Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 263.340.992
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Lunedì 03 novembre 2014 alle 22:18

Il Mandic senza direttore amministrativo torna indietro di dieci anni. E con l’AIS in arrivo rischia un forte ridimensionamento

Abbiamo sperato fino all'ultimo giorno che la dottoressa Giuseppina Panizzoli, confermando l'impostazione data nel 2007 dall'allora direttore generale dell'azienda ospedaliera lecchese Piero Caltagirone, reiterata dai successori Ambrogio Bertoglio e Mauro Lovisari, nominasse un direttore amministrativo di presidio in sostituzione del dottor Giacomo Molteni che il 31 ottobre è andato in pensione. Invece la Commissaria inviata dalla regione in sostituzione di Mauro Lovisari - sospeso dal servizio con una motivazione francamente risibile connessa a ipotesi di turbativa d'asta tutte da dimostrare (e, per giunta, senza neppure un rinvio a giudizio) - ha preferito spacchettare le funzioni ricoperte con estrema competenza da Molteni e affidarle a diversi funzionari e dirigenti aziendali. Ma è immaginabile un'azienda privata da quasi mille dipendenti e 70 milioni di fatturato senza un direttore amministrativo a tempo pieno? No che non è immaginabile. Non esiste proprio. Invece questa è stata la decisione della dottoressa Panizzoli, dio non voglia, in esecuzione di disposizioni provenienti dalla regione. In pratica il San Leopoldo Mandic ripiomba nelle drammatiche condizioni in cui versava agli inizi di questo secolo quando era più che concreto il rischio di una radicale trasformazione della sua mission, da ospedale per acuti a clinica per lungodegenti, parzialmente privata. La circostanza dispiace ma non spaventa. Come organo di informazione del territorio abbiamo "combattuto" accanto ai sindaci di quegli anni e alla stessa popolazione che per evitare il peggio scese in strada dando vita ad una manifestazione cui presero parte ben mille e cinquecento persone guidate dai primi cittadini con la fascia tricolore. Del "caso" Merate parlò in termini spazientiti, per non dire sprezzanti, l'allora assessore regionale alla sanità Carlo Borsani nel corso di una dibattuta trasmissione televisiva. Ma evidentemente si rese poi conto che la vicenda stava prendendo una brutta piega. Così nel lecchese inviarono uno dei migliori top manager della sanità lombarda, Piero Caltagirone, che presa visione dell'azienda e intuite le grandi potenzialità del Mandic mise a punto un progetto di rilancio affidandolo poi proprio al dottor Molteni, "reclutato" dall'Inrca dove da una trentina d'anni dirigeva il comparto amministrativo. Ciascuno con i propri meriti, Bertoglio prima e Lovisari poi hanno portato avanti il progetto, realizzando il nuovo blocco operatorio, tra i più moderni di Lombardia, la Rianimazione e tanti altri reparti. I cantieri chiuderanno entro fine anno. Ma in queste condizioni sarà difficile trovare l'entusiasmo per tagliare i vari nastri. Il Mandic oggi rischia lo sbando, senza vertice amministrativo e privo di quattro primari, cinque dal prossimo anno con l'uscita per pensionamento di Giuseppe Minnici. Dicevamo che la circostanza addolora ma non spaventa. Anche se, però, a differenza di dodici anni fa la classe politica è indubbiamente di ben minore spessore. Dario Perego, appoggiato dall'allora deputato Maurizio Lupi era sceso in campo contro la propria maggioranza che governava la regione per reclamare i diritti del Mandic. E con lui una schiera di primi cittadini ex o in carica. Da molti anni invece i sindaci si sono disinteressati delle sorti dell'ospedale cittadino concentrandosi sui servizi alla persona. Ora però le cose stanno rapidamente cambiando. La nuova riforma ripropone nei fatti lo schema delle Ussl, ovvero delle unità socio-sanitarie locali. E in questo contesto il distretto meratese-casatese fu portato ad esempio come modello nazionale da ministri della salute del calibro di Sirchia e Veronesi che vennero di persona a verificare l'ottimo funzionamento dell'integrazione tra ospedale e territorio con tutte le sue diramazioni: le cure pallative, l'assistenza domiciliare e così via. La lungimiranza del meratese-casatese è stata confermata con la creazione di Retesalute, ideata tra il 2002 e il 2004 proprio da Molteni, Perego, Marco Panzeri, allora sindaco di Rovagnate, poi presidente dell'Azienda speciale pubblica e Ambrogio Sala. Oggi Retesalute è una realtà di prima grandezza ma deve attrezzarsi per raccogliere la nuova sfida, ossia l'integrazione sostanziale con il sistema sanitario; e deve anche evitare l'abbraccio mortale dei lecchesi che la vorrebbero cooptare con le strutture da loro scelte per erogare i servizi alla persona ricevuti in delega dall'Asl. E qui il rischio davvero forte - la vicenda del servizio idrico integrato lo dimostra - è che nei nostri sindaci prevalga sull'interesse dei cittadini il richiamo del partito. Il Pd ha potuto nominare in scioltezza il nuovo presidente della Provincia e può facilmente decidere chi presiederà Retesalute. L'auspicio è che la scelta privilegi la competenza all'appartenenza. Staremo a vedere. Intanto però è indispensabile accendere le fotoelettriche sul San Leopoldo Mandic. Partendo dalla delibera, che stenta ad arrivare, per l'acquisizione della Risonanza Magnetica. Sembra che il servizio erogato dal "carrozzone" sia stato prorogato fino a giugno 2015. Se fosse vero vuol dire che non c'è la volontà di procedere speditamente con la gara per l'assegnazione del service. Con l'AIS in arrivo, dentro quindi l'area comasca, il Mandic in queste condizioni rischia grosso. Non vogliamo qui saltare subito a conclusioni troppo negative. Ci limitiamo a dissentire profondamente sul metodo usato dalla dottoressa Panizzoli, figura peraltro del tutto sconosciuta agli operatori del presidio di Via Cerri, nella sostituzione del dottor Molteni. Ma restiamo vigili. La Commissaria può decidere di operare finalmente come un direttore generale - le prerogative ci sono tutte - oppure continuare l'esercizio di burocrate attento soltanto a rispettare gli obiettivi regionali. Nel primo caso, per quel che vale, avrà tutto il nostro sostegno. Nel secondo lo scontro sarà inevitabile. E senza sconti.
Claudio Brambilla
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco