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Scritto Domenica 05 ottobre 2014 alle 09:20

Renatone è nuovamente sceso dal colle a menare fendenti, ma ''minaccia'' chi rispetta la Legge


Renato Ghezzi
Commentare il comunicato di Renato Ghezzi con la speranza che ci ripensi è del tutto inutile. Il dado è tratto. Il Sindaco di Viganò confonde e capovolge i principi della legalità e qualcuno rischia di finire davanti alla magistratura - contabile e ordinaria - ma non per le minacce più o meno velate contenute nel suo farneticante documento e peraltro già fatte circolare in abbondanza durante le assemblee di Idrolario e Lario Reti Holding, ma per la montagna di presunte irregolarità puntualmente da lui votate con entusiasmo. Con l'attenuante di una possibile difficoltà di realizzare con precisione che cosa stesse votando, considerata l'estrema complessità tecnica della questione in ballo. Chiunque ha un'azienda privata che, per caratteristiche di fatturato, attivo patrimoniale e numero dipendenti, richiede la presenza del Collegio Sindacale sa quanto sia importante il parere dei sindaci. E che una loro nota negativa sul verbale di assemblea può innescare gravi conseguenze. Ebbene il Collegio Sindacale di Idrolario Srl ha espresso parere negativo alla delibera di scissione del ramo d'azienda, almeno finché i consigli comunali dei paesi soci non abbiamo a loro volta deliberato. A quel punto un amministratore che non sia Lelio Cavallier avrebbe ritirato subito la proposta. Invece no, l'ha reiterata e ora che per ristabilire la legalità Merate, Cernusco, Oggiono e Ello hanno votato contro, il Renato Ghezzi di Viganò che fa? Minaccia Merate che si è perfettamente allineata al parere del Collegio Sindacale. E arriva persino a scrivere ai concittadini che Merate porta la responsabilità di far fallire Idrolario Srl. Non chi l'ha spogliata di risorse non dando all'azienda i mezzi e le persone per operare, non chi ha imposto un contratto capestro con Lario Reti senza neppure andare in gara, non chi l'ha affossata col gioco delle diverse aliquote Iva..... Accidenti ma che stiamo scrivendo. Anzi a chi stiamo scrivendo? Non certo a Ghezzi. Speriamo che i suoi concittadini siano più attenti e scrupolosi nell'esame dei fatti e nello studio dell'esegesi. Lui, continua del resto a confondere un ospedale con un istituto di cura per gli anziani. In questi anni si è distinto nella difesa a oltranza dell'ospedale di Casatenovo, ignorando che l'Inrca non è un presidio per acuti nel senso comune, non dispone di reparti di terapia intensiva, non ha la chirurgia né il pronto soccorso e neppure la ginecologia, l'ostetricia, la pediatria, la neurologia ecc. ecc.
Cura soltanto le patologie dell'apparato respiratorio. E ben venga, naturalmente. Anzi sia potenziata l'attività di riabilitazione e lungodegenza, ma che non lo si chiami ospedale perché un cittadino del casatese affetto da tutte le patologie conosciuto e anche da quelle ancora ignote se non ha problemi respiratori ovunque potrà andare, ma non certo al presidio di Via Monteregio. Al contrario lì ci starebbe benissimo un posto di primo soccorso, poliambulatori dotati di diagnostica, reparti di degenza post operatori. E non perché lo diciamo noi, cronisti di provincia ma perché è la convinzione di top manager della sanità lombarda come Piero Caltagirone, Ambrogio Bertoglio, Mauro Lovisari e forse, quando prenderà in esame il fascicolo, anche della commissaria Giuseppina Panizzoli. In tanti, anche numerosi sindaci, hanno cercato di far comprendere al Renatone di Viganò questi concetti. Ma lui niente, sulle barricate a difendere l'ospedale di Casatenovo. E' comprensibile quindi che di fronte a problemi complessi come quelli del servizio idrico integrato confonda ancora chi si batte per la legalità e chi infrange regolarmente le norme. Certo, a sostenerne le tesi c'è il partito. O meglio c'è da sostenere le tesi del partito, il PD. Ma farlo va bene come Canzi di Olgiate, Panzeri di Brivio o Brivio di Osnago, tutti allineati e coperti sulle posizioni lecchesi anche se queste tesi fanno solo il gioco di Lecco e delle cinque sorelle che stanno attorno al capoluogo e danni al meratese e al casatese. Questi amministratori tengono un basso profilo, guardano negli occhi il gotha di Lario Reti - tecnico e politico - e votano come da indicazione. Ma ancora nessuno si è spinto a scrivere alla cittadinanza. Di sicuro la lettera di Ghezzi finirà negli incartamenti dei magistrati che stanno lavorando sul fascicolo acqua nel lecchese. E speriamo che quanto prima intervengano per evitare che si porti a conclusione quel che consideriamo un disegno di assai dubbia legittimità. Dopodiché, se mai ciò dovesse accadere, siamo certi che Renato Ghezzi accuserà i giudici di aver tolto l'acqua ai viganesi. O forse, prima di allora i viganesi si saranno finalmente liberati di lui.
In attesa del lieto evento Merate e i suoi alleati avranno avuto modo almeno di poter spiegare quale alternativa hanno in mente, per ottenere il medesimo risultato ma percorrendo la strada della legalità. Perché è offensivo anche il solo pensiero che Andrea Massironi, Salvatore Krassowski e gli altri sindaci da sempre sulle stesse posizioni stiano bloccando un processo che loro stessi reputano necessario. E' evidente che nessuno vuole il default di Idrolario ma è altrettanto chiaro che per evitare che ciò accada nel rispetto però delle delibere del CdA dell'ATO e del Consiglio provinciale è indispensabile trovare una soluzione che sia facilmente percorribile. Massironi l'ha prospettata all'assemblea dei sindaci. E qualcuno finalmente ha cominciato a tendere le orecchie e ad ascoltare una campana diversa. Intanto, per notizia, sembra che la Corte dei Conti abbia acquisito tutti i verbali di assemblea di Idrolario e Idroservice dalla data della loro costituzione. Altro che faro, i Giudici contabili hanno acceso le fotoelettriche per illuminare a giorno il percorso sin qui seguito dagli amministratori delle due società. Riusciranno anche a stendere un fascio di luce in quel di Viganò?
Claudio Brambilla
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