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Scritto Sabato 13 dicembre 2014 alle 17:59

Acqua: i sindaci votano la proroga ancora contro la legge nazionale e europea. In attesa dell’emendamento dello ''statista''

Allora, vediamo se abbiamo capito bene: i sindaci del PD - ormai un partito supermarket come la vecchia Dc che ospitava Granelli e Bodrato assieme a Bisaglia e Donat catin - hanno preso atto che la normativa nazionale e quella europea impongono che l'affidamento cosiddetto "in house", cioè diretto, senza gara, del servizio idrico sia esclusiva di società di primo livello, ovvero controllate dai comuni soci. Ma, dicono, c'è in giro un noto statista, già sindaco di Cassago, funzionario del PD anche lui, che sta cercando disperatamente di modificare queste norme, nazionali e internazionali, infilando nelle pieghe di una legge-monstre come la legge di stabilità, un emendamento per consentire la gestione anche a società di secondo livello, cioè non controllate in esclusiva da comuni soci, contando sul fatto che a nessun altro parlamentare frega qualcosa di questa questione alle prese con bazzecole come il debito pubblico che è pari al 120% del prodotto interno lordo e ai richiami di Junker che ormai minaccia pesantissime sanzioni se l'Italia non si metterà in riga. Lo statista ci ha già provato col decreto Sblocca Italia ma gli è andata male: l'emendamento non è stato neppure preso in considerazione. Ora ritenta con la legge di stabilità e un primo successo lo ha conseguito ottenendo il sì dalla Commissione bilancio. Ora però dovrà aggiustare il tiro perché sciaguratamente nel testo approvato si parla di enti locali e, come noto a quasi tutti, una Spa tipo Lario Reti Holding non è assimilabile a un ente locale. Ma lo statista ce la farà, nel disinteresse generale. Lui fa il proprio dovere: è stato nominato a Lecco dai vertici del PD e a loro risponde. Siccome i vertici del PD lecchese hanno sfidato la legge e il ridicolo pur di mantenere l'acqua dentro Lario Reti, gli hanno detto di darsi da fare con l'appoggio dell'altro parlamentare nominato, Veronica Tentori, che però lascia andare avanti il padre, sindaco di Barzago, mentre sulla vicenda ha tenuto sin qui un profilo molto defilato. E bene ha fatto. Quello che non torna, quindi non è lo strano attivismo del noto statista - che in un comunicato annunciava la soppressione dell'Imu sui terreni agricolo-montani salvo poi scoprire che il lecchese era stato espunto dall'elenco dei comuni aventi la necessaria caratteristica - sorprendente è l'atteggiamento dei sindaci del meratese, casatese e oggionese che da Lario Reti ricevono solo pochi ceci mentre la ricca polpa finisce nelle fauci di cinque sei comuni lecchesi, tra i quali il capoluogo fa la parte del leone. Dunque delle due l'una: o quei sindaci, da Brivio di Osnago a Maggioni di Sirtori hanno dimestichezza con la contabilità al punto che è meglio non affidare loro i soldi per il biglietto del tram oppure sono terminali del partito e come tali meri esecutori di ordini. Nelle more o negli auspici, forse, di ottenere un domani un posticino nella multiutility di cui vagheggiano i lecchesi, una mega società con dentro tutto: gas, energia, acqua, rifiuti. Una società da centinaia di milioni di fatturato e un migliaio di dipendenti. Dunque posti, prebende, clientela. Francamente non vediamo altra ragione per motivare la proroga dell'affidamento a Idroservice tuttora controllata al 100% da Lario reti quando i partiti di riferimento avevano deciso in Consiglio provinciale nel marzo 2013 che entro il 30 giugno 2014 la Srl doveva uscire dalla Holding e diventare società di 1° livello. Né comprendiamo perché siano disposti a violare ancora una volta la legge nonostante siano al corrente dell'interessamento all'intera vicenda della Corte dei Conti. La nostra percezione, dunque, è che delle due ipotesi di cui sopra sia preminente la seconda. E a questo punto il pensiero corre a quel memorabile titolo dell'espresso di 59 anni fa: capitale corrotta, nazione infetta. Quando si viola deliberatamente la legge il passo successivo è breve. Molto breve.
Claudio Brambilla
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