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Scritto Martedì 11 novembre 2014 alle 20:43

La battaglia sull’acqua è un falso bersaglio:

in realtà Lecco vuole preservare Lario Reti gallina dalle uova d’oro, complici i meratesi cui la Holding riserva un piatto di lenticchie
Ancora oggi, dopo tanti mesi che si scrive della vicenda, molti chiedono perché sia in atto questo scontro su quale soggetto dovrà gestire il ciclo idrico integrato in provincia di Lecco per i prossimi 20 anni. In effetti tutta questa storia non avrebbe dovuto essere mai scritta. Nel 2010 era stato affidato il servizio a Idrolario Srl cui, per normative precedenti, molti comuni avevano ceduto reti e impianti, beni, come noto a tutti, indisponibili in quanto non negoziabili sul mercato. Era tutto chiaro, fuorchè un particolare, però determinante: nel contempo nuove leggi imponevano - e impongono - ai comuni di recedere da società il cui business non è strategico, perché reperibile sul libero mercato. Nel lecchese questa società si chiama Lario Reti Holding che ha il focus nel gas e nell'energia, con buona produzione di profitti. Soprattutto per i soci di maggioranza, ossia i comuni della cintura lecchese, con il capoluogo in testa. Meratese, casatese, oggionese detengono spiccioli di azioni. Come evitare il recesso di massa e quindi lo scioglimento della Holding? Conferendo un servizio strategico. Strategico come la gestione dell'acqua. Ed ecco quindi che Lario Reti costituisce Idroservice Srl che controlla al 100%. A questa società affida, sia pure temporaneamente la gestione dell'acqua mentre Idrolario, con mosse sapienti e ciniche, viene progressivamente costretta ad indebitarsi, privata anche di uomini e mezzi, proprio ad opera di Lario Reti. In altre parole, la polpa del business se la tiene dapprima Lario reti e poi Idroservice mentre l'osso resta a Idrolario. E' tutto scritto e con estrema lucidità e chiarezza lo ha illustrato l'ex sindaco di Merate Andrea Robbiani. Con Idrolario in condizioni prefallimentari è facile per i burattinai dell'operazione impaurire i comuni soci - in questa società sono maggioritari quella dell'area meratese - con lo spauracchio della copertura pro quota dei debiti. E' una mossa spregiudicata e astuta che fa breccia nei sindaci più timorosi (e meno studiosi). Gli altri credono a Idroservice per fede. Fede politica, s'intende. Dietro c'è il Partito Democratico che ha allungato le mani sulla Holding che per fatturato e dipendenti è una delle prime aziende della provincia. Giunti a questo punto il gioco di affidare a Idroservice il servizio sarebbe stato facile se non ci fossero due ostacoli: 1) il decreto Sblocca Italia ha sancito che i servizi "in house", come l'acqua, devono essere affidati a società di primo livello, cioè controllate direttamente dai comuni-soci. 2) Il Consiglio provinciale aveva assunto una delibera con la quale si imponeva a Idroservice, pena la revoca dell'affidamento, di uscire da Lario reti e diventare società di primo livello entro il 30 giugno 2014. Due ostacoli insormontabili se non si vuole incorrere in azioni sanzionatorie da parte della Corte dei Conti. L'on.Gianmario Fragomeli ce la sta mettendo tutta per confondere le idee. Vota lo Sblocca Italia con l'articolo di cui sopra ma poi presenta subito un emendamento per sostenere il contrario, ossia che l'in house può vedere in campo anche società di secondo livello. Come Idroservice, appunto. L'emendamento non viene neppure votato (forse neanche notato) ma lui fa sapere che insisterà e lo ripresenterà nel dibattito sulla Legge di bilancio. Fragomeli ha un trascorso di piccolo funzionario della provincia, ma di fatto è un uomo di partito. E' uno che conta nel PD e il PD lo ha gratificato facendogli compiere un balzo davvero notevole, da sindaco di Cassago a parlamentare (con uno stipendio 15 volte superiore). E' evidente che ora deve "pagare" la cambiale, se così si può dire. E dimostrare che, a Roma, si batte per Lecco. Purtroppo non è molto ferrato e alcune carenze lo inducono a motivare la sua posizione sostenendo che è in linea con una direttiva europea. Non gli è bastata la spiegazione offerta ai sindaci dell'ATO dall'avvocato invitato dall'ATO stesso, secondo cui gli articoli citati si riferiscono a fattispecie di appalti non concessioni come in questo caso. No, lui redige un decalogo e lo invia a tutti i sindaci nell'estremo tentativo di convincerli a restare sulle posizioni del passato. Purtroppo, come dicevamo, soprattutto meratesi e casatesi non hanno ancora capito qual è la vera posta in gioco, ossia la sopravvivenza di Lario Reti cui i soci di maggioranza affidano parte della quadratura dei propri bilanci. Nel 2013 Lario reti ha distribuito 2 milioni di euro di dividendi su un utile di 6 milioni. Ebbene i 9 comuni soci, del circondario di Lecco hanno incamerato 1,1 milioni detenendo 681.813 azioni "remunerate" 1,661 euro per azione. I 16 comuni del meratese hanno incassato dividendi per 113mila euro disponendo appena di 68.329 azioni. Merate, con quasi 14.900 abitanti, detiene di Lario reti 35.520 azioni e quindi ha incassato 59mila euro di dividendo. Mandello, con poco più di 10.600 abitanti detiene 79.625 azioni per cui ha introitato ben 132mila euro. Lecco, con 48mila abitanti e 283.129 azioni ha portato nel proprio bilancio utili su partecipate per 470mila euro. Ora si dovrebbe capire bene perché Riccardo Mariani di Mandello abbia compiuto una giravolta mozzafiato da tifoso sfegatato di Idrolario e pasdaran di Idroservice. E perché Virginio Brivio tiene sotto controllo i sindaci del PD affinché non cambino idea. Non si capisce invece Olgiate Molgora, sulle barricate come Garlate pur detenendo lo 0,15% di Lario reti mentre Garlate ne controlla l'1,74%. Marco Canzi, che pure viene ben giudicato nel suo ruolo di assessore al bilancio, dovrebbe una volta per tutte spiegare perché ha spinto Olgiate a schierarsi con i lecchesi anziché con Merate. E perché nel 2011 sosteneva che l'idrico dovesse essere affidato esclusivamente a società di primo livello e ora difende l'opzione "Idroservice" che è e resterà di secondo livello. Non siamo certi che i suoi colleghi di giunta siano così consapevoli di quanto sta portando avanti in nome e per conto di un sindaco evidentemente incapace di operare in prima persona. Possiamo capire bene Valmadrera che detiene il 6,99% della Holding ma non Robbiate che ha lo 0,21% o Osnago che ha lo 0,53%. Al contrario in Idrolario prevalgono i meratesi di gran lunga, ecco perché la società è da chiudere: Merate detiene il 23.90%, Osnago il 4.46%, Robbiate l'1.47%, Olgiate l'1.78%. Insomma la battaglia sull'acqua è un falso bersaglio, come quelli sganciati da Ottobre Rosso: in realtà la vera partita è mantenere il servizio idrico in Idroservice e Idroservice dentro Lario reti Holding. Ma davvero i meratesi e i casatesi sono così masochisti da prenderlo in quel posto, cantando allegramente nel coro lecchese?
Claudio Brambilla
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