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Scritto Domenica 14 dicembre 2014 alle 12:25

Rubrica natalizia: 14 dicembre

Lo scorso settembre ho riordinato i giorni dell'Avvento dell'anno passato, concluso all'inizio del corrente anno e ne ho fatto un libretto. Pubblicato dall'Associazione Verso Lunezia, della quale sono presidente, è diventato così un piccolo regalo da proporre per le prossime festività. E' inoltre ricco di poesie e filastrocche gradite ai bambini e può diventare uno strumento utile per occupare i pomeriggi durante le vacanze della scuola, per nonni e nipoti.

L'immagine del quadro in copertina, riportata qui sopra, mi è stata donata da Franco Farina, pittore in Olgiate-San Zeno. Su questa antologia potrete ritrovare ogni giorno dell'Avvento 2013-2014.
Riporto anche il retro del libro, dove leggerete, per chi non mi conosce, una mia biografia.

Il libro si può richiedere scrivendo alla mia e-mail:ramamoo@inwind.it l'offerta minima vi sarà comunicata privatamente. Posso effettuare spedizioni postali ovunque.
pianta, altre radici per altre piante. I Natali li ricordo sempre legati al lavoro; il nostro locale era costantemente aperto durante tutto l'anno, si chiudeva per il pranzo di Natale, ma nel pomeriggio si tornava al lavoro. Erano anche buoni momenti per l'economia italiana. I miei genitori hanno avuto la fortuna di ottenere il meglio, in quegli anni, pur lavorando tanto, troppo, pur consumandosi in quel lavoro che a lungo andare, non ha lasciato le tracce che un tempo si sperava di lasciare. Altre politiche, altre attività emergenti, un mondo totalmente ribaltato, valori dimenticati e sepolti, moralità scadente se non cancellata, orizzonti offuscati, un mondo da reinventare.

Per Natale: ai miei genitori

Quei Natali
col profumo di sale,
notti limpide
di lampare vaganti
sul mare blu,
e la tramontana
sovrana del giorno,
e le notti di burrasca,
furibonde,
come il desiderio, oggi,
di tornare.
Illusione di ritrovare
botteghe illuminate,
stella cometa sfavillante,
dondolante al vento,
a presidiare sulla via,
e vetrine addobbate
con torroni e panettoni
e ripensarvi lì,
dietro i vostri banchi,
stanchi ma sorridenti.

Vorrei tornare al tempo
di quei Natali invadenti,
benessere e momenti
di ricchezza,
giunti inaspettati,
ma guadagnati
a caro prezzo.
Natali scontati
di lavoro, senza fiato,
senza tempo, né ore.
Natali di antica memoria
senza il Gloria,
dimenticati
nel passato sospeso,
tra i vecchi ricordi.
Natali accantonati.

Dal Calendario dell'Avvento della Val Sarentino, un breve racconto che qualcuno avrà già sentito, ma che sarebbe bene rispolverare ogni tanto...

Il Profeta e i cucchiai lunghi
Un ortodosso si recò dal Profeta Elia. Si interessava alla questione del Paradiso e dell'Inferno, perché aveva intenzione di ordinare la sua vita. ""Dove sta l'Inferno e dove sta il Paradiso?"" Con queste parole si avvicinò al Profeta, ma Elia non rispose. Il Profeta prese per mano il suo interlocutore e attraverso vicoli oscuri lo condusse in un palazzo. Passarono sotto un portale di ferro e entrarono in una grande sala. Vi incontrarono una folla di gente, ricchi e poveri, vestiti di pezza e ornati di gioielli. In mezzo alla sala su un focolaio aperto si trovava un grande pentolone pieno di minestrone bollente che diffondeva un sapore gradevole nella sala. Attorno si spingevano persone con guance alte e occhi infossati, impegnate ad assicurarsi una porzione di minestra. L'interlocutore del Profeta si meravigliò, visto che i cucchiai che ognuno di loro portava erano grandi quanto loro stessi. Solo sulla parte finale del cucchiaio c'era un manico di legno, il resto del cucchiaio capace di contenere una porzione saziante, era di metallo scottante. Affamati e ansiosi intingevano i loro cucchiai. Ognuno si occupava della sua porzione, eppure nessuno la otteneva. A fatica tiravano fuori i cucchiai dal pentolone ma poiché era troppo lungo, nemmeno i più forti se lo potevano portare alla bocca. Si ustionavano le braccia, il viso, oppure spinti dalla loro bramosia gli capitava di versare il minestrone sulle spalle del vicino. Quindi si arrabbiavano e si insultavano finendo per picchiarsi con i cucchiai destinati a saziare la loro fame. Il Profeta mise da parte il suo interlocutore e gli spiegò: "Questo è l'Inferno. Abbandonarono la sala e presto non sentivano più le grida d'insulto. Dopo una lunga camminata attraverso corridoi oscuri giunsero ad un'altra sala. Anche qui sedeva molta gente e nel mezzo della stanza un pentolone di minestra ardeva sul fuoco. Ognuno dei presenti aveva in mano uno di quei grandi cucchiai che il Profeta Elia e il suo accompagnatore avevano già visto nella sala precedente. Ma qui le persone erano ben nutrite e si percepiva un contento mormorio. I presenti erano disposti in coppie, per cui uno intingeva il cucchiaio e lo conduceva alla bocca dell'altro. Se a qualcuno di loro il cucchiaio pesava troppo altri due lo sostenevano in modo che tutti potessero mangiare serenamente. Saziato l'uno toccava all'altro. Il Profeta spiegò al suo interlocutore: "Questo è il Paradiso"."

Prendersi cura gli uni degli altri, spesso è vantaggioso. La metafora è chiarissima, peccato che l'egocentrismo, l'egoismo e l'individualità, stiano offuscando la vera essenza dell'uomo, che è quella di relazionare, di creare armonia intorno e amare disinteressatamente.

Se volete pubblicare anche i vostri ricordi, inviate i contributi scritti alla redazione o alla mia e-mail: ramamoon@inwind.it Buona giornata!



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