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Scritto Mercoledì 19 novembre 2014 alle 22:00

Insubria: la locale di Calolziocorte 'battezzata' ben 39 anni fa in Calabria. Genesi e rapporti tra affiliati illustrati dal Padrino

Il procuratore aggiunto Ilda Bocassini, il Generale del Ros Mario Parente
e il procuratore capo  Edmondo Bruti Liberati
"Locale di alto lignaggio e di antica costituzione, ampiamente noto già ai tempi dei Mazzaferro, Calolziocorte oggi consta di circa venti componenti attivi, tutti identificati in questa indagine che quindi determina (almeno provvisoriamente) lo smantellamento totale della struttura di 'ndrangheta in zona".
Inizia così il "capitolo" dedicato alla locale radicata in Val San Martino dal Gip Simone Luerti, nell'ordinanza di custodia cautelare a sua firma datata 14 novembre di cui i Carabinieri hanno dato esecuzione nella notte a cavallo tra lunedì e martedì, arrestando, insieme ad altri 18 soggetti attivi all'interno delle organizzazioni di Cermenate  e Fino Mornasco, gli indagati  Butta' Giovanni, Condo' Antonio, Condo' Marco, Condo' Ivan, Corsaro Antonio Aldo, Gozzo Rosario, Lamarma Domenico, Mandaglio Antonio, Mandaglio Bartolomeo, Mandaglio Luca, Marinaro Giovanni, Mercuri Antonino, Montagnese Nicholas, Panuccio Albano, Panuccio Antonino, Panuccio Michelangelo, Petrolo Francesco, Varrone Vittorio e Valente Salvatore Pietro. Indicato inoltre come membro del sodalizio anche il figlio appena 17enne di quest'ultimo, Manuele Bartolo Valente, a sua volta cugino del già citato Nicholas Motagnese, 22 anni, "spinto", per essere ammesso come "piciotto" nella locale, dallo zio. "Montagnese - annota infatti il giudice per le indagini preliminari - è proposto insistentemente da Valente Salvatore Pietro, il quale per sponsorizzare il nipote afferma persino che lo avrebbero voluto "battezzare" i Bellocco in Calabria, a riprova della determinazione del giovane e dello zio ad entrare nella società. Ne costituisce prova anche il fatto - prosegue sempre il dottor Luerti - che l'indagato è stato arrestato nel 2012 unitamente al padre per avere favorito la latitanza di Nocera Francesco, un importante appartenente alla cosca dei Bellocco di Rosarno, che non sono gli ultimi arrivati...".
L'affiliazione del ragazzo, dopo una lunga istruttoria, stando agli elementi acquisiti dai Carabinieri del Ros durante le indagini - durate due anni - viene effettivamente formalizzata la sera del 13 aprile 2014. Con il cugino Manuele Valente (classe 1997) è dunque il secondo più giovane membro della locale capeggiata dal "padrino" Antonino Mercuri originario, così come i componenti più "anziani" del gruppo, di Giffone (RC) dove insiste invece la locale del Mammasantissima Giuseppe Larosa - detto "Peppe la mucca" - salito apposta al Nord per partecipare ad una "mangiata" organizzata a Castello Brianza per conferire la dote di "Vangelo" a quattro sodali. E' invece Mercuri - per gli amici "Pizzicaferro" - in qualità di membro maggiormente titolato all'interno dell'associazione calolziese, a officiare la cerimonia per la concessione della "Santa" a Buttà Giovanni, primo rituale 'ndraghetista videoregistrato dai Carabinieri. E' in quell'occasione che egli spiega al nuovo santista la portata della dote ricevuta ("Per quanto riguarda la 'ndragheta, fino a ieri eravate completo! Oggi state prendendo un'altra strada!") e gli obblighi derivanti dalla promozione criminale ("dovete rinnegare tutto quello che conoscevate fino a ieri!").

Immagine di una "mangiata" con rituale
Ed è sempre Mercuri - residente a Airuno dal 2005 dove si è trasferito con moglie e un figlio da Calolziocorte - a tratteggiare, nel corso della già citata mangiata del 12 aprile (a base di capra), agli affiliati la genesi della loro locale istituita l'8 novembre 1975 e dunque con alle spalle ben 39 anni di attività. Il "battesimo" della stessa sarebbe stato celebrato in Calabria. Scrive il giudice, riprendendo anche stralci della sentenza n. 106/12 NR.RG. emessa dal Tribunale di Reggio Calabria a conclusione del processo così detto "Il Crimine": "Mercuri per certi aspetti, strumentalizza la narrazione del suo viaggio presso La Madonna della Montagna ("siamo andati insieme alla Madonna") di Polsi, utilizzando il racconto come veicolo di legittimazione della posizione apicale da lui ricoperta all'interno della struttura di Calolziocorte. Il piccolo borgo del Comune di San Luca (RC) è pregno di una speciale valenza simbolica che in un certo senso ispira gli affiliati che lì si riuniscono; Polsi, nell'immaginario dei sodali del nord che mai vi si sono recati, è "un luogo incantato, un frammento di antica religiosità popolare incastonato in un contesto montano di straordinaria bellezza, tra monti impervi e boschi fittissimi, l'Aspromonte (. . .) luogo di fede e luogo di 'Ndrangheta". Il capo locale di Calolziocorte ricorda bene quel giorno in cui lui ed altri numerosi 'ndranghetisti armati di tutto punto ("a centinaia... armati fino ai denti") hanno formato "Il Crimine" ("si ... for ... formava, ve lo giuro su Dio, "il Crimine" in quel piazzale là"), correndo il rischio di essere notati da personale delle Forze dell'Ordine ("c'erano centinaia di sbirri che ci sentivano") e tutti i rappresentanti dei locali lì presenti, una volta formato il "Circolo", hanno gridato a turno il proprio nome, abbinandolo alla struttura di afferenza (" ... "Salvo Mercuri, Calolziocorte!" ... che lo dovevo gridare il nome [ ... ] chi andava ... chi andava, doveva rispondere a nome del locale che presentava ... ").

E ancora: "Mercuri si mostra fiero della storia del suo locale e precisa che, nel corso degli anni, la struttura di Calolzio è stata sempre tenuta in giusta considerazione per via del comportamento irreprensibile dei suoi componenti, tanto che il locale primigenio di Giffone nulla ha mai avuto da recriminare loro ("Calolziocorte ha ragionato sempre diversamente ... a tutto, a tutto l'andamento di tutti gli altri locali... pure parlando del paese di appartenenza di dove veniamo. Calolziocorte si è fatto ... sempre, si è fatto sempre rispettare ")".

Pizzicaferro e i suoi accoliti, insomma, dai discorsi captati nel corso delle intercettazioni ambientali disposte, risultano quindi "estremamente disciplinati ed orientano il loro agire secondo "le prescrizioni sociali" della 'ndrangheta, operando in piena sintonia con le regole d'ingaggio che giungono dalla Calabria (''per come ci hanno insegnato")".

Lo ribadisce anche Antonio Mandaglio, detto Occhiazzi, presunto "capo società" protempore (è ben conscio che il suo mandato non è a vita): ''fino a che io ... me la sento di fare così ... quando non sono io, che è un altro capo società fa come ... no, l come vuole no ... come è di giusto".

Eppure anche nella locale di Calolziocorte non sembrerebbero mancare screzi: dopo una mangiata Mercuri e Mandaglio - sempre intercettati dalle microspie dei Carabinieri - discutono degli equilibri interni al gruppo, stigmatizzando il modo di fare di Salvatore Pietro Valente che, a loro dire, avrebbe assunto troppo spesso dei comportamenti irriguardosi ("Pietro si sente troppo ... importante") sia nei confronti degli altri affiliati che nei loro stessi riguardi ("lui sottovaluta a te e a me pure ").

E non mancano nemmeno timori tra gli stessi affiliati: dopo una mangiata al casolare di Castello Panuccio Albano discute con il padre - mentre le cimici continuano a registrare il tutto - circa il rischio di ospitare persone con una nota levatura criminale ('Noi siamo consapevoli che siamo a rischio ... però non ce li dobbiamo portare in casa") citando, tra gli altri anche Giovanni Marinaro così descritto dal gip che sintetizza quella che ritiene l'attualità del suo potenziale criminale: soggetto noto alle forze dell' ordine per via dei suoi trascorsi con la giustizia e dei suoi legami con la famiglia di 'ndrangheta dei Coco Trovato ("lui e suo fratello ... ho capito ma è come se dici per coca [. . .] la famiglia è sempre quella [. . .] non è vero che non c'è più niente, perché i coca sono dentro [. . .] ma lui se ne è venuto qua ... in modo che domani ... ").


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A.M.
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