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Scritto Giovedì 18 dicembre 2014 alle 12:38

Sulla presidenza di Retesalute si è consumato l’ennesimo inciucio e ora è facile prevedere il futuro dell’Azienda che si occupa di persone

Nel solco della peggiore tradizione consociativa l'assemblea dei sindaci ha nominato il presidente di Retesalute confermando al vertice dell'azienda speciale pubblica che si occupa di servizi alla persona l'uscente Alessandro Salvioni. L'ex sindaco di Robbiate è il proconsole in terra meratese di Virginio Brivio, originario di Robbiate anche lui, uno dei componenti più autorevoli della "cupola" del PD che ha il proprio headquarter a Valmadrera, dove si intessono i programmi più ambiziosi ancora oggi, nonostante la sciagura giudiziaria che si è abbattuta sull'ex sindaco del comune lecchese coinvolgendo, lo stesso primo cittadino di Lecco, sia pure come persona informata dei fatti.
Alla nomina si è giunti con un accordo verbale tra sinistra e (finta) destra: gli uni hanno candidato Salvioni, gli altri Zanmarchi. Alla prova del voto due franchi tiratori hanno impallinato l'ex assessore di Merate scatenando le ire di Andrea Massironi che ha protestato per il mancato rispetto degli accordi. Accordi, dunque. Altro che votazione individuale motivata. Ormai siamo a livello bulgaro: il vertice del PD lecchese ordina e tutti obbediscono. Ci sono almeno le competenze? Forse ci sono state nell'esercizio del primo mandato, ma ora che la prospettiva è di un sostanziale ritorno al modello Ussl, dove l'interlocutore principale torna a essere l'azienda ospedaliera certamente no. Alessandro Salvioni in questi anni non ha preso posizione una volta che sia una rispetto ai tanti problemi che affliggono il presidio ospedaliero. Non ci fosse stato Ambrogio Sala  la conferenza dei primi cittadini mai avrebbe dedicato un minimo di tempo alla Risonanza Magnetica Nucleare o al Pronto soccorso. Sono lontani i tempi di Luigi Zappa amministratore comunale e presidente dell'ospedale di Circolo. Oggi questa retroguardia che comanda nei municipi è la copia sbiadita dei Maldini, Mascheroni, Conrater, Cazzaniga, Cesana, Molgora, Perego, Villa. Sono esponenti di terza fila che, come a Roma, si sono trovati all'improvviso davanti e sulle ali del partito piglia tutto (Dc + Pci) conquistano posti e prebende pur senza avere né arte né parte. Ma è ancora da Merate che arriva la delusione più cocente. D'accordo Andrea Massironi è fondamentalmente un democristiano. Ma che inciuciasse con la sinistra pur di piazzare uno dei suoi fa davvero specie. Anche perché ha pure rischiato che glielo impiombassero. Andrea Robbiani avrebbe certamente lanciato una propria candidatura, pur sapendo di uscire sconfitto dal confronto con la sinistra. Ma la dignità ha il suo prezzo. Invece Massironi si è adeguato e dopo la sostanziale sconfitta sul servizio idrico è uscito paonazzo dalla sede municipale. Che cosa accadrà nei prossimi anni è facile ipotizzarlo. Se la sinistra lecchese è stata disposta a andare palesemente contro la legge pur di mantenere il servizio dell'acqua pubblica in capo a Idroservice Srl, in attesa che cambi la legge, figuriamoci se si fermerà davanti alla possibilità di trasformare Retesalute in un'azienda provinciale su cui poi mettere le mani definitivamente. Con cooperative di parte e uomini al vertice fedelissimi. Roma docet. E dalle nostre parti ci sono ottimi allievi.
Claudio Brambilla
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