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Scritto Sabato 11 ottobre 2014 alle 18:10

Per spendere meno e migliorare i servizi è necessaria la fusione tra comuni vicini

Le attuali normative obbligano i piccoli Comuni alla gestione associata di tutte le funzioni.

Tale gestione si può realizzare mediante: 1) convenzioni per le gestioni associate; 2) Unioni di Comuni; 3) Fusioni di Comuni.

Il primo caso è quello attualmente operativo tra i Comuni di Cernusco Lombardone, Osnago, Lomagna e Montevecchia, già uniti dal Consorzio della Scuola Media (che tra l'altro non si potrà più mantenere). Parte delle funzioni vengono gestite con modalità associate su tutti e quattro i Comuni e parte a due a due (Osnago - Lomagna e Cernusco - Montevecchia). Per fare ciò occorre individuare un Comune capofila per ogni funzione associata al quale gli altri Enti interessati trasferiscono i finanziamenti per la parte di competenza, con grande dispendio di energie: tali gestioni associate rappresentano una dispendiosa soluzione provvisoria che non potranno andare avanti nel tempo.

Il secondo caso è quello delle Unioni dei Comuni: ogni Comune mantiene la sua indipendenza ed i suoi organi amministrativi (Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale) ma viene costituito un nuovo Ente (l'Unione) con proprio bilancio e propri organi amministrativi. I Comuni conferiscono poi all'Unione tutti i loro dipendenti ed i loro servizi. Tale modalità è reversibile (l'Unione dei Comuni si può sciogliere) ma appare complessa ed inadatta a strategie territoriali in quanto comunque si continuerebbe a ragionare con le teste di quattro amministrazioni.

Il terzo caso è sicuramente il più coraggioso ma anche il più conveniente e proiettato al futuro. I quattro comuni (o anche meno) possono decidere di fondersi in un nuovo Comune che avrà un nuovo nome (che viene deciso attraverso un referendum): i vecchi Comuni restano delle "frazioni" del Comune stesso (un po' come Merate, Missaglia o Casatenovo, Comuni unici con tante frazioni e parrocchie). A questo obiettivo si arriva con un percorso che prevede la deliberazione dei Consigli Comunali ed alcuni passaggi in Regione, prima del referendum al quale saranno chiamati tutti i cittadini. La Regione bloccherebbe il processo anche se in un solo Comune di quelli coinvolti nel processo dovessero prevalere i "no".

In caso di avvio di un percorso di fusione il tutto potrebbe avere compimento entro il 2016 ed i cittadini dei Comuni partecipanti alla fusione si recheranno alle urne per eleggere i propri nuovi amministratori: un solo Sindaco, che nominerà una sola Giunta

Giovanni Zardoni
ed un solo Consiglio Comunale. I nuovi Comuni nati da un processo di fusione vengono esentati dal rispetto del "patto di stabilità" (che oggi blocca i progetti impedendo la spesa di risorse che i Comuni hanno invece in cassa) per tre anni e ricevono per dieci anni un contributo straordinario dallo Stato. Inoltre avere un nuovo Comune più grande fa sì che, per esempio, si predisponga un solo bilancio anziché un bilancio per ogni Comune come oggi, liberando risorse ed attenuando così le problematiche legate al fatto che i Comuni sono sotto organico. La fusione non porta in automatico alla soppressione degli sportelli comunali attualmente esistenti sul territorio e favorisce una visione di insieme territoriale ed una maggiore efficienza: si potrebbe inoltre, per esempio, avere anche la forza di aprire gli sportelli comunali in orari serali (cosa che oggi non è possibile con le risorse a disposizione).
"Civicamente - Cittadini per Cernusco" sin dal programma elettorale si è manifestata a favore dell'unificazione dei servizi e quindi ritiene che la scelta più utile per il futuro di Cernusco Lombardone debba ricadere sulla via della fusione con i Comuni che si dichiarino disponibili a questo innovativo percorso. Dato che questi Comuni devono essere contermini, l'ideale sarebbe il coinvolgimento di tutti e quattro i Comuni oggi partecipanti alle gestioni associate ma chiaramente dovranno essere i vari Consigli Comunali, nella loro autonomia, a decidere in merito.
Auspichiamo altresì una fusione che possa, attraverso strumenti di partecipazione popolare quali quelli dei "Municipi", favorire la partecipazione delle comunità locali dei Comuni esistenti anteriormente alla fusione (che possano così mantenere la loro identità storica): il tutto in uno spirito di collaborazione che abbia lo scopo di fare crescere l'intero territorio.
Auspichiamo altresì che i Sindaci dei quattro Comuni oggi appartenenti alle gestioni associate decidano di sottoporre nel più breve tempo possibile in tutti e quattro i Consigli Comunali una delibera di indirizzo favorevole all'avvio di un percorso di fusione in modo che possa essere chiaro a tutti i cittadini delle nostre comunità chi è favorevole alla fusione e chi no. Vogliamo che tutti i consiglieri comunali dei quattro Comuni si assumano le proprie responsabilità di fronte alla Comunità di cui sono rappresentanti ed amministratori.
La delibera di Consiglio Comunale sarebbe propedeutica allo studio del progetto di fusione ed all'avvio del confronto con la popolazione su questi temi, al termine del quale procedere eventualmente con la scelta di avviare il percorso di fusione, consapevoli che in ogni caso l'ultima parola sarà quella dei cittadini attraverso il referendum.

Giovanni Zardoni
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