il rischio di perdere una specialità, di vedere mortificato un progetto, di subire maggiori tagli alle risorse è concreto e reale. Se alla guida del presidio non c’è una figura di altissima specializzazione e grande autorevolezza. Anche qui qualche ipotesi già circola. Alcune destano robuste preoccupazioni. Vigilare, valutare, intervenire sono azioni che i sindaci del meratese-casatese debbono mettere in campo senza indugio. Per evitare brutte sorprese. Di trovarsi, cioè, alla testa dell’ospedale un personaggio che con l’ospedale stesso e il territorio nulla ha a che spartire né condividere. Perché anche il solo disinteresse farebbe alla lunga gravi danni al presidio.
Claudio Brambilla
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