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Scritto Mercoledì 10 dicembre 2014 alle 12:12

Rubrica natalizia: 10 dicembre

Non ho più bisogno di raccontarvi, cari lettori, chi sono gli amici del Circolo Pickwick, ma per chi si sta collegando per la prima volta con questa rubrica, ha diritto di sapere che è un circolo di lettori e autori di Besana Brianza. Ogni anno, questi amici, mi inviano alcune loro opere che pubblico in questi giorni dell'Avvento. Ovviamente l'argomento è sempre legato alle festività natalizie.

Grazio Caliando, artista a tutto tondo, racconta in questo suo testo, la difficile separazione tra la famiglia d'origine e il nuovo nucleo da lui formato, purtroppo anche lontano dalle radici.

 

 

Racconto di Natale - "Va', figlio mio"

 

"Va' figlio mio, va' dalli piccinni!". Diceva così mia madre, vedendomi ripartire dopo solo tre giorni da lei, durante la mia visita natalizia. Era a letto, era molto malata, e desiderava che restassi un po' di più. Eppure, con coraggio, pronunziava quelle strazianti parole. Conoscevamo tutti il motivo della sua malattia: era depressa per la forte nostalgia di noi figli immigrati. Diceva che eravamo come foglie verdi strappate dal ramo le cui ferite versano gocce di sangue. I "piccinni" erano i miei bimbi e suoi nipotini, che vedeva crescere sulle fotografie. Il Natale, quindi, mi offriva l'occasione di andare da lei e da quell'uomo con la pazienza di Giobbe che le restava accanto ad accudirla: mio padre.

Tre giorni, tre brevissimi giorni dovevano bastare per tenerla tra le braccia ad alleviare, pur se in piccolissima parte, i suoi dolori. Era il motivo per cui lasciavo a casa sposa e bambini e andavo a risentirmi bambino tra le sue braccia non più salde come quando mi facevano da nido, ma calde di una brace che le ardeva nel profondo. E l'intensissima emozione si concludeva con quel "va' dalli piccinni!".

Si tratta di un tormentone a vita che rinnova nel cuore e nella mente la nostra storia nella quale era lei la protagonista. Provenienti da un vissuto pieno di esultanza, subivamo l'amarezza della vita, procurata da noi figli, nel tentativo di renderla migliore. La lontananza ci aveva smentiti perché, come diceva Domenico Modugno, "fa dimenticare chi non s'ama". E io aggiungo che fa soffrire tanto chi si ama. Allora si pensava a quando, ancora fanciullo, in famiglia c'era bisogno che anch'io guadagnassi il mio pezzo di pane. Lei, ladra di tempo, mi affidava al fratello maggiore, mi affidava il fratello minore e, sbrigando faccende di casa, cantava l'ardore di essere donna. Mio padre, scampato alla guerra, svolgeva lavori di uomo e, fiducioso, guardava il futuro vestito di buon auspicio.

La famiglia cresceva di numero e cresceva in età. I giorni della nostra adolescenza, per i due genitori, erano tutti giorni di festa: eravamo l'orgoglio della loro missione familiare. Purtroppo c'era in agguato l'angoscia: a uno a uno ci videro partire con la nostra valigetta colma di sogni. Nostro padre, che già si vedeva giovane pensionato, dovette tornare a occuparsi di molte attività già assegnate a noi, suoi figli cresciuti. Ma la più ferita fu lei perché le venne a mancare il nostro respiro. Da allora le feste natalizie, oltre ad attenderle per il rinnovo della fede e per qualche giorno di riposo - che già dal mese di novembre ne sentivamo il bisogno - le attendevamo anche per la gioia di quell'abbraccio che rinnovava i ricordi più belli.

In tre brevi giorni si esaminavano gli avvenimenti dell'intero anno e si mettevano in ordine nella memoria. E nella memoria si mettevano in ordine anche i racconti della sua fanciullezza, della sua adolescenza, di quand'era signorina, dell'incontro con papà, del loro fidanzamento, del loro matrimonio, e di quando lui partì per la guerra lasciandola sola a occuparsi dei primi bimbi nati e di me, ché mi portava in grembo, cogliendo così l'occasione di dirmi com'ero prima che iniziassi a capire.

I suoi racconti parevano messaggi da tramandare ai giovani perché potessero servire al loro futuro e non pensare che la vita è fatta solo per godere di ciò che procurano gli altri. Con quel "va' dalli piccinni!" si proponeva inconsapevole maestra di vita e faceva la sintesi di un insegnamento adatto a tutti i tempi.

Era un Natale degli anni settanta, in quegli anni i ponti erano pochi e brevi: il lavoro abbondava e si era quasi obbligati a svolgerlo. Giunto all'età che aveva lei in quegli anni, racconto ciò che lei mi raccontava alla pagina che, paziente, si mette all'ascolto non solo delle parole ma anche della pesante commozione che procurano.

Oggi il Natale mi offre l'occasione di riflettere e capire lo stato d'animo che era nell'aria: desiderava parlarmi ancora, ma si fermava e mi ricordava l'orario del treno: "va' figlio mio, va'!". Mio padre non parlava, la consolava facendosi suo complice con lo sguardo. Poi mi accompagnava alla porta e anche lui aggiungeva "va' dalli piccinni, e abbi cura di loro. Qui alla mamma ci penso io. Abbracciami i tuoi fratelli: la nostra consolazione è sapervi vicini. Vogliatevi bene, ricordatevi sempre di avere nelle vene il medesimo sangue. Quando li vedi, ricorda loro che se possono, a Pasqua, aspettiamo la visita di qualcuno". E quel distacco diventava una tragedia.

Tanto passato si trasferisce al presente e mi offre l'occasione di ravvedermi per migliorare il rapporto con me stesso. Sono cambiati i tempi e sono cambiate le persone, ma il Natale giunge sempre puntuale col messaggio di Dio che trasformò la Sua divinità in materia, per poi rammentare agli uomini di essere anche Lui stato uomo: il vissuto storico tra la gente, con la gente, per la gente con tutti i suoi misteri. Il rinnovo di un grande motivo di gioia, pur se dimezzata per coloro che hanno i figli lontani. Mi considero fortunato di avere mia figlia vicina. Tuttavia anche lei, vivendo la vita di corsa, attende le feste natalizie per dedicare a me e a sua mamma qualche ora di conversazione. Quindi, pur desiderando di trattenerla, ricordo e ripeto a lei ciò che sua nonna diceva per lei: "va' - le dico - va' dai tuoi bambini! E non scordare mai di consultare tuo fratello: pur se sta in cielo, troverà lui il sistema per darti una mano in caso di bisogno".

 

Ancora di Grazio Caliandro, questa poesia.

 

 

Speranza del Natale

 

Si dice che nel mondo vince il male

che tanto è sostenuto dal rumore.

Non crede chi confida nell'amore

e vive la speranza del Natale.

 

L'Evento posto al centro della storia,

patrono del passato e del futuro,

rischiara dove tutto appare oscuro:

suggella in ogni uomo la memoria

 

con un messaggio eterno e misterioso.

"Coraggio", dice, "il Verbo si è incarnato!

L'oppresso non sarà più abbandonato:

lo renderà umilmente coraggioso,

 

camminerà al suo fianco, Pace ambita.

Perché non lo consideri utopia,

gli mostrerà di essere la Via,

lo condurrà alla Vita oltre la vita".

 

Rinnova la venuta il Dio bambino:

in un disegno sommo che non erra,

ritorna puntuale sulla terra

perché all'umanità vuol star vicino.

 

E viene ad abitare un luogo frale:

il cuore di chi, spesso, lo rinnega,

qual solito distratto che poi prega,

attratto dall'Evento universale.

 

 

Concludo con la ricetta di un'insolita Lasagna...

 

LASAGNA AL RADICCHIO E PORRI

Ingredienti: 200 gr di lasagne, 300 gr di porro tagliato a strisce sottili, 300 gr di trevigiana tagliata a strisce, mezza tazza di farina di mandorle, olio, sale e pepe.

Per la besciamella: 60 gr di farina (oppure mezza fecola e mezza farina di riso), 5 cucchiai di olio di semi o 60 gr di burro, 1 litro di latte del tipo che digerite meglio, noce moscata grattugiata, sale, pepe.

La pasta va passata in acqua bollente e stesa su un canovaccio, oppure dopo aver preparato gli strati alternati, coprire con brodo. Vanno saltate le verdure separatamente con poco olio. Preparare la besciamella facendo attenzione che non si formino grumi, salare, pepare. In una teglia stendere poca besciamella, la lasagna, sopra una delle verdure e ancora sopra la farina di mandorle. Alternate tutti gli ingredienti fino al loro esaurimento, completando con una spolverata di farina di mandorle sopra la besciamella. Se dovete bagnare le lasagne col brodo, fate attenzione di non superare in altezza la lasagna finale che dovrà fare un poco di crosticina in forno a 180° per 30 minuti.

 

Un appello a poeti e scrittori: mandate i vostri lavori sul Natale, saranno pubblicati!

Potete inviarli direttamente alla redazione o alla mia mail ramamoon@inwind.it

 Buona giornata e Buon appetito!

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Rubrica a cura di Franca Oberti
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