Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 238.928.344
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Sabato 06 settembre 2014 alle 15:43

Le periferie sono mondi abitate da corpi, pensieri, sogni e incubi che desiderano vivere con dignità

Lo stato saturnino meteorologico corrisponde con le cose che stanno accadendo nel varie periferie del pianeta. In quest'epoca mediatica, globalizzata governata da centri nevralgici, che sono posti sempre al di là del propria periferia, si decidono le cose. E' quasi impossibile identificare i personaggi di queste decisioni. Le ombre avvolgono i centri. Ogni luogo è una periferia e un centro.
In questa microperiferia si registrano morti carbonizzati trovati in una cabina elettrica abbandonata, morti dati per morti per anni invece viventi in grotte dantesche alle pendici del monte, bimbi che muoiono apparentemente per un non nulla nella culla o per l'inganno di funghi o per errori in montagna o per incidenti stradali.
Nell'altra periferia del mondo ci sono persone sconfitte da un microscopico virus di origine subdola. In un'altra parte si combatte per il riconoscimento di un lembo di terra. Altri sono trascinati da una visione messianica di liberazione dal male e sono attratti dalla potenza distruttiva come arma per raggiungere una meta.
In un'altra un mammut vuole riprendersi il suo territorio. In un'altra nel nome di un Dio fedele si uccide per cacciare gli infedeli.
Il mammut che abita l'ambiguo luogo del potere si è permesso di rievocare l'incubo atomico, rischiando di concretizzare la visionaria e disperata metafora di Cormac McCarthy nel romanzo breve La Strada.
C'è una certa afasia e dislessia di comunicazione tra i personaggi di potere che operano nell'ombra. C'è nell'aria una voglia di sventolare le braccia e le mani. Si stanno rispolverando dai bauli stendardi riguardanti proprietà territoriali, idoli. E' come se la dimensione materiale si scontrasse con una dimensione virtuale e desiderasse inconsciamente riappropriarsi della concretezza delle cose materiali per ribadire il suo dominio.
Le armi, i soldi, i santini si possono tenere in mano, si possono toccare a differenza del dialogo, della comunicazione.
Nelle periferie le genti si sentono, si percepiscono abbandonate e spaventate. Prevale l'angoscia di cadere in un incubo: La strada è lì accanto.
Il logos, la parola è svuotata, la comunicazione globale ha scavato, inciso, svuotato il significante omologandolo ad un suono afono. Le parole si sovrappongono, si spendono, si sprecano perdono la funzione di incontrarsi, di riconoscersi, di scoprire soluzioni indispensabili per riconciliarsi, per accordarsi su soluzioni possibili.
Tutto questo sta accadendo in una fase in cui l'economia dominante, che detta le regole, che condiziona le scelte, che si nasconde perché fatica a produrre quel plus in più che serve per aumentare il capitale, sta cercando darwinianamente di trovare soluzioni per poter vincere una partita difficile. E' un paradigma economico invecchiato che sta perdendo la propria funzione.
Per reggere il titanico momento, sentendosi invecchiata, mette sul mercato e genera dei conflitti sociali distruttivi. In alcune parti produce un'economia di guerra che, distruggendo, produce prodotti, merce, occupazione e lavoro. La stessa macchina economica in un'altra parte cerca di sopravvivere grazie ai drammi della follia di alcuni governanti.
In un'altra parte prevale una economia che sollecita il rigore, il consumo, i tagli di spesa pubblica e tutto il mantra che ne consegue.
Chi non sta dentro a questa logica economica circolare viene espulso, schiacciato dalla macchina che genera precarietà, miseria, povertà e porta persone ad abitare in grotte dantesche, a folgorarsi per un po' di rame, a non mettere dei dispositivi di allarme nelle culle e riduce l'accesso ai bisogni primari.
Le periferie sono mondi abitate da corpi, da pensieri, da sogni, da incubi che desiderano vivere con dignità.
dr. Enrico Magni
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco