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Scritto Mercoledì 01 ottobre 2014 alle 11:07

Acqua pubblica: i Sindaci adesso devono decidere se rispettare o infrangere la Legge

Con la pedanteria tipica degli indottrinati Alessandro Pozzi, capogruppo facente funzioni di Sei Merate ha rotto cinque anni di silenzi della sinistra meratese sul tema del servizio idrico integrato recitando a memoria la lezione impartita dai vertici del PD lecchese che ruotano attorno al sindaco di Lecco Virginio Brivio, al suo luogotenente in Brianza Paolo Strina e al capo assoluto di Lario Reti Holding Vittorio Proserpio. L'ex assessore di Osnago ha (stra)parlato di una multiutility provinciale dentro la quale infilarci di tutto, acqua e rifiuti in un caleidoscopio di perizie, valutazioni, pareri, atti, scissioni, aggregazioni e tutto l'armamentario che ha caratterizzato la storia dell'acqua lecchese dal 2005 a oggi, inizialmente sotto la regia di Marco Molgora, anche lui come Strina e Pozzi di Osnago. E per non farsi mancare nulla il parolaio rosso-verde ha accusato Merate di bloccare i processi in atto. Ma qual è questo processo in atto? Lo si saprà con precisione domani, 2 ottobre nel corso dell'assemblea di Idrolario Srl e Lario Reti Holding Spa. La proposta sul tappeto è semplice e ha trovato addirittura il consenso dei sindacati che l'hanno sottoscritta liquidando l'intera vicenda con poche righe: Idrolario Srl cede per scissione di ramo d'azienda l'attività a Idroservice Srl la quale in cambio rinuncia ai crediti vantati verso la prima società e prende in carico in via definitiva il servizio idrico integrato. Ma è fuorilegge ed è incredibile come la maggior parte dei sindaci non se ne voglia rendere conto. L'affidamento in house prevede senza se e senza ma che la società cui viene affidato il servizio sia di primo livello, ovvero direttamente controllata dai comuni mentre Idroservice è controllata al 100% da Lario Reti che è una holding di partecipazione nella quale possono entrare i privati e dalla quale devono uscire i comuni in quanto è vigente la normativa 2008 che impone la dismissione di partecipazioni in aziende che erogano servizi non strategici ai comuni, entro il 31 dicembre 2014. Merate, con Cernusco e pochi altri comuni si muove nei termini rigorosi del rispetto della legge. Non solo ma ottempera in pieno alla delibera del Consiglio provinciale che imponeva a Idroservice di uscire da Lario Reti entro il 30 giugno 2014 per consentire il controllo analogo dei comuni soci. Questa scadenza era stata messa nero su bianco in un comunicato da Virginio Brivio e Paolo Strina ma ora, evidentemente né i due né la maggior parte dei sindaci se ne ricordano. Sarà bene tuttavia che si facciano tornare la memoria. Presso la sezione controlli e verifiche della Corte dei Conti il fascicolo sulla vicenda è assai voluminoso e come ha detto l'assessore Krassowski in Consiglio comunale a Cernusco i giudici contabili potrebbero ravvisare danni erariali da chiedere direttamente agli amministratori. I sostenitori della formula Idroservice, al di là delle spinte politiche si appellano ai debiti che ha Idrolario e al possibile default della società. L'orientamento giurisprudenziale pare non contempli l'ipotesi del fallimento di una società in house. Tuttavia i soci potrebbero essere chiamati a rispondere ai creditori, anche oltre il capitale conferito. Considerando anche che il patrimonio (reti e impianti) è per definizione indisponibile quindi potrebbe essere valutato zero. Ma l'appello-minaccia non spaventa Merate. Perché se i Giudici contabili si prenderanno la briga di risalire alle cause di questo indebitamento potrebbero scoperchiare il classico vaso di pandora. Due esempi per tutti: senza alcuna gara viene affidato a Lario Reti i servizi in outsourcing quali bollettazione, manutenzioni ordinarie, allacciamenti ecc. Lario Reti era nata dalla fusione di quattro società che gestivano l'acqua in provincia. Ma il servizio e con esso il personale relativo avrebbe dovuto essere messo in carico a Idrolario. Invece la Holding tiene tutto per sé. Ma a un costo fuori dalla divina grazia: quasi 13 milioni l'anno per i servizi in outsourcing del ciclo passivo e 1,7 milioni per quello attivo. Totale 14,7 milioni. I costi diretti dell'appalto - ripetiamo concesso senza gara - assommavano a 11,3 milioni con un margine ulteriore di 3,2 milioni a copertura di spese generali e utile lordo della Holding. Ma secondo stime attendibili le spese reali sostenute nell'esercizio 2012 non superavano il milione e quindi, senza questa inutile duplicazione di costi, Idrolario avrebbe fatto registrare un margine lordo positivo per 2,3 milioni di euro. Poi c'è la questione Iva: 20% - 21% - 22% nel ciclo passivo contro il 10% del ciclo attivo. Nel solo 2012 Idrolario ha immobilizzato più di 4,7 milioni di credito Iva. Se la gestione del servizio fosse stata interna a Idrolario e non in appalto a Lario Reti, il credito sarebbe stato soltanto di 2 milioni. Altri due milioni di maggiori disponibilità la Srl le avrebbe avute in bilancio se non fosse stato sottratto a favore di Lario Reti nel 2010 il canone per l'uso del patrimonio fino al 31 ottobre di quell'anno. Insomma questo enorme pasticcio ha generato costi impropri per centinaia di migliaia di euro con evidenti danni alle casse pubbliche. Andare a ritroso nell'analisi dei bilanci di Idrolario non pare conveniente per nessuno. Tanto più che il bilancio 2012 fu approvato dall'assemblea dei soci, ossia i sindaci, contro il parere del Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale. Ma se questa è la storia, o almeno una piccola parte di essa, oggi c'è l'attualità, ossia l'assemblea convocata in fretta e furia e senza fornire documenti, fissata per giovedì 2 ottobre. In spregio totale alle normative vigenti i sindacati invitano i sindaci a votare la scissione. Merate invece propone un'altra strada, molto più semplice e per nulla costosa: la fusione tra Idrolario e Idroservice, quest'ultima fuori dal controllo di Lario Reti, la riparametrazione delle quote quindi il controllo diretto di tutti i comuni e l'assegnazione del servizio per 20 o 30 anni affinché sia possibile programmare investimenti di lungo periodo e predisporre piani di ammortamento adeguati. I sindaci domani dovranno prestare grande attenzione alle carte: la Corte dei Conti non potendo agire direttamente sulle partecipate sta sentendo i revisori dei conti dei singoli comuni, il dottor Stefano Maffi di Merate è già stato convocato più volte. E ora i riflettori sono accesi. Questa volta la partita si gioca con un terzo protagonista, della massima autorevolezza e dotato di sufficienti poteri d'intervento. Il tempo dei giochi di società - con fusioni, scorpori e il corollario di perizie costosissime - è finito. Altro che la multiutility suggerita al Pozzi e da lui ripetuta come una lezioncina: qui c'è la legge da rispettare. E la legge parla chiaro: l'affidamento in house ha come presupposto il controllo analogo. Chi decide diversamente si assume le proprie responsabilità. E prima o poi sarà chiamato a risponderne.
Claudio Brambilla
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