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Scritto Mercoledì 26 novembre 2014 alle 17:49

F. Galbiati: a Retesalute i sindaci dovranno conferire un forte mandato politico per svolgere un’azione di regia complessiva

Ho partecipato con interesse all'incontro organizzato dal Comune di Olgiate sulla proposta regionale di Riforma sociosanitaria, alla presenza del Dr. Bergamaschi, DG Sanità. La riforma è un tema che interroga i Comuni, su di essa Regione ha auspicato partecipazione attiva pubblicando il Libro Bianco ormai qualche mese fa. Qualche riflessione a seguito dell'incontro.

Filippo Galbiati

Rispetto al contesto cui fa riferimento, nell'Appendice 1, il Libro Bianco recita:

"Negli anni il sistema è evoluto, riducendo i ricoveri (-26% negli ultimi 15 anni) e il numero dei soggetti trattati (da 1.294.000 a 958.000 tra il 1997 ed il 2012), nonostante l'aumento e l'invecchiamento della popolazione. I ricoveri in regime ordinario sono diminuiti, spostandosi verso le prestazioni ambulatoriali che sono quasi raddoppiate in 10 anni.

Il sistema territoriale è costituito dalle attività legate alle cure primarie e di continuità, e da un insieme di servizi che comprende l'intera rete dei servizi sociosanitari (e.g. RSA, RSD, CDI, CDD, CSS, ADI, riabilitazione, dipendenze) e alcuni servizi sanitari (es. ADP, prevenzione

sanitaria e veterinaria). L'offerta è garantita da una serie di operatori e fornitori complementari, in cui però non è sempre rintracciabile una chiara azione di regia complessiva".

Le strutture per acuti risentono spesso di ambiti territoriali in cui i servizi esistono ma faticano a "parlarsi" e non intercettano i problemi per tempo e con appropriatezza. Questo vale anche per il disagio sociale, più sentito dai Comuni e dai loro bilanci, con crescenti difficoltà di risposta.

Su questo prosegue il Libro Bianco:

2. La frammentazione e dell'attuale offerta sociale e sanitaria sul territorio (...)

- Non è sempre rintracciabile una chiara azione di regia complessiva, i percorsi e le opzioni sono difficilmente riconoscibili a cittadini e operatori stessi e non sono omogenei sul territorio regionale

- Tipicamente l'offerta non risponde in modo integrato ai bisogni complessivi dell'utenza (sia di tipo sociale che sanitario), oltre alla non ottimizzazione dell'assistenza, il rischio di sovrapposizioni e non chiarezza (e.g. servizio di riabilitazione afferente alla DG Famiglia e cure per post acuto)

- La discontinuità tra ospedale e territorio e tra diversi operatori del territorio stesso si origina anche da un rapporto e confronto tra professionisti non sempre ideale e collaborativo, ma più spesso inesistente/minimale e/o conflittuale

Non è propriamente il caso del meratese, ma segnali di difficoltà crescenti emergono anche qui.

Fra le Azioni che il Libro Bianco indica (con ambizione) come prioritarie per affrontare questi problemi vi sono i Centro Sociosanitari territoriali .

Azione 1 - Sviluppo di Centri Sociosanitari (Territoriali)

I Centri Sociosanitari (Territoriali) sono pensati come il punto di accesso riconoscibile al sistema della salute lombardo. Rappresentano il luogo di incontro tra le diverse figure professionali e un elemento di integrazione tra l'ospedale e il territorio. Come tali devono essere caratterizzati da tempi di apertura compatibili con i ritmi della vita lavorativa e aperti alle esigenze di una società multiculturale; luoghi di ascolto, accompagnamento e presa in carico; luoghi di salute, non ospedali, non pronti soccorso e neppure uffici amministrativi.

Secondo la Commissione questi centri dovranno garantire:

- L'organizzazione della presa in carico dei cittadini attraverso sistemi di valutazione multidimensionale del bisogno standardizzati a livello regionale

- Un'attività di indirizzo verso i diversi nodi della rete a seconda delle esigenze rilevate, anche in accordo e in collaborazione con i Comuni per quanto di loro competenza ...

C'è insomma un quadro normativo in fase di riforma che pone attenzione al sistema delle reti territoriali sociosanitare. La nostra zona ha saputo, in passato e recentemente, su questi temi, proporsi come modello, con soluzioni apprezzate anche in ambito accademico, prefigurando servizi di qualità le cui ricadute positive per i cittadini si vedono ancora oggi (cure palliative, Hospice, assistenza domiciliare, Rete salute, ad oggi i CreG ...).

Ora c'è una sfida ulteriore ed anche il prossimo rinnovo del CDA di Retesalute deve essere l'occasione per riflettere sui contenuti della politica locale in ambito sociale e sanitario.

L'Azienda speciale è espressione diretta dei Comuni ed ha gestito molto bene in questi anni i tanti servizi, specie in ambito sociale, che le sono stati conferiti.

A fronte di un percorso di riforma, i Sindaci devono, a mio avviso, conferirle un forte mandato "politico" rinnovato; far si che Retesalute promuova (d'intesa con ASL e Ospedale) il nostro territorio come interlocutore privilegiato di Regione Lombardia sui temi di integrazione sociale e sanitaria che la Riforma prefigura. E' quella "chiara azione di regia complessiva" richiamata nel testo.

Del resto qui, più che altrove, nell'Ospedale Mandic, nell'ASL, nei Comuni e nell'associazionismo ci sono una tradizione ed una cultura che possono consentire negli anni di sperimentare e anticipare soluzioni e progetti territoriali nuovi, auspicati dalla riforma, anziché subirli.

Filippo Galbiati, Sindaco di Casatenovo
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