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Scritto Lunedì 08 dicembre 2014 alle 09:33

Rubrica natalizia: 8 dicembre

E' il giorno dell'Annunciazione a Maria. Lo scorso anno, ma anche due anni fa, in questa rubrica erano comparse diverse versioni dell'Annunciazione di Rainer Maria Rilke, un innamorato di Maria che ha dedicato molte sue opere a questo Evento. Clemente Maria Rèbora, nato a Milano nel 1885 e morto a Stresa nel 1957, fu presbitero e poeta, quest'anno propongo la "sua" Annunciazione.



ANNUNCIAZIONE

Eternità vivente in sé sta Dio:

amor di Padre Amante e Figlio Amato:

si bea. Invita a nozze

l'umanità. «No!» Sozze

lusinghe; e muor, si perde. Urge al creato

Cristo, mistero di bontà: noi Dio.

Verginalmente a sé prega Maria;

silenzio è intorno nella notte immensa.

Si immola, avvampa in cuore:

«Conoscan Te, Signore,

i miei fratelli!». S'inabissa, pensa

l'Agnel divino: «Oh, vieni! Così sia».

«Ave ...». L'Angelo è lì. Forse l'atroce

che sedusse Eva? «Non temer, darai

alla luce Gesù».

«Come? Non so quaggiù».

«Tutto può Dio: di Spirito avrai

il Suo figlio». «Ecco. Sì». Fulge la Croce.



L'Annunciazione di Antonello Da Messina e l'Annunciazione del Caravaggio


David Maria Turoldo (1916-92) è il poeta del Novecento che più di ogni altro ha cantato la Vergine, inquadrandola negli sfondi biblici e trinitari. Maria per Turoldo è la palma di Cades,/ orto sigillato per la santa dimora,(...)/ cattedrale del Silenzio,/ anello d'oro/ del tempo e dell'eterno. E' colei che porta la nostra carne in paradiso/ e Dio nella carne.

Un suo privilegio colpisce in particolare il Poeta: Maria è l'innamorata sposa dello Spirito Santo.

Colomba,

Vergine-sposa, o Donna,

eterno sospiro dello stesso Iddio (...).

Fanciulla radiosa del Cantico,

«astata creatura» cui solo Iddio

sfiorerà la bocca di sorgiva,
sei il dispiegato vessillo dell'Amore


nella valle dei Terebinti.


Tanti i versi che ricordano Maria, dall'Annunciazione al suo ruolo di Madre nel Vangelo.


Vela a pieno vento la voce
si spande per l'universo, il Magnificat


cantando dell'anima tua
naufragata nel divino mare:
e lo sguardo di Lui che ti guarda


dolcissimo, e ancora t'inonda

come dolcissima luce, e lo Spirito

di Lui che ti possiede e feconda!...



Caravella che porti il Signore
sotto la vela bianca,


regina e amante e madre,

Egli torni
fanciullo


a giocare...

Andrai - così ti preghiamo -

per l'Europa e l'Asia a deporre

il tuo frutto dietro le alte mura (...).

Emigrerai pellegrina e subito
e ovunque partorirai tuo figlio


gioia e unità delle cose,
o eterna madre.


Passiamo ad altro autore, Giovanni Testori, il suo testo "Interrogatorio a Maria" diventa una rappresentazione teatrale.


In "Interrogatorio a Maria" di Giovanni Testori (1923-93) la mariologia trinitaria è il tema portante, svolto in un linguaggio poetico, turgido di immagini che sanno di sangue e di carne, talora ossessivo e violento, ricco di contrasti, tra popolare e teologico, poesia moderna e lauda medievale. Il soggetto è semplice. Un coro (greco) di fedeli prega la Madonna di ritornare tra noi:



Noi Ti chiamiamo,
di Te sete, fame


bisogno abbiamo.

Vieni;
porta disserrata,


speranza disarmata,

cima altissima e innevata!

Tu sai;
parlare Ti dobbiamo .



E Maria si presenta, muovendosi nella folla. Non giovane sposa, ma donna sciupata dagli anni e dalle sofferenze; viene dal grembo del suo Grembo, cioè dall'onnipresente realtà di Dio. Nell'immenso Io di Dio, assieme a lei, ci ritroviamo tutti noi, famiglia immensa e intera, bellissima foresta; lei vede tutti nella Realtà trinitaria dove ogni persona acquista una fisionomia nuova e una vocazione trascendente; è la madre di tutti perché è la madre di colui che ha assunto la carne di tutti: fu me, fu te, fu ognuno. Perché il Verbo si incarnasse bisognava che nel grembo di sua madre ci fossero tutte le vite apparse e che sarebbero apparse nei secoli futuri. Con la Madre di Dio siamo nella Trinità:
 

Io sono là, con Lui;

siedo nella Sua casa,

dentro la Trinità.
È immensa e insieme chiara,
non si comprende ed è di già compresa.


La mia maternità
fu di tutte le vite
somma, fusione ed unità (p. 23).



L'unione di tutti in Maria, in Cristo e nella Trinità induce il coro a interrogare la Vergine sul suo concepimento per opera dello Spirito Santo. Come è avvenuto? Cosa ha sentito nel suo ventre in quel momento?


Una carezza, un precipizio,

una dolcezza, un lampo,

come se in me scendesse

oltre lo spazio,

dell'Esistente, del Non-nato

e della Sua eterna carità,
il respiro, la gloria,
la bellezza, il fiato (p. 25).


Incoraggiato da queste confidenze, il coro formula domande ancora più intime. Le risposte sono quelle di una donna la cui volontà è riempita di Lui, che era Spirito eterno; e si lascia da Lui trasportare su quei lidi dove il concepimento diventa liturgia d'amore, concentrazione di eternità, possesso trasfigurante. La carnalità resta tale, ma trasfigurata perché rende l'amata tempio divino.

In me che  il Padre perforava
dentro il mio grigio nulla,


fecondandomi
lo Spirito erigeva la Sua grotta,


la Sua culla (p. 29).


In quel momento Maria intuisce che l'amore è dolore...


... e prosegue quest'opera di Testori, atroce, cruda, dai panorami interiori apocalittici. Vi risparmio il resto, ma chi fosse incuriosito, può trovarla e leggerla tutta. Lo scorso anno fu rappresentata a Monza, da una compagnia della zona, tra i suoi interpreti un amico, Alessandro Pazzi di Carnate.


Concludo questa intensa illustrazione dell'Annunciazione, lasciando ognuno ai suoi commenti.

 E la vostra "Annunciazione"? Se volete vederla pubblicata mandate il vostro testo alla redazione o alla mia mail ramamoon@inwind.it

Buona giornata.

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Rubrica a cura di Franca Oberti
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