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Scritto Martedì 04 novembre 2014 alle 17:50

Acqua: ora è chiaro a tutti, Idroservice non può gestire il SII

L’assemblea ''ATO'' deciderà a fine mese ma già così Merate e i suoi 3 alleati (su 65) hanno vinto la battaglia della legalità


Un comitato tecnico formato da rappresentanti di tutti i distretti dell'Ato lecchese già da oggi si metterà al lavoro per analizzare la proposta di Merate arrivando, si spera, a una soluzione condivisa. Dopodiché entro fine mese la conferenza dei sindaci dell'Ato si riunirà nuovamente per approvare quello che sarà il nuovo iter di affidamento. I tempi infatti stringono: il prossimo 31 dicembre scadrà l'affidamento provvisorio a Idroservice e la Provincia dovrà procedere con l'affidamento definitivo del servizio, di durata ventennale, a un gestore che, questa volta, dovrà avere tutti i requisiti per un affidamento in house.

La dott.ssa Elena Arena dirigente della Provincia, l'advisor Diomira Cretti, l'avvocato Guffanti, Daniele Villa sindaco di
Robbiate e presidente della conferenza e i quattro componenti del CdA dell'Ufficio d'Ambito: Paolo Negri vicesindaco di
Sirtori, Giuseppe Conti sindaco di Garlate, Roberto Ferrari sindaco di Oggiono e Andrea Massironi sindaco di Merate

Sì perché lo spazio delle interpretazioni e delle deroghe sembra ormai essere finito e ieri sera tanto l'advisor nominato dalla Provincia per vigilare sullo stato di attuazione delle linee di indirizzo per l'affidamento, la dottoressa Diomira Cretti, tanto l'avvocato Guffanti che ha illustrato le novità in tema di servizio idrico a seguito degli ultimi sviluppi normativi hanno lasciato ben poco margine a voli della fantasia o soluzioni creative dell'ultima ora. Detto in estrema sintesi: l'affidamento in house può avvenire solo e soltanto a una società di primo livello (quindi dotata di controllo analogo) e dall'approvazione delle linee di indirizzo ad oggi Lario Reti nulla, ma proprio nulla, ha fatto per l'uscita di Idroservice dalla holding mantenendola ben salda all'interno del quartier generale di via Fiandra.

Cinque infatti, ha ricordato la Cretti, erano i passi che avrebbero dovuto portare Idroservice ad avere i requisiti per l'affidamento entro il 31 dicembre: 1) la deliberazione dei soci di LRH che determini la fuoriuscita di Idroservice dalla holding; 2) la modifica statutaria per garantire l'ingresso di tutti i comuni lecchesi ancora non soci (come noto allo stato attuale sono solo 65 su 89) al contempo limitando la presenza ai soli lecchesi, senza quei comuni comaschi che tuttora detengono partecipazioni nella società; 3) un patto parasociale tra i comuni per introdurre il sistema di votazione proporzionale al numero di abitanti; 4) l'integrazione operativa e societaria di Idrolario e Idroservice; 5) la presentazione da parte di Idroservice di un piano economico-finanziario che giustifichi l'affidamento in termini di efficacia ed economicità.


Cinque punti, lo ricordiamo, che non erano aleatori bensì scanditi da un cronoprogramma ferreo che fissava la fuoriuscita dalla holding entro il 30 giugno scorso. E di questi cinque punti oggi "non c'è proprio nulla" ha rimarcato l'advisor "a eccezione di una parziale integrazione operativa tra Idrolario e Idroservice limitata ai contratti di servizio". "Pertanto" ha proseguito "pare ormai chiaro che entro il 31 dicembre prossimo Idroservice non avrà tutti i requisiti richiesti. E ricordo che ad oggi gli indirizzi dati nel 2013 e approvati con delibera provinciale restano assolutamente e imprescindibilmente validi".

Insomma, non bastavano il collegio sindacale e la corte dei conti a sottolineare che da un punto di vista normativo e giuridico quanto fatto finora non torna. Anche l'advisor provinciale ha rimarcato la non ottemperanza a quanto stabilito.

Se il percorso non è conforme alla legge qual è stato dunque l'escamotage dello zoccolo duro lecchese che tanto ha fatto fino ad oggi per mantenere il servizio all'interno della holding? Cercare di cambiare la legge ovviamente, infilandosi nel ginepraio della normativa nazionale e comunitaria per trovare qualcosa che giustifichi un affidamento di secondo livello. Ma anche qui è arrivato l'onorevole Raffaella Mariani, con il suo emendamento al DL 133 detto "Sblocca Italia", a rompere le uova nel paniere.


Dopo la dottoressa Cretti anche l'avvocato Guffanti ha infatti rincarato la dose sottolineando non soltanto come l'emendamento, che sarà votato con voto di fiducia dal senato il prossimo 11 dicembre, obbligherà di fatto alla partecipazione diretta di tutti i comuni dell'Ato alla società affidataria del servizio, ma ha anche precisato senza mezzi termini la non applicabilità delle direttive europee 23, 24 e 25 a cui qualcuno aveva tentato di appellarsi. Le direttive 24 e 25 in quanto trattano di appalti mentre per il servizio idrico si parla di concessione, la direttiva 23 invece non è applicabile per specifica scelta del legislatore comunitario che ha escluso specificatamente il settore idrico dall'ambito delle concessioni disciplinate.

Insomma, dal punto di vista giuridico la strada è ben chiara ed è soltanto una: l'affidamento a una società di primo livello partecipata da tutti i comuni dell'Ato. Resta ora da capire se vi sia la volontà di adeguarsi al dettato normativo o se si voglia perseverare in un affidamento non conforme alla legge alla società Idroservice dietro lo scudo di una presunta insostenibilità finanziaria, ancora tutta da dimostrare, di soluzioni differenti. Qualcuno sembra voler perseverare nella strada intrapresa, ma lo stuolo dei sostenitori sembrerebbe cominciare ad assottigliarsi.

M.M.
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